Cosa resta di Pechino 2008

Due settimane ricche di gioie, imprese, piccoli drammi sportivi. Due settimane che hanno esaltato le gesta di personaggi ormai leggendari come Usain Bolt, il velocista giamaicano, autore di tre memorabili vittorie condite da altrettanti record del mondo, o come Michael Phelps, la stella del nuoto statunitense capace di conquistare otto medaglie d’oro. Due settimane che hanno portato la Cina al centro del mondo. Pechino 2008: restano ancora vive in noi tante immagini ed emozioni che le Olimpiadi, come sempre, ci hanno saputo regalare. Sarà difficile dimenticare il conto alla rovescia elettronico fatto a suon di tamburi in occasione della cerimonia di apertura. La corsa in volo dell’ultimo tedoforo per accendere il braciere olimpico. Le lacrime del nostro Alex Schwazer al termine della trionfale e massacrante 50 chilometri di marcia. L’incontenibile gioia di Valentina Vezzali, giunta alla terza medaglia d’oro consecutiva nel fioretto individuale. Certo, non è mancato qualche spiacevole episodio, come il calcio sferrato in volto all’arbitro da parte del cubano Angel Matos al termine di un incontro di taekwondo. Ma una Olimpiade, pur rappresentando lo specchio della società e quindi anche i suoi lati negativi, ha in sé la specifica peculiarità di esaltare maggiormente quelli positivi. Occasione unica di socializzazione, conoscenza reciproca, solidarietà. L’abbraccio sul podio tra una tiratrice russa ed una georgiana proprio nei giorni di massima tensione nella guerra tra i rispettivi Paesi, ricco di significati che vanno ben oltre lo sport, ne è una chiara testimonianza. Così come quello tra l’iraniano Hadi Sedi e lo statunitense Steven Lopez (taekwondo). Siamo qui per rispettarci. Hadi è un grande atleta, la competizione agonistica è altra cosa rispetto alla diplomazia , ha affermato l’americano. Lo sport avvicina le nazioni, a prescindere dalla politica, ha ribadito Sedi, facendosi fotografare insieme al rivale tra lo stupore di molti dei presenti. Come sempre, i Giochi ci hanno regalato delusioni e sorprese. Sbagliare, fallire un appuntamento importante, può succedere. Anche ai migliori. Blanka Vlasic, stella croata del salto in alto, a Pechino ha interrotto una imbattibilità che durava da 34 gare e si è dovuta accontentare della medaglia d’argento. Altri, invece, sono riusciti a ritagliarsi proprio in occasione del palcoscenico a cinque cerchi il loro imprevisto momento di gloria. Il canoista congolese Benjamin Boukpeti e il pugile mauritano Bruno Julie sono stati i primi atleti a conquistare una medaglia olimpica per i loro Paesi. Rohullah Nikpai, vincendo un bronzo nel taekwondo, ha saputo regalare un attimo di intensa gioia al

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