Cosa prevede l’assegno unico

Sono stati stanziati 3 miliardi di euro, destinati a corrispondere un assegno per ciascun figlio in base al proprio Isee e con una maggiorazione dal quarto figlio in poi e  per i minori disabili
(da Pixabay)

Non è l’assegno unico che vedremo una volta che sarà a regime, bensì un “assegno ponte”: che comunque andrà a coprire categorie di persone che non avevano diritto precedentemente agli assegni familiari – su tutte i lavoratori autonomi, disoccupati e incapienti – e ad aumentare, almeno per alcuni, gli importi già percepiti. È quello che sarà in vigore dal 1 luglio al 31 dicembre e che, nonostante il suo percorso accidentato, ha comunque visto le forze politiche unirsi nell’approvare la misura promossa dal ministero per la Famiglia guidato da Elena Bonetti.

Sono ad ora stati stanziati 3 miliardi di euro; destinati appunto a corrispondere un assegno per ciascun figlio in base al proprio Isee fino a 50.000 euro, e con una maggiorazione del 30% dal quarto figlio in poi e di 50 euro al mese per i minori disabili. Per ora la misura riguarda solo i figli fino a 18 anni, ma il disegno originale dell’assegno unico – che si auspica diventi poi quello definitivo – prevede un limite di 21 anni. Per ora vengono mantenuti tutti gli altri interventi e detrazioni fiscali per la famiglia – cosa che verrebbe però rivista con l’entrata in vigore della misura definitiva, che dovrebbe comprendere anche questi.

Ma quanto viene erogato concretamente? Per lavoratori autonomi e disoccupati si va da un massimo di 167,5 euro a figlio (più le eventuali maggiorazioni di cui sopra) per chi ha un Isee fino a 7000 euro, fino ad un minimo di 30 per chi ne ha dai 40 ai 50 mila. Per dipendenti e pensionati si va dai 175 per chi ha un reddito familiare lordo fino a 14.775 euro, ai 42,25 per chi ne ha 70 mila, azzerandosi poi dagli 80.000. Le domande vanno comunicate in via telematica all’Inps, o tramite Caf e patronati.

Se le principali critiche e obiezioni hanno riguardato l’esiguità degli importi, che dopo gli scaglioni di reddito più bassi vanno a decrescere rapidamente, è altrettanto vero che il valore politico dell’approvazione di questa misura – che ci porta al livello dei più virtuosi Paesi europei per quanto riguarda appunto le fasce di reddito più basse, mentre rimaniamo fanalino di coda per quelle più alte – è significativo in quanto per la prima volta si è raggiunto un tale consenso su una tale misura: «È la prima volta che c’è una tale convergenza politica, sociale e mediatica su una riforma così importante, segno che si è compreso che la natalità è vitale per la ripartenza di tutto il Paese – ha affermato il Presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, facendo -. Adesso bisogna trovare le risorse necessarie entro il 31 dicembre 2021 affinché nessuna famiglia ci perda, ma che, anzi, tutte ci guadagnino. Questo è il nodo del cambiamento culturale che dimostrerà di considerare i figli non un costo ma un investimento e di iniziare a far ripartire la natalità». Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’ha definita “riforma epocale”, a riprova appunto del suo significato.

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