Cosa fare per l’unità?

Quale deve essere il rapporto fra l’impegno verso la propria comunità familiare o ecclesiale e quello verso il mondo esterno?…. A.M. De Guidi Gambassi – Mercatale V.no (Arezzo) Dalla sua lettera risulta che lei si sente accusata dai suoi familiari di occuparsi più degli estranei che di loro, di fare troppo volontariato e di spendere troppi soldi in beneficenza. E cosi pure parla di un sacerdote che è accusato dai parrocchiani di occuparsi più di una missione in Africa che della parrocchia medesima. Che cosa è più importante? Cosa può fare lei in concreto? Credo sia anzitutto necessario ascoltare fino in fondo i suoi familiari e il loro disagio anche se le loro posizioni non le sembrano giuste. Chissà che in seguito non si aprano anche loro nel dedicarsi al volontariato o a necessità di altre persone anche all’esterno della famiglia. Non c’è dubbio che il primo prossimo da amare sono i nostri familiari. Occorre quindi fare in modo che non manchi mai il nostro aiuto in famiglia. Quando poi si è fatta bene la propria parte in casa, se i suoi cari continuano a manifestare insoddisfazione nei suoi confronti, sappia che si tratta di una prova e questa aiuta ad agire per Dio e non per la nostra promozione personale. Lei stessa, nella sua lettera, ha trovato il punto di arrivo che è l’unità, domandandosi: Cosa posso fare io per l’unità?. L’unità, però, è anche un punto da vivere già in partenza, nel senso che va ricercata anzitutto nella propria casa, nel condividere tutto quello che è possibile, coinvolgendo i vari membri della famiglia nell’aprirsi verso gli altri. Tutto questo atteggiamento non può essere imposto, ma solo proposto. Si tratta certamente di una grazia da chiedere e da vivere, quella dell’armonia e dell’amore reciproco dentro le nostre case. Se questo si realizza, si ottiene anche il dono di Gesù tra noi. Sarà lui ad illuminarci e guidarci nelle scelte da compiere. Sarà lui a farci scoprire la sua volontà, lui ad indicarci anche come ordinare la carità. Tutto questo, fatte le debite proporzioni, si può applicare anche alla comunità parrocchiale, chiamata anche famiglia delle famiglie. È sempre utile inoltre ricordare un principio, quando si è capito il valore dell’unità: Meglio il meno perfetto in unità che il più perfetto in disunità.

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