Cosa ci rende umani?

Cala il desiderio sessuale e diminuiscono le nascite. La tecnologia propone alternative controverse.
Biennale Architettura (AP Photo/ Antonio Calanni)

Fare previsioni a lungo termine sul futuro è un’attività fallimentare. Meglio riflettere sui dati attuali e fare solo limitate previsioni in avanti. Siamo 8 miliardi sul pianeta. Troppi? In realtà gli esperti sono preoccupati esattamente del contrario.

Infertilità
Negli ultimi decenni i dati indicano un fatto nuovo e sconcertante: gli spermatozoi e i livelli di testosterone degli uomini diminuiscono, mentre le donne perdono ovociti di qualità a un’età più giovane del solito. Nascono quindi meno bambini, con invecchiamento delle società. Altri studi evidenziano i «possibili effetti che le sostanze chimiche presenti nell’ambiente possono avere sullo sviluppo riproduttivo, sessuale e di genere di uomini, donne e bambini» (Shanna Swan, Countdown, Fazi 2022). Le sostanze chimiche sarebbero responsabili dell’aumento dei disturbi dello spettro autistico e della disforia di genere (identità emotiva e psicologica scollegata dal sesso biologico).

Scarsa attività sessuale
A questo si aggiunge un’altra novità inaspettata: ora che abbiamo il “sesso libero”, diminuisce l’interesse per l’attività sessuale. Gli esperti sono stupiti: in Francia, nell’ultimo anno, la metà dei ragazzi francesi tra 15 e 24 anni non ha avuto rapporti sessuali, mentre il 44% li ha avuti con un solo partner. Sicuramente la pandemia conta, ma contano anche le pressioni sociali e l’ansia da prestazione, con la paura dei maschi di essere umiliati per scarsa virilità. Del sesso ci si stanca presto, perché «la sessualità è stata trasformata in un metro per misurare il valore di una persona» e sembra l’unico modo per creare e mantenere legami intimi (Internazionale 2/9/2022). Le app di incontri su Internet sono l’apice di questo fenomeno, mentre il mercato propone stili di vita sessuale strani, ambigui e violenti. Qualcuno reagisce: forse è venuto il tempo di «riabilitare l’amicizia» e riscoprire tenerezza e fedeltà.

Infelicità
Per gli psicologi la società oggi affronta nuovi tipi di sofferenze, soprattutto tra i giovani, prefigurando una “società malata” quando saranno adulti. Le giovani generazioni «si sposano di meno e frequentano di meno le chiese: novità pagate con una solitudine più diffusa». In più, fanno l’amore «di meno, con meno convinzione, meno passione, più distacco e noia». Questo calo del desiderio sessuale provoca una diminuzione della felicità. Secondo lo psicoanalista Luigi Zoja (Il declino del desiderio, Feltrinelli 2022), la vita erotica del XXI secolo incontra nuovi problemi perché l’amore è stato privato del mito. Nella vita privata, laicizzazione e siccità dell’amore sono conseguenze inevitabili di «un mondo a cui vengono strappate per sempre la magia e l’incanto». Addirittura, il calo generale dell’eros potrebbe manifestare «una inconscia rinuncia dell’umanità alla vita, perché troppo faticosa».

Biotecnologie riproduttive
Come rispondono tecnologia e scienze della vita a infertilità, diminuita attività sessuale e infelicità degli umani? Sostituendoli. Ogni anno 400 mila bambini nascono in provetta. Le biotecnologie riproduttive oggi sono in grado di «ridisegnare l’umanità e rendere obsoleto il sesso, permettendo di eliminare patologie e scegliere caratteristiche fisiche e mentali dei nuovi nati» (Monti – Redi, Prepararsi al futuro, Il Mulino 2022). Se il sesso di coppia è stressante, non c’è problema: si può ottenere un «godimento ormonale grazie al sesso virtuale» (chat, videochat, pornohub, realtà virtuale) e alle bambole robot. Se le donne non vogliono fare figli, con l’ectogenesi si cerca di far sviluppare l’embrione, dal concepimento alla nascita, all’esterno del corpo e dell’utero materno, cioè in un utero artificiale. L’alternativa tecnologica sta arrivando.

Organoidi
Per generare un embrione umano (sintetico), non c’è bisogno di un ovulo femminile e uno spermatozoo maschile: basta una cellula staminale fatta crescere in un ambiente artificiale. Significa che da una “mia” cellula potrò far nascere “mio” figlio (Le Scienze online 29/8/2022). Da solo, senza bisogno della coppia. C’è eccitazione nei laboratori internazionali, soprattutto perché finora embrioni umani sperimentali potevano crescere in laboratorio solo fino a 14 giorni, dopo di che dovevano essere distrutti. Ora la Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali ha rimosso il divieto, per cui ferve il dibattito sui limiti etici che dovrebbe avere questa attività. L’obiettivo è studiare le malattie prenatali, fornire organi e tessuti alle persone che ne hanno bisogno, evitare le interruzioni involontarie di gravidanza. Delicata è la questione degli “organoidi cerebrali”, «piccoli grumi di cellule derivate da staminali umane che si organizzano da soli in strutture simili al cervello e con neuroni che mostrano attività elettrica» (Le Scienze online 17/2/2020). Qui le domande sono al limite della fantascienza: questi tessuti cerebrali umani (sintetici) potrebbero sviluppare una qualche forma di coscienza e percepire «la propria esistenza innaturale come una tortura»?

Umani
La scienza da sola non può stabilire quali sono i valori importanti e i limiti da non superare. Dovrebbe essere la politica a porre qualche paletto, insieme all’etica, alla filosofia e alla teologia. Sempre sotto il controllo di un’opinione pubblica informata e competente. Ma quali paletti? Cosa ci rende umani? E qui ritorniamo alla felicità: social e biotecnologie non hanno proposte valide, solo finti surrogati. Però forse qualcosa abbiamo imparato: l’uomo non ha senso da solo. Le discipline umanistiche e scientifiche stanno convergendo verso una possibile risposta: «La vita si dà nell’incontro con qualcuno, qualche cosa, un evento; ciò che dà fondamento all’umano è la relazione, la comunità, il collettivo; l’uomo vive perché qualcuno l’accoglie». Un incontro, aggiungo io, non virtuale o bio-tecnologico, ma di persona, a tu per tu. Il senso del sé, della vita, della felicità si costruisce insieme agli altri.

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Stiamo vivendo una crisi esistenziale globale?
Sanna H. Swan

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