I corpi scolpiti da correnti d’aria

L’asprezza si scopre tocco delicato e il romantico si rivela grazia di una femminilità potente nella coreografia di Silvia Bertoncelli, un percorso in cui interno ed esterno si incontrano. A Padova, al Festival “Lasciateci sognare”

È all’insegna della leggerezza, del piacere di danzare, la nuova creazione di Silvia Bertoncelli Van Beethoven. In questa nuova creazione la coreografa e danzatrice abbandona quella ricerca drammaturgica alla quale ha sempre lavorato nelle sue opere. C’è una gioia intrinseca, del corpo e della mente, una leggerezza degli arti, che si sprigiona già in apertura in quel saltellare continuo di una danzatrice da un punto all’altro dello spazio vuoto. Gaiezza che si moltiplicherà, contagiosa, negli altri interpreti. Prima nell’uomo entrato circospetto, fermo a osservare la donna; poi entrambi, scrutandosi, sfiorandosi, avvicinandosi sempre di più fino a un duetto di amorosi sensi.

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A creare lo spazio è il movimento dell’avvicendarsi dei danzatori che sembrano provare a librarsi lasciandosi trasportare da brezze, sospinti da venti impalpabili, da un flusso continuo di ampi gesti generati dal piacere di farsi attraversare da correnti d’aria che scolpiscono i corpi, li plasmano e li sciolgono, complici le note pianistiche della Tempesta beethoveniana. In questo comporsi e scomporsi dei 4 interpreti (Federica Bedin, Sara Cavalieri, Jessica D’Angelo, Mirko Paparusso) in assoli, in coppie o in gruppo, segnato da attimi di silenzio e di stasi per riprendere il respiro della corsa, vediamo mutare i colori dell’azzurro fino a un blu intenso e le fogge dei costumi, alterare la temperatura emotiva dei gesti, e quel mulinare velocissimo di braccia, con il corpo obliquo reclinato l’uno sulla spalla dell’altra, che, come eliche, sembra produrre ulteriori correnti.

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C’è una piuma, a tratti, sulla quale si soffia anche con uno sventolio di mani per non farla cadere; poi due, tenute in bocca e vibrate con le labbra, mentre si formano terzetti e quartetti in più direzioni, fino ad una danza all’unisono. Una coreografia giocosa, solare, che, pur rifuggendo da qualsiasi descrittivismo della musica, incontra inevitabilmente momenti di felice sintonia. Ad atmosfere più fredde, come si deduce dal titolo, rimanda Alaska/Chopin.

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Concepita per tre interpreti la coreografia di Silvia Bertoncelli attraversa la sensibilità femminile trascolorando dall’intimità alla complicità, dal dentro al fuori di sé, dall’asprezza alla dolcezza. Prima sul silenzio, dopo sulla musica, la qualità dei movimenti si esprime in equilibri su una gamba, in lente oscillazioni e allungamenti delle braccia e delle gambe, in torsioni, rotazioni e improvvise cadute all’indietro; quindi in strette dense, in raggruppamenti con le teste e con le braccia, e, sullo slancio delle note pianistiche, a gesti sempre più veloci di corse, rincorse e salti. Sono corpi materici che vibrano di pulsioni, una continua dilatazione fra impressioni di ghiaccio e di composizione romantica che esprime fragilità e potenza allo stesso tempo. Come nella musica di Chopin.

“Alaska|Chopin” e “Van Beethoven”, coreografia, regia e costumi Silvia Bertoncelli, musiche Frédéric Chopin, Arandel & Fredo Viola, Andy Stott, light designer Claudio Modugno, Silvia Bertoncelli, danzatori Francesca Bedin, Sara Cavalieri, Jessica D’Angelo, Mirko Paparusso. Produzione Compagnia Naturalis Labor, coproduzione Festival “Lasciateci sognare” e “Festival Danza in Rete 2019-Vicenza/Schio”. A Padova, Teatro ai Colli, il 17 novembre 2019,  per il Festival “Lasciateci sognare”.

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