Coronavirus, si prova un nuovo trattamento

Visti i buoni risultati ottenuti a Napoli nella cura di 20 malati affetti da Coronavirus, l'Aifa annuncia che è pronta a partire la sperimentazione su 330 pazienti del Tocilizumab, un farmaco usato per l’artrite reumatoide. Intervista a Vincenzo Montesarchio, direttore dell'unità di Oncologia dell'Azienda ospedaliera dei colli partenopea.

Sta per partire su 330 pazienti affetti da Coronavirus la sperimentazione del Tocilizumab, un farmaco usato per l’artrite reumatoide che, già utilizzato dai medici napoletani e cinesi, ha dato buoni risultati nella cura del Coronavirus. Al momento, secondo i dati della Protezione civile, i casi totali di contagio sono 35.713: i positivi al Covid-19 sono 28.710, ossia 2.648 in più di ieri. I morti sono 2.978, i guariti 4.025.

L’annuncio della nuova sperimentazione è stato dato da Nicola Magrini, direttore dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che sta valutando anche il ricorso ad altri medicinali, come il Remdesvir, nonché altri «protocolli sperimentali, sia indipendenti sia proposti da Aziende farmaceutiche, con ulteriori alternative terapeutiche che potrebbero rappresentare nuove opzioni» nella cura del Covid-19.

L’esperienza partita da Napoli, grazie alla collaborazione con un gruppo di pneumologi cinesi, è stata coordinata dal direttore dell’unità di Oncologia dell’Azienda ospedaliera dei colli, Vincenzo Montesarchio, e dal direttore dell’Unità di Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto tumori Pascale, Paolo Ascierto. Rispetto ai colleghi cinesi, gli specialisti napoletani, riuniti in un’équipe multispecialistica, hanno adottato un dosaggio più elevato del medicinale, provandolo – con buoni risultati – su 20 pazienti.

La priorità, adesso, spiega Montesarchio, è di «avviare rapidamente lo studio clinico controllato, questa è l’unica garanzia per trattare i pazienti al meglio», analizzare i risultati e definire con maggiore precisione quali pazienti rispondono alla cura. Una cura che, purtroppo, non va bene per tutti e che dà risultati migliori se eseguita prima che il paziente abbia necessità della terapia intensiva.

vincenzo-montesarchio-direttore-dellunita-di-oncologia-dellazienda-dei-colli-di-napoliSalve professore, come sta?
Si sopravvive, come tutti in questo momento. Stiamo vivendo una situazione surreale.

Com’è la situazione nel suo ospedale?
L’Azienda dei colli comprende gli ospedali Monaldi, Cotugno e Cto. Al Cotugno, che è l’ospedale di riferimento regionale per le malattie infettive, la situazione non è bella. Tutta la struttura è stata dedicata al Covid-19. Altri 60 posti saranno aperti in un padiglione in costruzione: è un corpo collegato, ma differente dall’ospedale, che sarà dedicato al Covid. Oltre a questi, abbiamo predisposto un’altra trentina di posti letto.

Una situazione difficile, considerando i tanti casi che si stanno verificando…
La situazione è brutta, difficile, e la cosa peggiore è che tanti medici e infermieri si stanno ammalando e risultano positivi al Covid. Questa è una tragedia non solo per la manodopera che viene a mancare, ma perché di personale medico e infermieristico realmente c’è molto bisogno, per non parlare dei reparti che vanno in quarantena e devono essere chiusi, sanificati e poi riaperti.

Nella situazione difficile in cui vi trovate, avete iniziato a sperimentare un farmaco per l’artride reumatoide, il Tocilizumab, per curare gli effetti del Coronavirus. Com’è nata la sperimentazione e come sta andando?
Faccio una premessa. Questo farmaco viene utilizzato per gestire la tossicità delle car-t, che sono una tecnica molto innovativa nelle terapie oncologiche. Il professor Paolo Ascierto, che gestisce le Terapie innovative immunologiche dell’Istituto tumori Pascale, essendo il riferimento per le car-t della Campania, aveva qualche esperienza di questo farmaco che viene utilizzato per le tossicità in generale da car-t, comprese le polmoniti. Per il suo lavoro, il professor Ascierto è entrato in contatto con un gruppo di medici cinesi specializzati in pneumologia, che hanno pubblicato dati su ventuno pazienti con infezione da Covid trattati con questo farmaco. Fatta questa premessa, venerdì 6 marzo il professor Ascierto mi chiama e mi racconta di questa sperimentazione, dicendo di voler provare il farmaco su alcuni pazienti ricoverati al Cotugno. Ci siamo dunque incontrati, coinvolgendo i direttori sanitari del Pascale e del Cotugno, e sabato 7 marzo abbiamo creato un apposito tavolo tecnico.

Chi ne fa parte?
Ne fanno parte gli infettivologi e il personale della rianimazione dell’ospedale Cotugno, il professore Ascierto ed io, gli pneumologi e altre figure multispecialistiche necessarie per procedere. Ci siamo incontrati e abbiamo buttato giù un identikit di paziente trattabile col Tocilizumab. Stesso sabato abbiamo trattato i primi due pazienti. La procedura è nata così, con la voglia veramente di correre, di procedere rapidamente, per cercare di fare qualcosa per questa polmonite. Teniamo presente che noi per il virus non possiamo fare nulla. Il paziente continua a fare le terapie previste, con antivirali e antiretrovirali. Il virus può avere conseguenze letali e può comportare lunghe permanenze in rianimazione, con la congestione dei reparti. Da quando siamo partiti con la sperimentazione su 11 pazienti i risultati sono stati buoni.

Visti i risultati positivi da voi ottenuti, altri centri lo stanno utilizzando?
Altri pazienti sono stati trattati in altri centri d’Italia e siamo in contatto con tantissimi istituti. I medici sanno che il Tocilizumab è un farmaco utilizzato “off label” (per fini terapeutici non previsti dalla scheda tecnica, ndr), quindi basta fare la richiesta e la casa farmaceutica (la Hoffmann-La Roche, ndr) lo fornisce gratuitamente. Il protocollo che utilizziamo Paolo Ascierto ed io è quello utilizzato nelle tossicità da car-t, quindi anche come somministrazione del farmaco la nostra è una dose più alta rispetto a quella utilizzata dai cinesi.

Professore, che caratteristiche ha il Coronavirus?
È un virus altamente contaggioso, subdolo, perché inizialmente i sintomi sono sfumati. Un volta che si è avuto il contagio, molti soggetti guariranno senza neppure saperlo, ma in soggetti immunodepressi o con co-mobilità o per altri motivi legati alla carica virale del virus, il quadro clinico può cambiare in pochi giorni. Il paziente può peggiorare in poche ore. Abbiamo verificato che dall’inizio dei sintomi alla polmonite e all’insufficienza respiratoria fino alla rianimazione il tempo che passa è realmente breve.

Che ne pensa dell’obbligo di rimanere in casa?
Si tratta di misure molto dure, ma necessarie: assolutamente da rispettare.

Quale deve essere il prossimo passo?
Per i pazienti che trattiamo con il Tocilizumab deve partire rapidamente lo studio clinico controllato. Questa è l’unica garanzia per trattare i pazienti al meglio e avere i benefici di rientro dalle risposte cliniche, perché quello che interessa raccogliere è l’effetto di questa terapia nelle persone giuste, perché stiamo ancora identificando il giusto target- la tipologia di pazienti – su cui agire, su cui cioè questo farmaco può fare effetto. Alla popolazione direi di limitare i contatti. Su questo non si discute: deve guidare il senso civico di tutti.

 

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