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Italia > Solidarietà

Coronavirus, diffondiamo l’antivirus della fraternità

a cura di Anna Zanchi

- Fonte: Città Nuova

Mentre il Coronavirus crea tensione e preoccupazione in tutto il mondo, a Gorgonzola (MI) nasce la solidarietà verso i comuni della “zona rossa”. La logica del dialogo supera anche le diversità di pensiero e le posizioni politiche.

Una veduta di Gorgonzola

Il 26 febbraio alle ore 13 una delegazione del comune di Gorgonzola (MI) si presenta al confine con la “zona rossa”, il territorio che comprende 11 comuni della provincia di Lodi individuati come focolaio del Coronavirus in Lombardia. Ad accogliere la delegazione i sindaci di Codogno e Casalpusterlengo. Sotto le mascherine che tutti indossano in via precauzionale, i sorrisi di chi ora si sente meno solo.

Abbiamo intervistato don Paolo Zago, 60 anni, parroco della comunità pastorale di Gorgonzola (MI) e rettore del Liceo Montini di Milano che faceva parte della delegazione.

Ci può raccontare cosa è successo? Come è nata l’idea di questo gesto?

L’esperienza è nata dal bel rapporto che c’è con il sindaco del mio paese e gli altri sacerdoti della comunità. Abbiamo sentito il desiderio di aiutare la nostra gente a superare questo momento particolare, a far sì che non ci si rinchiudesse e non si guardassero gli altri con diffidenza. Quindi ho raccolto l’idea del sindaco e siamo andati a trovare i sindaci e i parroci di Codogno e Casalpusterlengo per far sentire la nostra solidarietà. Abbiamo coinvolto anche la presidente della ProLoco locale che ha procurato quattro forme di formaggio Gorgonzola e con il capo della polizia locale siamo andati al confine con la “zona rossa”. Abbiamo incontrato i due sindaci, che sono rimasti molto contenti. «Noi non vi guardiamo come nemici» – gli abbiamo detto – . «E siamo qui perché insieme si possa diffondere l’antivirus della fratellanza e vinca la cultura del sospetto, della chiusura e dell’individualismo. I sindaci sono stati molto contenti perché si sentono emarginati, nell’occhio del ciclone e mi è parso che cogliessero a pieno la gioia del momento e l’apertura nei loro confronti. Gli abbiamo anche detto che vorremmo che non vivessero questo momento come una punizione, ma come un atto d’amore nei nostri confronti dato che sono chiusi in quarantena per salvaguardare anche la nostra salute.

Secondo lei, è più pericoloso il Coronavirus o il virus della paura?

Il Coronavirus ha un suo pericolo e gli scienziati lo confermano, quindi dobbiamo seguire quello che loro e le istituzioni ci chiedono. Credo che su questo punto sia importante avere un atteggiamento di fiducia e di reciproca stima. Detto ciò, penso che gli effetti di questo Coronavirus siano la chiusura e il sospetto, il cinismo e la polemica verso gli altri, ma è in questo momento, invece, che ci dobbiamo avvicinare. Inoltre, dobbiamo far sì che questa situazione diventi occasione per capire che non siamo noi a gestire tutto nella vita; ad esempio è un’occasione per riscoprire il valore della preghiera in famiglia o del valore gratuito della comunione. Questo può trasformare questa situazione in occasione di fraternità. Allora il virus della fraternità diventa uno di questi segnali di occasione che ci diamo.

Come sta reagendo la popolazione delle vostre zone alla situazione?

Con preoccupazione, una preoccupazione normale viste tutte le informazioni che sono state date. Però mi sembra che ci sia anche un grande senso di responsabilità e maturità. Poi chiaro, sono preoccupati per l’economia della zona e gli esercizi commerciali, perché tutto ciò non può lasciare indifferenti.

È a conoscenza di qualche episodio di solidarietà simile al vostro?

Ci hanno detto che siamo stati i primi. Solitamente ci sono alcune persone che vanno al varco della “zona rossa” per portare pacchi ad amici e parenti, però come gesto pubblico di solidarietà attraverso la figura simbolica del sindaco, il nostro è stato il primo.

Avete dato il via a una catena di solidarietà…

Speriamo perché vorrebbe dire che c’è del bene che inizia a diffondersi. Un altro aspetto interessante è che il mio sindaco (di Gorgonzola) è di un partito politico, mentre gli altri due sindaci che abbiamo conosciuto facevano parte di un partito opposto, ma questa cosa è passata totalmente in secondo piano in quel momento. E quando se lo sono detti hanno fatto una risata e si sono detti che non era importante e che è bello vedere come la logica del dialogo superi anche le diversità di pensiero e le posizioni politiche.

 

 

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