Coronavirus, i barboni di Genova

Alemeno 1000 persone vivono ai margini aiutati dal Comune e dal volontariato.

Genova, come tutte le altre città si è svuotata. Le sue piazze, le creuze, e i carruggi sono percorsi da poche persone: chi va al lavoro o a fare la spesa. E questo vuoto, questo silenzio improvviso ha messo in evidenza loro: quelli che fino ad un mese fa chiamavamo invisibili. Ora li notiamo perché sono per loro i gradini delle chiese, gli ingressi dei supermercati. I gradoni delle stazioni ferroviarie. Il vuoto che c’è attorno, il silenzio che avvolge un po’ tutto, quasi li ingigantisce. Sono lì isolati, te li trovi di fronte, col braccio allungato e la ciotola in mano. Chiedono le monete. Ma nessuno s’avvicina «hanno paura del virus, e quella decina che vedo durante tutta la mattinata, camminano ben lontano da noi». Parla così Biagio storico homeless del centro. Anche se si fa chiamare Capitano, ora in tempo di pandemia accetta di essere Biagio. «Vita dura per noi. Di questi tempi dobbiamo pure stare ritirati se no passa il vigile e ti fa pure la multa».

In tempo di Covid-19 succede anche questo. Una senzatetto che stava seduta in piazza a Sestri Ponente è stata multata di 280 euro, perché non può uscire di casa, ma lei la casa non ce l’ha e da anni vive sulle panchine durante il giorno e di notte dorme negli atri del palazzi del centro storico. In tempo di pandemia succede anche questo. «Guardala  –  dice Biagio  – indicandomi una donna anziana che trascina un passeggino formato camper con su tutto l’occorrente per vivere. Guardala, è costretta a spostarsi, a camminare se la vedono le fanno la multa pure a lei».Vite di strada, vite di solitudine.

Eppure in città un popolo di volontari si sta muovendo perché nessuno sia lasciato senza cibo. «Perché a tutti arrivi una goccia di speranza». La Caritas ad esempio, dice Franco Catani: «Ha liberato 30 mila euro da distribuire in buoni pasto a quelle persone che fruivano del servizio mensa, affinché possano farsi la spesa nei supermercati. I Centri ascolto sono tutti attivi per fornire aiuti sotto le più svariate forme. Mentre tutti coloro che erano ospitati in strutture per la notte, ora sono trattenuti anche durante il giorno e gli viene servito un pasto caldo sia a pranzo che a cena».

Il Comune in collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e Agorà società cooperativa sociale ha liberato in questi giorni, sempre per persone senza fissa dimora altri 20 posti, che si aggiungono ai 36 già disponibili in una struttura adatta all’accoglienza. Altri 100 posti sono stati offerti complessivamente dalle strutture sparse per la città, come previsto dal Patto per i senza dimora che riunisce realtà pubbliche e del terzo settore. «Fin dall’inizio dell’emergenza abbiamo trasformato le residenze da notturne in continuative, garantendo cioè un’accoglienza 24 ore al giorno invece che solo per dormire – spiega Francesca Fassio, assessore alle politiche Socio sanitarie  – non possiamo obbligare nessuno ad andare in una struttura di accoglienza, ma anche grazie alle associazioni stiamo rintracciando tutti coloro che sono ancora in strada per invitarli a recarsi in una delle strutture: i posti ci sono. Non si tratta di numeri molto grandi, qualche decina di persone». Senza uscire dalla struttura, gli ospiti ricevono tre pasti al giorno in buste chiuse o già porzionati. Insieme agli enti è stato deciso che, per evitare il contagio e nel rispetto delle norme di sicurezza, gli ospiti possono uscire solo ed esclusivamente per comprovate e certificate ragioni di necessità.

Il Comune ha anche individuato alcune stanze in cui ospitare chi, tra i senza fissa dimora, dovesse risultare positivo al virus o essere in quarantena. Attualmente a Genova molte associazioni hanno sospeso l’attività su strada, le mense si sono riorganizzate a fatica. Inoltre sono chiuse le docce e la lavanderia per i clochard donata dal papa che era stata inaugurata da pochi mesi.  Per i senza tetto resta molto difficile spostarsi per accedere ai punti di distribuzione e si sono ridotti gli aiuti di tante associazioni nel campo del volontariato.

Maurizio Scala di Sant’Egidio racconta : «A Genova ci sono almeno 1000 persone che vivono ai margini, molte fino ad oggi se la cavavano con sistemi di fortuna, è un segreto di pulcinella che nel centro storico ci sono dormitori dove con dieci euro ti facevano passare la notte, ammassati senza alcuna regola di igiene. Se oggi si svuotano è perché chi li frequentava non riesce a racimolare nemmeno i soldi per pagarsi quella sistemazione». Biagio ci saluta, il tempo di un «grazie per la chiacchierata, per il tempo che gli abbiamo dedicato e l’assicurazione che tra poco, quando questa schifezza di virus se ne sarà andata sarò suo ospite sui gradoni della stazione di Brignole per un trancio di pizza napoletana e un sorso di birra in compagnia».

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