Coriandolina

Tanto tempo fa, al limitare del bosco degli scoiattoli, laggiù in fondo, nella regione della Fantasia, abitava una bimba piccola piccola, tanto piccola di statura che tutti la chiamavano Lina. Il suo vero nome era Mariolina, ma poiché non cresceva nonostante il trascorrere degli anni, in modo affettuoso tutti iniziarono ad usare per lei quel vezzeggiativo. Il fatto d’essere piccola di statura a Lina non creava nessun problema. Infatti, solo lei poteva permettersi di passare sotto le gambe delle mucche della sua stalla, solo lei poteva vincere a nascondino senza fatica, perché non aveva lunghe gambe o braccia da nascondere! Lina era una bimba come tante altre, cresciuta con l’amore dei suoi genitori, studiosa quel tanto che basta, un po’ birichina, ma sempre allegra con gli amici del bosco e con i compagni di scuola. In quei giorni la nostra amica era molto agitata perché tra poco sarebbe stato Carnevale e la sfilata in maschera nella piazza, del paese era un appuntamento da non perdere! Ogni bambino aveva già preso d’assalto i bauli custoditi in soffitta, come se fossero il bottino dei pirati. Lo stesso aveva fatto Lina: tra mutandoni, pizzi e vecchi abiti smessi del papà e del nonno, la piccola studiava l’abbigliamento più estroso e divertente. Il fatto d’essere piccolina, poi, era per lei un ulteriore vantaggio perché non serviva tagliare e ricucire quelle stoffe, ma sarebbero state perfette anche così. La giacca di papà, per esempio, poteva diventare un abito da sera semplicemente sostituendo i bottoni di corno con altri più grossi e lucenti; la sottogonna ricamata della bisnonna, con una bella cintura in vita, si trasformava perfettamente in una tunica da squaw. Mentre Lina fantasticava tuffandosi nel baule, gli uccelli in cielo si riunirono in un’unica nuvola nera, gli scoiattoli del bosco si rintanarono nell’albero dal tronco cavo e le mucche sembravano impazzite. In un attimo si udì un boato e la terra sussultò, vibrò, si spaccò. Si era svegliato il drago della montagna che, sbadigliando, emetteva fuoco a destra e a manca. Il drago era stato addormentato più di mille anni fa da una fata buona che, dopo tante sfide e duelli, aveva così riportato la tranquillità nella regione della Fantasia. Il drago però, svegliandosi, si sentì subito a disagio. Tutto era cambiato durante il suo sonno: auto ovunque, rumori assordanti e mostri nel cielo e per terra; l’ac qua del ruscello inquinata e nessun animale simile a lui! Che malinconia essere solo e tanto ingombrante! Così, quando la tristezza diventava insopportabile, il nostro drago sputava fuoco, incenerendo ogni cosa che trovava sul suo cammino: alberi, case, boschi… Al suo arrivo, tutti fuggivano, sperando di essere risparmiati. Ma la regione della Fantasia diventava ogni giorno più invivibile e qualcuno stava già preparando i bagagli per andarsene lontano. Solo Lina, la nostra amica piccola piccola, non aveva paura del drago. Sono già così piccola, cosa potrà farmi di male?, si ripeteva Lina mentre meditava di andarlo a trovare. Se, infatti, il terrore del drago fosse durato ancora a lungo, la sfilata nella piazza del paese non ci sarebbe stata e nessuno avrebbe vissuto l’allegria del Carnevale. Così, al mattino presto, Lina salì sulla montagna dove raggiunse il drago. Dapprima lo studiò per bene correndogli intorno, scivolandogli tra le zampe e sotto la coda; ed infine, gli salì sul collo e lo accarezzò in quel ciuffo di peli sopra gli occhi. Tra una coccola e l’altra, Lina parlò al drago stupito ed incuriosito da quella pulce parlante. Gli parlò del sorriso, del suo potere magico di affratellare le genti, di far sbocciare amicizia e buonumore. Lina parlò col drago talmente tanto e con tale convinzione che la sera li trovò amici. Anzi, avevano fatto di più: il drago aveva promesso che, ogni volta che si fosse sentito triste, invece di sputare fuoco, avrebbe elargito un bel sorriso. Lina tornò a casa soddisfatta, ma per la festa di Carnevale occorreva far tornare la tranquillità tra la gente della regione della Fantasia, spiegare il cambiamento del drago ed incitare tutti a non averne più paura. Lina capì che quel compito spettava ancora a lei, ma che occorreva anche qualche cosa per fare allegria, per rendere visibile la gioia ritrovata. Si mise così subito al lavoro e, per tutta la notte, disegnò e ritagliò tantissimi piccoli cerchi di carta colorata. Poi salì in soffitta, frugò nel grosso baule e prese con sé mantelli e merletti. Mise tutto in una borsa (per lei pesante e gigantesca!) ed il mattino di Carnevale salì alla dimora del drago. Lo rivestì interamente con il mantello ed i merletti della bisnonna, addobbandolo come un cavallo per la parata, gli montò in groppa con il sacco dei cerchi di carta multicolori e si diresse verso la piazza del paese. Lina ed il drago aprirono così la sfilata di Carnevale: una sfilata originale dove un drago infiocchettato regalava sorrisi ed una bimba piccola piccola gettava in aria cerchi di carta colorata. Subito i bambini, cui piacciono molto le novità, corsero incontro a Lina per avere quella meraviglia che volteggiava leggera nella fredda aria invernale. In breve la piazza fu gremita di gente festante e chiassosa! In tutta quell’allegria Lina, almeno per una volta, si sentì finalmente grande, più alta di un gigante, da tutti acclamata come Coriandolina. Da allora, tutto il mondo, a Carnevale, lancia in aria i cerchi di carta colorata, che sono detti appunto coriandoli.

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