Coraggio, virtù collettiva

Non spetta all’eroe ma al popolo ripulire la sporcizia del proprio Paese e trasformare il letame in concime.
Ercole
Nel famoso mito, Ercole, chiamato dal re Augia per liberare gli abitanti dell’Elide sommersi dal letame, ripulisce le stalle in un solo giorno, in una delle sue più famose fatiche. Nella rilettura del mito che ne fa lo scrittore svizzero Dürrenmatt, Ercole non riesce a pulire le stalle. Troppo gravoso il lavoro. Dovranno farlo tutti i cittadini con pale e forconi. La morale della storia è illuminante: non spetta all’eroe ma al popolo ripulire la sporcizia del proprio Paese e trasformare il letame in concime. Sono grata alla filosofa Francesca Rigotti per avermi comunicato, attraverso questo racconto, l’urgenza di riflettere sul coraggio quando le parole d’ordine sembrano essere paura e insicurezza.

Il coraggio non è una virtù innata, la si apprende praticandola giorno dopo giorno. È un’intelligenza del cuore che ci fa guardare con lucidità le situazioni di paura per vincerle, ci spinge a cercare quello che innalza e migliora la nostra vita. Se la paura ci rende schiavi, il coraggio può renderci liberi.

C’è anche un coraggio legato alle piccole cose di ogni giorno. Rinunciare alla via più facile, sfuggire la banalità, mostrare il nostro lato debole ed ammettere l’errore, dire la verità, criticare il potente può richiedere coraggio. Talvolta anche saper dire di no, come ha saputo fare Alfonso di fronte ad un’ingente proposta di denaro fattagli da un’impresa concorrente. Serve coraggio per uscire dalle nostre sicurezze, per pensare che possiamo impegnarci in prima persona e assumerci dei rischi. Come Elena, pediatra, che non ha esitato il giorno in cui è andata in pensione a dedicarsi con passione e impegno ai più poveri, agli stranieri, alle prostitute, ai nomadi.

C’è poi un coraggio legato alle situazioni impreviste, quando la paura ci mette alla prova e sembra avere il sopravvento. Come Elisabetta, che di fronte alla quarta inaspettata gravidanza che avrebbe comportato alcuni rischi di salute, non ha esitato a trovare dentro di sé le ragioni per non cedere al timore e per accompagnare una nuova vita.

Il coraggio è virtù del singolo. Quanti “eroi per caso” anche oggi non rinunciano ad agire, parlare, vivere come se tutto dipendesse da loro. Li sostiene nelle scelte la certezza dei propri valori, anche quando si accorgono di essere i soli ad agire così nel loro ambiente. D’altro canto, il coraggio può divenire virtù collettiva, quando le persone di una comunità si sostengono e si incoraggiano con l’esempio. Allora la certezza di non essere sole accresce il loro coraggio e le spinge a fare cose più grandi di loro. Ed Ercole non è più solo con la sua fatica.

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