Coraggio Europa!

La sfida dell'Oriente.
Shanghai

Due notizie battute dalle agenzie, tra le tante che guardano a Oriente: la Cina è diventata il primo esportatore mondiale e, pochi giorni dopo, il primo produttore di auto mondiale. Le ultime di una lunga serie di informazioniche testimoniano la grande crescita dell’Estremo Oriente.

Ciò che stupisce nello sviluppo della Cina (ma anche della Corea, e prima del Giappone, e tra poco del Vietnam) è l’incredibile vitalità che i cinesi riescono a mantenere in patria e fuori dai loro confini. Per i popoli d’Estremo Oriente pensare a livello planetario ormai è abitudine. La loro è una straordinaria spinta pragmatica allo sviluppo economico e non il frutto di una razionale strategia di invasione del pianeta. Ma il mondo vogliono conquistarlo. Tutto ciò li rende duttili nelle loro scelte e quindi capaci di adattarsi in brevissimo tempo ai cambiamenti.

Scrivo queste righe nell’aeroporto di Pechino, in attesa di partire per la Corea. È il quarto Paese d’Estremo Oriente che mi trovo a visitare in poche settimane, accompagnando Maria Voce, presidente dei Focolari, in una parte del suo viaggio, che stiamo seguendo su sito e rivista. Un mondo, è quello che stiamo visitando, che ha impresso un’accelerazione straordinaria all’economia internazionale. E che sta cercando di trasferire anche in campo culturale e politico questa sua potenza creatrice; ma con una certa fatica, assai più che nel business.

 

In questo senso l’Europa potrebbe offrire un contributo straordinario all’intero sistema mondiale; se solo riuscisse a parlare con una voce univoca; se solo non pensasse di avere una netta superiorità culturale sulle altre civiltà del mondo; se solo non relegasse la religione ad accessorio del laicismo; se solo potesse immaginare che altre forme di gestione del potere, oltre alle nostre democrazie parlamentari (e mediatiche) potessero essere lecite, e anzi migliori della stessa democrazia in contesti diversi dal nostro; se solo non riducesse il pensiero ad una serie di “ismi” senza futuro.

L’Europa sta morendo di scarsa natalità e di incertezza di pensiero e azione. Per paura tende a chiudersi a riccio, pensando così di difendere prerogative e ricchezze, oltre alla propria presenza altezzosa nello scacchiere mondiale. Demonizza chi è diverso da sé e non capisce che invece dovrebbe aprirsi allo straniero, e che nell’apertura stessa potrebbe trovare la sua salvezza, una via di trasmissione della propria cultura, della propria civiltà, della propria grandezza. È riconoscendo la propria debolezza e la permeabilità delle proprie frontiere, che il Vecchio continente potrebbe salvare la sua stessa esistenza. Solo facendosi attento e recettivo alla diversità altrui, solo mettendosi in posizione di umiltà potrebbe far sì che la sua cultura permei, nei suoi migliori valori, le culture che la stanno poco alla volta invadendo con le loro immigrazioni di operai e contadini, ma anche di ingegneri, medici, informatici, imprenditori, intellettuali.

Coraggio Europa!

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