Contromisure per un futuro tecnologico

Dopo lunghe trattative durate più di un anno, Luigi, quattordici anni, ha finalmente avuto, ultimo della sua classe, il cellulare. L’accordo con i genitori prevede lo spegnimento in classe e quando non è indispensabile tenerlo acceso, telefonate brevi e trasporto nello zaino, soprattutto per motivi di salute (vedi dibattito in corso sui rischi da radiazioni e da riscaldamento dietro l’orecchio). Infine le ricariche del telefonino Luigi se le pagherà in linea di massima da sé; ma vista la sua naturale allergia ai discorsi per telefono – “sì, sì, no, ciao” è lo standard -, questo non sarà probabilmente un problema. Nell’ultima gita scolastica, infatti, su una settimana ha telefonato a casa di sua iniziativa una sola volta, per circa trenta secondi, per dire alla madre che stava bene. In compenso è già stato sommerso da una valanga di messaggi (sms) da parte di amici e amiche; messaggi che di solito cancella presto e a cui non sempre risponde, almeno così dice lui. La conquista vera, quindi, oltre al fatto di essere finalmente in possesso del cellulare come tutti gli altri della sua classe, non è stata tanto quella di comunicare, quanto di poterlo fare autonomamente. E in modo “tecnologico”, col fascino dello strumento di ultima generazione: marca e tipo del telefonino, infatti, li ha scelti rigorosamente lui. Il padre è intervenuto solo per consigliare riguardo alla scheda (Sim) e al gestore. L’altra sera ero a cena con alcuni amici, tra cui Virgilio, settanta anni passati da un pezzo secondo l’ana- grafe, trenta secondo lo spirito di amicizia e di allegria che non lo abbandona mai. A un certo punto, mentre si parlava di ragazzi e videogiochi, Virgilio è sbottato: “Ma mi spiegate cosa sono questi videogiochi? “. Nazario li ha efficacemente paragonati ad un “flipper” evoluto. Un altro ha risposto che era come giocare a guardie e ladri di una volta, solo che i compagni di gioco sono virtuali, dentro lo schermo di un computer. Virgilio ci ha guardati come fossimo matti: “Giocare da soli, quindi… quindi… Ma vuoi mettere come era bello quando ci si tirava l’acqua e ci si azzuffava e si faceva pace e si correva?”. Da soli. Anche se tecnicamente non è aggiornatissimo, Virgilio ha immediatamente colto il grande rischio della tecnologia di oggi, sia essa un computer collegato a Internet, un cellulare con i messaggi, o un video- gioco virtuale più o meno “immersivo”: può mettere in comunicazione, ma anche isolare. Giovanna, sedici anni, ha finalmente ottenuto di avere un apparecchio televisivo tutto per sé nella sua stanza. Ma la mamma spesso entra e si siede accanto a lei mentre vede un programma. Giovanna si lamenta un po’ di questa mamma che “rompe”, ma in fondo lo sa che lo fa per amore. Andrea vive con altri studenti in un appartamento della periferia romana. Tempo fa hanno deciso di organizzare una festa e invitare amici e amiche, via e-mail, per una serata insieme a casa loro. Andrea scrive velocemente al computer due righe di invito, sta per inviare in posta elettronica, questione di secondi e il messaggio sarà recapitato, quando si ferma riflettendo. Poi riprende il messaggio, lo rilegge, lo riscrive con calma, cercando di personalizzarlo con la sua fantasia e allegria, pensando a chi lo leggerà. Infine lo spedisce. La sera della festa rimane stupito da quanti amici, entrando, lo ringraziano del messaggio: “bello”, “simpatico”, “sono venuto per quel messaggio”… Mario è un giovane amico che cura il sito Internet di una ditta che si occupa di turismo. L’altro giorno mi raccontava che ogni volta che si accorge che un navigatore ha visitato il sito per una prenotazione, lasciando i suoi dati per ricevere informazioni o altro, subito egli lo chiama per telefono in modo da stabilire contatto reale, creare rapporto diretto, interessarsi delle sue esigenze, gusti, necessità. E questo molto importante per la qualità suo lavoro, per il successo dell’azienda, ma soprattutto per la soddisfazione dei clienti che sono felici di inaspettato e tempestivo contatto personale. Esempi diversi di rapporto con media; ma tutti sembrano suggerire che, più che discutere in modo astratto quali siano i rischi e i vantaggidella comunicazione di oggi, conviene forse mettere dei punti fermi in due direzioni: in positivo, sapendo perché si comunica e quindi quali sono le strategie, e la cultura, da sviluppare per una comunicazione come la vogliamo noi. In negativo, sapendo quali sono i pericoli da evitare e le attenzioni da avere per noi e per i nostri figli. Nei riquadri ho provato ad elencarne alcuni, viste le grandi potenzialità dei media per l’unità del genere umano, ma anche la loro pervasività, specialmente per i ragazzi. Come dicevano gli antichi, anche questi vanno usati, ma “cum grano salis”. Messagini con foto e penne con telecamera Probabilmente arriveranno a Natale. Sono i nuovi cellulari che, con pochi click, fanno una foto, la uniscono alle parole di un messaggio (sms) e ad brano musicale (Mp3), infine spediscono il tutto al cellulare o all’indirizzo Internet del destinatario che, naturalmente, può leggere il messaggio e contemporaneamente gustare foto e musica associate. In alternativa, con il telefonino si potrà anche registrare e spedire la propria voce, o allegare ai messaggi piccole riprese effettuate grazie alle minitelecamere incorporate. Il cellulare in pochi mesi diventerà una centrale multimediale di ricezione/trasmissione sempre più avanzata, capace di fare tutto: grazie alla scheda (Sim) contenuta nel cellulare si potrà presto pagare, come adesso con il bancomat, aprire cancelli privati, accedere alle corsie telepass in autostrada, acquisire certificati dalla pubblica amministrazione, attivare, da lontano, il riscaldamento di casa propria ecc. Non basta. Con i nuovi standard per la connessione senza fili, sentire musica sarà sempre più comodo, in quanto auricolare e cuffia possono ormai connettersi, e quindi passare in modo automatico e senza cavi ingombranti dal cellulare ad altri riproduttori come Mp3 e cd, e il brano musicale creato sul pc può essere inviato al proprio cellulare. Anche la vecchia scrittura ritornerà forse di moda, grazie alla speciale penna con una microscopica telecamera sulla punta che riprende le frasi scritte e le trasmette al pc o al telefonino, per la trasmissione via messaggi (sms). I costi di queste nuove meraviglie naturalmente saranno alti, almeno all’inizio, sia come acquisto dei cellulari che come trasmissione di questi video-messaggi telematici… ma i produttori non hanno dubbi, sarà un successo ed un affare strepitoso. Comunicare perché Se si chiede a qualche “esperto” il perché di tutti questi sviluppi nelle comunicazioni, di solito si riceve uno sguardo stupito per la domanda e una risposta tipo: “Mah, per avere più velocemente notizie sull’andamento della borsa, per giocare, per conoscere l’oroscopo di oggi…”. Per partecipare, indirizzare e contribuire in modo efficace a questo nuovo che sta “succedendo” comunque e rapidamente, bisogna invece sapere perché si comunica e avere in mente un progetto preciso. Proviamo a delinearne uno. Fratellanza: che ogni cosa sia di tutti, che tutto circoli, in modo che insieme si gioisca, si soffra, si fatichi, si preghi per gli stessi scopi, come in una famiglia. La famiglia del mondo unito. Universalità: il fatto di usare mezzi che rendono la comunicazione globale, raggiungendo tutto il mondo, al di là delle barriere di tempo e di spazio, significa la possibilità di sperimentare contemporaneamente “unità e universalità”; e questo crea una realtà speciale. Gioia: far sorridere il mondo, dare “calore”, pace, gioia, speranza. Non fare mai economia di gentilezza, trattare tutti in modo che si sentano compresi. Se si dice qualcosa di negativo imbottirlo di amore. Essere uomini interi, che non rifiutano nulla della vita, ma la vivono in pienezza e, nel comunicare, non rifiutano il negativo, ma sanno “dargli un senso”. Unità nella diversità: valorizzare la diversità; l’apporto e la ricchezza di ogni cultura. Non aver paura del diverso. Rapporti: i rapporti tra le persone (vicine e lontane) sono più importanti delle cose che si trasmettono, e dei mezzi usati. “Perdere tempo” prima della comunicazione, prepararsi, confrontarsi con altri e poi comunicare in modo sintetico, efficace e incisivo, usando i migliori mezzi a disposizione. Darsi: il primo mezzo di trasmissione, il più valido siamo noi stessi, altrimenti i mezzi non servono a niente. Non solo comunicare, ma “darsi” nella comunicazione.

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