Contemplazione, azione, comunione

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Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te (1). Chi ha avuto la grazia di provare – foss’anche una volta sola nella vita – la dolcezza e la forza che emanano dalla presenza di Dio comprende e fa sue le parole di Agostino. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo che soltanto in lui troverà la verità e la felicità che cerca senza posa(2). Ma dove trovare Dio, quando siamo immersi in una vita vorticosa, sollecitati da seducenti immagini, sottomessi a mille rumori? Egli è in noi, nel fondo della nostra anima. È infatti – come dice ancora Agostino – più intimo a noi di noi stessi (3). È lì, nel segreto, che egli ci aspetta e che lo possiamo e dobbiamo trovare. Ma come lo possiamo incontrare quando non vi siamo abituati? La storia della spiritualità cristiana e dei santi che l’hanno scritta con la loro vita viene in nostro soccorso indicandoci numerose vie. Tre parole ne sintetizzano molte: contemplazione, azione, comunione. Sono tre vie regali che in certo senso hanno anche segnato le grandi tappe di questa storia. Contemplazione Non è di certo per caso, ma per l’azione dello Spirito Santo, se la vita monastica fu la prima forma di vita consacrata sviluppatasi nella Chiesa. All’indomani dell’epoca delle persecuzioni che l’impero romano aveva inflitto alla Chiesa nascente, cristiani come Antonio, Pacomio, Basilio, Agostino, Benedetto e molti altri ancora in quei secoli hanno generato questo nuovo stile di vita che ha segnato della sua impronta quasi tutto il primo millennio e l’inizio del secondo. Presi da Dio e desiderosi di darsi totalmente a lui, i monaci vendono quello che hanno e si ritirano in luoghi solitari. L’esempio di Cristo ispira il loro comportamento: egli si ritirava spesso in disparte per pregare (4) e, prima di iniziare la sua vita pubblica, fu condotto dallo Spirito nel deserto. L’assiduità dei monaci a cercare le cose di lassù (5) e la loro rinuncia al mondo sono per tutti i cristiani un costante richiamo a Dio. Essi sono la realizzazione del primo comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (6). La loro spiritualità sottolinea il valore della solitudine e la necessità di fare silenzio e di rompere con le preoccupazioni del mondo per trovare Dio in sé. Non bisogna farsi illusione: se si vuole sperimentare il tu a tu con Dio, qualunque sia la strada sulla quale si è, bisogna sapersi ritirare nella propria camera e chiuderne la porta. I monaci ce lo ricordano. Azione Ben presto, nei primi secoli del secondo millennio, dal 1200 in poi, soprattutto sotto l’impulso di Francesco e Domenico, ma non solo, la spiritualità cristiana è uscita dai chiostri dove si era irrobustita e ha ripreso la via delle città. La nuova sensibilità all’umanità di Gesù ha contribuito a questa svolta antropologica e nei secoli seguenti la persona umana e in modo particolare i poveri, gli ammalati e gli orfani sono sempre stati più oggetto dell’attenzione dei cristiani maturi che sono i santi. Sotto il soffio dello Spirito sono fiorite così nella Chiesa numerose opere che hanno dispiegato le molteplici sfaccettature dell’amore concreto per il prossimo. Queste vie più attive ripetono le gesta di Gesù che ha compassione per le folle, guarisce gli ammalati, moltiplica i pani, benedice i bambini. Tutti quelli che le percorrono possono testimoniare che esse sono autentiche vie di santità. Molti cristiani laici vi hanno trovato una strada più confacente al loro stato e le hanno percorse sull’esempio dei santi religiosi che le hanno aperte e hanno raggiunto in esse i vertici dell’unione con Dio. L’attuazione del secondo comandamento – Amerai il prossimo tuo come te stesso (7) – non è infatti senza effetto sulla vita interiore: a chi lo ama nel prossimo, Dio si manifesta e la sua presenza nel fondo dell’anima diventa giorno dopo giorno più sensibile. Comunione In questi ultimi decenni la Chiesa viene percorsa da una corrente spirituale che le fa riscoprire la dimensione comunitaria della vita cristiana. L’accento si pone ora sul comandamento nuovo di Gesù: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati (8). Esso viene riscoperto quale distintivo dei cristiani e base della vita di comunione alla quale essi sono chiamati. Di questa corrente la spiritualità di Chiara Lubich centrata sull’unità è un’esimia espressione. In essa Gesù in mezzo ai fratelli uniti nel suo nome si rivela come la via che conduce tutti al Padre. Infatti l’amore reciproco porta la presenza di Cristo Risorto nella comunità ed è questa presenza che dona poi a ciascuno di trovare più facilmente e più pienamente Dio in sé. Tre vie, una via Vita contemplativa, vita attiva, vita di unità… queste tre vie sono modalità diverse e complementare della Via che è Gesù. D’altronde se le si guarda più da vicino, ci si rende ben presto conto che ognuna incarna a modo suo tutto il Vangelo. Non è forse significativo a questo riguardo il fatto che sin dall’inizio i monaci abbiano sentito l’esigenza di radunarsi in comunità per aiutarsi nella loro ricerca personale di Dio? E che i monasteri fondati lontani dalla società le siano stati poi così benefici? Di certo non è senza ragioni che san Benedetto è stato fatto patrono d’Europa e Teresa di Lisieux delle missioni. E come potrebbe esserci autentica vita di comunione e di unità se essa non fosse radicata nella scelta personale di Dio di ognuno dei suoi componenti e se la carità che li anima venisse a perdere le dimensioni di quella di Cristo, personificata in santi quale Vincenzo de’ Paoli? Michel Vandeleene 1) Le confessioni, 1.1.1; 2) Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 27; 3) Le confessioni, 3.6.11; 4) cf.Mc 1, 35; 6,46; Lc 5, 16; 5) Col 3, 1; 6) Mt 27, 32; 7) Mt 22, 39; 8) Gv 13, 34. SANTIFICARSI INSIEME Contro ogni concezione individualistica della vita spirituale, il Concilio Vaticano II rimanda al piano di Dio che colloca la salvezza del singolo nell’ambito della comunità: Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse (Lumen Gentium 9). Un’autentica spiritualità cristiana è dunque ecclesiale, nel senso che si realizza nella Chiesa e per mezzo della Chiesa. Essa implica il senso del noi e dell’appartenenza, ma anche l’impegno concreto, ossia la corresponsabilità da parte di ogni fedele circa la santità e la missione della Chiesa. Per il Concilio tutti devono convenire nella spiritualità essenzialmente trinitaria, che costituisce l’unica santità da realizzare in ogni condizione (Stefano De Fiores, La nuova spiritualità, pp. 43-44). COMUNIONE CON DIO L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio. Se l’uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per amore, non cessa di dargli l’esistenza; e l’uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se non si abbandona al suo Creatore (Gaudium et Spes, 19). Non c’è cuore di uomo, credo, e tanto meno di donna, che almeno una volta, specie durante la giovinezza, non abbia sentito l’attrattiva del chiostro. Non è l’attrattiva per una forma claustrale di vita, ma per qualcosa che pare sia concentrato proprio lì, fra quattro mura, e si fa sentire, sonoro, anche da lontano. C’è nelle comunità, di cui il mondo è cosparso, grazie a Dio, come la notte scura di costellazioni, la luce della presenza di Dio. Presenza che risalta viva, perché fiorita sullo sfondo di persone che per Dio hanno voluto immolare nell’ombra la loro povera apparenza. Sono immerse nel silenzio queste case di fratelli uniti in Dio ma, per la forza misteriosa delle cose celesti, parlano ai cuori degli uomini e dicono una voce al mondo ignota, una beatitudine di unione con Dio che gli uomini agognano (Chiara Lubich, La dottrina spirituale, p. 162).

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