Conte al lavoro per il “governo del cambiamento”

Il presidente della Repubblica Mattarella ha affidato l'incarico di formare l’esecutivo della diciottesima legislatura al candidato indicato da M5S e Lega. Dopo le consultazioni, Conte tornerà dal capo dello Stato con la lista dei ministri.

Ottanta giorni dopo il voto del 4 marzo, dal Colle è arrivata la fumata bianca per la nascita del 65° governo della storia repubblicana. Dopo due giorni di riflessione e due ore di colloquio, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha conferito l’incarico di formare l’esecutivo della diciottesima legislatura a Giuseppe Conte, il candidato indicato da M5S e Lega. Il professore, come da prassi, si è riservato di accettare. Dopo le consultazioni di rito con i partiti, il premier incaricato tornerà da Mattarella per sciogliere la riserva e sottoporgli le proposte relative alla nomina dei ministri.

Nei quattro minuti di discorso con i giornalisti, Conte ha affermato che «quello che si appresta a nascere sarà il governo del cambiamento», specificando che ciò che rappresenta in pieno le aspettative di cambiamento dei cittadini italiani sarà «il contratto su cui si fonda questa esperienza di governo, a cui anche io ho dato il mio contributo». Un governo dalla parte dei cittadini, che tuteli i loro interessi», proponendosi di essere «l’avvocato difensore del popolo italiano».

Conte ha proseguito dicendo che «se riuscirò a portare a compimento l’incarico, esporrò alle Camere un programma basato sulle intese intercorse tra le forze politiche di maggioranza».

Il candidato premier ha anche lanciato un segnale tranquillizzante per i mercati, affermando di  essere consapevole «della necessità di confermare la collocazione internazionale ed europea dell’Italia», specificando che «il governo dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso sui temi del bilancio europeo, della riforma del diritto d’asilo e del completamento dell’unione bancaria: è mio intendimento impegnare a fondo l’esecutivo su questo terreno, costruendo le alleanze opportune e operando affinché la direzione di marcia rifletta l’interesse nazionale».

Giuseppe Conte non si sa molto, perché non ha mai fatto politica. Ha 54 anni, è avvocato cassazionista, opera prevalentemente nel campo del Diritto civile e commerciale, ed è professore ordinario di Diritto privato all’Università di Firenze.

Il Presidente Mattarella ha fatto tutta la sua parte per giungere alla conclusione delle trattative per la formazione del nuovo governo, conogni possibile cautela. Ha tenuto ferma la barra dell’equilibrio da  garantire fra tre coordinate oggettive.

La prima: c’è una coalizione politica (M5S e Lega) che è maggioritaria in Parlamento. Avendo trovato un accordo, ha senza dubbio il diritto di governare il Paese. E questo è un dato inoppugnabile.

La seconda: ribadire che il capo dello Stato non ha un ruolo notarile, ma ha prerogative e poteri ben precisi stabiliti dalla Costituzione, richiamati nelle scorse settimane, anche prendendo a prestito le parole del secondo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.

La terza: Mattarella ha anche ricordato il ruolo che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio con l’art.95, secondo cui egli «dirige la politica generale del governo e ne è il responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo promuovendo e coordinando l’attività dei ministri».

Il dialogo sulla lista dei ministri, come prevede la Costituzione, si svolgerà esclusivamente tra Conte e Mattarella (e sarà un banco di prova sull’autonomia di azione del candidato premier), anche se i nomi circolano già da giorni. Le previsioni danno Di Maio e Salvini presumibilmente entrambi vice-premier, con il primo al ministero dello Sviluppo e del Lavoro ed il secondo al ministero dell’Interno.

Un nodo delicato da sciogliere riguarda il dicastero dell’Economia. Mattarella nel corso dei colloqui dei giorni scorsi ha fatto presente alle due delegazioni del M5S e della Lega le preoccupazioni per i segnali di allarme sui conti pubblici e sui risparmi dei cittadini.

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