Conflitti e alleanze tra fratelli

Da cosa dipendono le caratteristiche di questa relazione così importante e delicata? E quale è il giusto atteggiamento dei genitori?

Cristiano e Vittoria sono fratelli. Il rapporto tra i due è stato sempre altamente conflittuale. Fin da piccoli, infatti, hanno discusso a causa di una forte gelosia che, durante l’infanzia, veniva espressa attraverso intense litigate. Nell’età adulta la conflittualità esplicita si è molto ridimensionata, lasciando però spazio a quella latente che ha portato ad un graduale allontanamento. Oramai si frequentano solo durante le feste di Natale e sembra impossibile recuperare una condivisione mai esistita.

Cinzia e Sergio, invece, pur avendo 6 anni di differenza l’uno dall’altro hanno da sempre avuto un rapporto di profonda alleanza. Tuttora, superati i 50 anni, riescono a preservare una buona relazione basata su scambi e fiducia reciproca.

Cosa fa sì che ci siano differenze così importanti tra il primo ed il secondo caso? Cosa determina che una relazione sia così forte mentre un’altra no? Come possono i genitori contribuire alla crescita della relazione tra i figli?

Il rapporto tra fratelli ha delle caratteristiche specifiche che lo rende unico rispetto agli altri: i fratelli sopravvivono alla morte dei genitori e il loro legame, di solito, si caratterizza per la durata nel tempo. Essi, infatti, spesso nascono, crescono e maturano insieme. Salvador Minuchin, psichiatra e psicoterapeuta argentino, affermava che la relazione tra fratelli è «il primo laboratorio sociale, in cui i bambini possono cimentarsi nelle loro relazioni tra coetanei».

Un primo elemento importante da tenere in considerazione per comprendere la qualità del rapporto fra fratelli e quello che alcuni autori definiscono il livello di accesso. I fratelli possono essere divisi in due categorie: a basso accesso ed ad altro accesso. I fratelli a basso accesso sono fratelli generalmente di sesso diverso con una grande differenza di età, che nella loro crescita poco riescono a condividere. Sono spesso fratelli che hanno frequentato scuole e amici diversi, fanno parte di generazioni differenti ed hanno avuto anche esperienza diversa dei genitori. Nel caso di fratelli ad alto accesso, invece, la differenza di età è minore, il sesso lo stesso ed è possibile che le esperienze condivise siano molte di più, motivo per cui anche il legame può essere più intenso.

Questa è una classificazione che mette in risalto come fratelli più vicini di età e di stesso sesso abbiano maggiore probabilità di avere un legame più significativo. Ovviamente, però, queste non sono le uniche caratteristiche che contano. Spesso, infatti, la maggior influenza sul rapporto fra fratelli, al di là del sesso e dell’età, possono averla i genitori.

Ciascun bambino viene alla luce accompagnato da tutta una serie di idee ed aspettative dei genitori che ne influenzano lo sviluppo. Ogni evento può incidere sulla formazione di queste aspettative: eventi avvenuti nel periodo della gravidanza o del post partum, idee sui figli pregresse, o anche semplici somiglianze fisiche o caratteriali con un genitore o con un membro della famiglia allargata. Anche l’ordine di nascita può risultare molto importante: su un primogenito, ad esempio, possono esserci aspettative diverse rispetto ad un secondo figlio, e così via.

Nelle famiglie che possiamo definire sane, le aspettative e le idee che si hanno sui figli si modificano nel tempo, sono idee transitorie, che permettono la crescita di tutto il sistema familiare.  Se tali aspettative, al contrario, si strutturano in modo rigido e costante nel tempo, possono influenzare sia lo sviluppo individuale della persona che il rapporto tra i fratelli stessi. Nella famiglia di Cristiano e Vittoria ad esempio, Cristiano, essendo il primogenito è cresciuto come colui che deve sempre prendersi cura degli altri, deve essere responsabile e badare alla sorella. Vittoria invece è da sempre considerata più immatura, incapace di portare a termine i compiti che le venivano assegnati, frivola e senza obiettivi.

Questa caratterizzazione così rigida da parte dei genitori, non ha permesso che ci si potesse emancipare da tali definizioni. Ancora adesso Cristiano, infatti, è un uomo molto dedito al lavoro e alla famiglia, con un forte senso del dovere che poco lascia spazio, però, a momenti di svago e divertimento. Vittoria, dal canto suo, è rimasta bloccata in una impasse, incapace di portare avanti relazioni affettive e lavorative durature. Tali connotazioni familiari così rigide hanno da sempre anche influenzato il loro rapporto: Cristiano prova da sempre una forte rabbia verso una sorella a cui invece è stato sempre concesso di più, mentre Vittoria ha sempre trovato Cristiano troppo impeccabile, pesante e irraggiungibile.

Nella famiglia di Cinzia e Sergio la situazione è stata profondamente diversa. Sebbene mostrassero anch’essi caratteristiche diverse di personalità, gli è stato possibile non rimanere bloccati nelle definizioni caratteriali che gli altri attribuivano. I genitori di Cinzia e Sergio, infatti, pur avendo delle idee su entrambi, non hanno permesso che tali idee ne influenzassero la relazione.

Concludendo, possiamo affermare che per incoraggiare tale relazione, potrebbe essere utile non intromettersi all’interno del rapporto tra i figli, promuovendo piuttosto una comunicazione diretta tra i fratelli ed evitando assolutamente che un figlio svolga funzioni che non gli competono verso gli altri fratelli. Far sì, ad esempio, che un figlio abbia il compito di controllare il fratello minore può non essere una buona idea in tal senso.

È necessario, inoltre, evitare connotazioni estremamente negative o positive dell’uno o dell’altro figlio e soprattutto non fare confronti. Frasi del tipo «sei sempre egoista», «non riesci mai a fare nulla di buono», «prendi esempio da tuo fratello, guarda lui com’è bravo», e così via, andrebbero evitate. Più utile potrebbe essere, invece, promuovere le caratteristiche positive di tutti i figli e laddove si presentino delle caratteristiche negative evitare l’utilizzo dei termini «mai» e «sempre» che poco danno spazio a mutamenti e trasformazioni.

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