Confessione di un kamikaze

Il titolo 20 novembre corrisponde a un giorno reale. E a una storia vera. Quella di un diciottenne tedesco che sparò a dei compagni di scuola e poi si uccise.
teatro Confessione di un kamikaze

Il titolo 20 novembre corrisponde a un giorno reale. E a una storia vera. Quella di un diciottenne tedesco che sparò a dei compagni di scuola e poi si uccise. Lo svedese Lars Norèn ricostruisce la vicenda dando voce al disagio, all’esclusione del ragazzo, per una riflessione spietata su una società che genera mostri lì dove manca il tempo dell’ascolto e lo spazio per la relazione umana.

A metterlo in scena, per un bisogno di smuovere le corde dell’indifferenza, è Fausto Russo Alesi, attore e regista, al centro di due file di spettatori e una terza di manichini, freddi interlocutori. Ci guarda negli occhi, pone domande, chiede risposte. Intanto si confessa, per vincere la paura. Parla di sé, della famiglia, della sua rabbia, dei propri sogni. Blatera contro il consumismo, il nazismo strisciante, le insensate norme scolastiche. È un giovane chiuso in sé stesso, umiliato e vessato, che consegna a YouTube (di cui in scena vediamo il video reale) la sua sofferenza, e che trova nel feticismo delle armi il riscatto. Agghindato come un kamikaze urla, si dispera, si acquieta, parla a raffica. Un timer scandisce il tempo che lo separa dalla fine.

Il bravissimo attore siciliano si cala con febbricitante verità nel mondo del protagonista interpellandoci e scuotendoci. Come raramente succede a teatro.

 

All’India di Roma, al Nuovo di Napoli, al Teatro Studio Milano dal 9 al 22/12

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