Conciliamo?

Tempi della famiglia e tempi del lavoro
Famiglia

Qual è il momento giusto per far nascere una famiglia? Spesso si risponde «quando almeno uno dei due ha un lavoro», così che la famiglia possa sostenersi e dimostri di poter gestire un impegno. Ma recenti statistiche confermano che in Italia un giovane su tre non trova lavoro. Eppure tutti i giovani si innamorano: i due parametri, quindi, nuziale e lavorativo, non coincidono più.

A volte – è un altro caso frequente –, anche quando il lavoro c’è la coppia rimanda il progetto coniugale a tempi migliori, investendo ogni energia nella carriera. A lungo andare, se la coppia resiste, se non è troppo tardi per l’orologio biologico e vince il desiderio di maternità, arriva il bebè; ma dopo pochi mesi la mamma (o quei pochi papà che chiedono di usufruire del congedo) dovrà riprendere il lavoro. Con la conseguente difficoltà di conciliare impegni dentro e fuori casa, trasporti e organizzazione di babysitter e piscine dove parcheggiare i figli in attesa di rientrare finalmente a casa.

 

Se poi, per caso, uno dei due il lavoro lo perde, aumentano i rischi per la tenuta della coppia, non solo per motivi economici, ma soprattutto per la caduta di stima in sé e, di conseguenza, nell’altro, specialmente quando la ricerca di nuova occupazione rimane a lungo senza esito.

Non è un caso quindi che il lavoro e le sue ricadute sulla famiglia siano il tema del VII incontro mondiale delle famiglie, organizzato dalla Chiesa cattolica, che si terrà nel 2012 a Milano, con la presenza del papa. Sarà una riflessione sull’importanza di questa imprescindibile risorsa per la famiglia che è il lavoro, da armonizzare però con tempi di riposo e di festa.

 

Un approfondimento, questo, che Famiglie Nuove ha già da tempo iniziato, pur in mezzo agli stereotipi della nostra complessa società, per dare la giusta importanza a scelte lavorative rispettose del “bene famiglia”. Mettendo infatti in moto la creatività tipica della famiglia, soluzioni alternative non sono impossibili, cominciando dall’impegno per una reale condivisione nel lavoro di cura da parte di ambedue i genitori. C’è poi l’accesso al part-time, che diminuisce il reddito, ma può far crescere la serenità. Così come la decisione, ove possibile, di sfruttare gli orari flessibili, onerosi per chi dei due deve fare la levataccia, ma che consentono l’alternanza di mamma e papà accanto ai figli. Senza dimenticare, infine, la solidarietà tra nuclei familiari.

 

Questa la parte delle famiglie. Ma la conciliazione tra tempi lavorativi e relazioni familiari – un problema che investe le politiche sociali, economiche e urbanistiche – è già all’attenzione di organismi pubblici e aziende private. I tempi insomma appaiono propizi perché istituzioni e governi, con iniziative ad hoc, si adoperino per far svolgere alla famiglia quel ruolo di comunità umanizzante ed educante che le è proprio. È infatti la risorsa sociale chiamata a prendersi cura di tutti i suoi membri, a partire dai più deboli (bambini, anziani, diversamente abili, ecc.), ma per questo ha bisogno di vedersi garantiti protezione e sviluppo. Cominciando dalla coppia stessa, le cui stabilità e benessere condizionano il destino dell’intero nucleo familiare e di conseguenza della società. 

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