Con l’autonomia ritorno alle origini

Favorire l’occupazione di giovani e immigrati e combattere l’usura a Torino, Genova, Roma e Napoli è l’obiettivo del progetto di microcredito sociale avviato dalla più antica delle fondazioni bancarie, la Compagnia San Paolo di Torino. Il progetto è portato avanti insieme a quattro organizzazioni non profit e prevede la costituzione di fondi di garanzia per erogare prestiti a singoli e cooperative. È una delle numerose iniziative realizzate dalle fondazioni, organismi di recente costituzione ma con radici secolari, tanto che non sarebbe una forzatura storica affermare di esse: “In origine eravate enti privati di beneficenza e ora tornate ad esserlo!”. Potrebbe essere infatti questa una semplice conclusione sul ruolo delle fondazioni bancarie. Scopo e identità rimarcate con autorevolezza da una recente sentenza della Corte costituzionale, che le ha definite come enti privati con piena autonomia statutaria e gestionale. La storia è lunga e complessa e si interseca con l’evoluzione del nostro sistema bancario negli ultimi duecento anni. All’inizio dell’Ottocento sorsero in tutta Europa le prime casse di risparmio, ad opera di privati cittadini o per iniziativa pubblica e di enti religiosi. Si dedicarono a raccogliere il risparmio per aiutare i più deboli, e solo in seguito cominciarono a svolgere un’attività di tipo bancario rivolta ai ceti medi, che erano interessati a finanziare le proprie attività commerciali e produttive. Da opere pie iniziarono a diventare banche e questa tendenza si è consolidata per tutto il secolo scorso, senza che la costituzione repubblicana comportasse una modifica di questo sistema. Lo sforzo economico postbellico, unito alla debolezza della borsa, ha rafforzato il ruolo della banche. La svolta comincia negli anni Ottanta con le direttive europee volte a creare un mercato più concorrenziale ed aperto, e con la crescita di altri operatori finanziari non bancari. Nel 1988 la Banca d’Italia lancia la proposta di trasformare le banche pubbliche in società per azioni. Ma come rendere effettiva tale trasformazione, trattandosi di enti pubblici economici? La soluzione fu trovata creando un nuovo ente che doveva gestire la partecipazione azionaria e svolgere le tradizionali funzioni delle origini, di erogazione di contributi a fini sociali e culturali. Ecco dunque la fondazione bancaria. Nella storia più recente si è giunti a distinguere ancora più nettamente queste due funzioni, per cui alle fondazioni come tali dovrà restare solo la seconda. Nel frattempo hanno già svolto un importante ruolo nei confronti del settore non profit, accompagnandone in parte lo sviluppo. Sono le fondazioni a finanziare i centri per il volontariato presenti in tutte le regioni e questo ruolo viene confermato dal nuovo testo della legge sul volontariato che verrà esaminato nei prossimi mesi dal parlamento. Il principio che muove questo sistema è quello delle origini: se sono i cittadini a creare il patrimonio delle banche, è giusto che i suoi proventi – speriamo saggiamente amministrati – ritornino ai cittadini, a cominciare da quelli più deboli. È comprensibile perciò l’alleanza creatasi negli ultimi due anni fra fondazioni bancarie e società civile nei confronti del governo, e in particolare del ministro Tremonti, che avrebbe voluto una presenza maggioritaria degli enti locali (regioni, province, ecc.) nelle fondazioni e un maggiore potere di indirizzo del governo per individuare i settori prevalenti di impiego delle risorse. Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Carialo, aveva fatto notare che in questo modo si metteva in discussione il tipo di fondazione che si voleva realizzare in Italia, perché le fondazioni sono un patrimonio privato con destinazione pubblica, basato sulla collaborazione e non sulla contrapposizione fra società civile ed enti locali. La Corte costituzionale – come si è riferito all’inizio – gli ha dato ragione. Ora che i principali dubbi si sono chiariti bisogna guardare avanti lavorando su più fronti: migliorare la redditività e garantire sempre la massima trasparenza nell’utilizzo delle risorse, restando enti finanziatori, senza indulgere alla tentazione di gestire in proprio gli interventi, ma migliorando piuttosto la capacità di analisi dei progetti validi e di valutazione dei loro risultati. LE 89 FONDAZIONI ITALIANE ¦ Patrimonio complessivo: 37 miliardi di euro ¦ Redditività 2002 del patrimonio: 5 per cento ¦ Costi di funzionamento e altri oneri: 10,8 per cento ¦ Risorse complessive distribuite nel 2002: 1.043,8 miliono di euro ¦ Interventi finanziati: 20.438 ¦ Settori di intervento: attività culturali e artistiche (28,9 per cento), istruzione (16,4), assistenza sociale (12,5), volontariato (12), sanità (10,4), ricerca (8,9), promozione comunità locali (6,7) ¦ Destinatari: fondazioni, associazioni e organizzazioni di volontariato (57,4 per cento), enti locali e altri soggetti pubblici (42,6) ¦ Distribuzione territoriale delle risorse: il 91 per cento resta nella provincia o nella regione dove hanno sede le fondazioni. Solo il 2 per cento va al sud e nelle isole. Un tentativo in corso per migliorare tale situazione è il progetto Sviluppo Sud che vede impegnate 43 fondazioni di tutta Italia che hanno messo a disposizione 26 milioni di euro per sostenere progetti di valorizzazione culturale, artistica e ambientale nelle regioni meridionali. (Fonte: ACRI Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane, anticipazioni sull’attività 2002, www.acri.it )

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