Con gli occhi di una madre

La narrativa possiede molte opere ispirate dalla vita di Cristo, ma in Italia, in questi ultimi decenni, a parte Luigi Santucci e Ferruccio Ulivi, non si riscontrano opere artistiche di rilievo più o meno legate alla vicenda storica del cristianesimo. Per questo, trovarsi tra le mani un romanzo come quello di Lia Carini: Una madre sui passi di Cristo (Edizioni Paoline) suscita interesse. Lia Carini, scrittrice siciliana ma trapiantata a Roma, non è nuova a romanzi e racconti. Impegnata anche come giornalista e saggista, ci ha regalato ottimi libri per i ragazzi, come L’ultimo pirata edito da “Città Nuova – I Colori del Mondo”. In questa ultima prova ha voluto cimentarsi con il romanzo storico, ambientandolo in Palestina nell’ultimo anno della vita del Cristo e subito dopo. Protagonista del romanzo è Ester, una facoltosa vedova ebrea di Gerusalemme, che, improvvisamente, avverte nel suo unico figlio Daniele una trasformazione inspiegabile da quando ha cominciato a seguire la dottrina di un certo Gesù il nazareno. Sente che quel figlio si allontana sempre più da lei, ma soprattutto da quella che è stata la stretta osservanza della legge dei padri. Un vero e proprio dramma che porta la donna mettersi in cammino, per comprendere cosa abbia spinto suo figlio, un giovane intelligente e dal futuro ricco di prospettive, a seguire un uomo che si circonda di straccioni, che predica l’amore al nemico e la comunione dei beni con i più poveri. In questa ricerca, che la porta nelle città dove il nazareno è passato, ella viene a conoscere la storia di quest’uomo ed apprende il suo invito a vivere il rapporto con Dio non più semplicemente con prescrizioni e osservanze, ma nell’apertura completa del proprio cuore ai fratelli. Smarrita e inquieta, non cede alla stanchezza né allo smarrimento che prova intimamente, e si trova così a vivere da vicino il momento in cui Gesù viene crocifisso come il peggiore dei delinquenti fuori le mura della città. È il momento in cui la sua ricerca si fa scoperta, entra nelle case, domanda, chiede di suo figlio. E qui sperimenta quell’atmosfera di grande fermento spirituale e di grande attesa che circondava la prima comunità cristiana all’indomani della morte di Gesù. Incontra le sorelle di Lazzaro, i primi apostoli, parla con Pietro, e poi si trova faccia a faccia con Maria, la Madre, colei che ha seguito nel silenzio la missione del figlio. E nel dialogo silenzioso con lei, fatto di sguardi, comprende. La sua ricerca è conclusa, inizia però la sua nuova avventura spirituale. Quando più tardi incontrerà Daniele, che è stato uno dei testimoni dell’esperienza di Emmaus, non saranno più soltanto madre e figlio, ma fratelli nella condivisione piena dell’insegnamento di Gesù, il Cristo. Ester, Daniele, l’amico rabbino Azor e tanti altri testimoni dei primi anni del cristianesimo animano le pagine di questo romanzo, che non ha nulla di esegetico ma solo la forza viva del racconto. Infatti è nel racconto della gente e dei primi apostoli che Ester apprende la vicenda terrena di Gesù. Il libro, ricchissimo di dialoghi, potrebbe adattarsi benissimo ad una trasposizione teatrale. La sensibilità femminile della Carini dà al libro un taglio nuovo perché ci offre una storia già conosciuta da un altro punto di vista, quello della donna e della madre. Un libro che testimonia il fascino di una storia antica, che continua a parlare all’uomo di oggi. Lia Carini nel suo studio.

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