Comunione e Liberazione, le dimissioni di Julian Carron

Il presidente di Comunione e Liberazione dà seguito al decreto del settembre scorso promulgato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita che pone un limite di dieci anni agli incarichi direttivi
Carron foto Wikipedia

Il 15 novembre 2021 don Julian Carron ha annunciato le dimissioni da presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Per tanti un colpo, una sorpresa. Il motivo delle dimissioni è legato al decreto generale del settembre 2021 promulgato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita che pone nuove regole al governo dei Movimenti e delle Associazioni ecclesiali.

Lo afferma Carron stesso nella lettera di oggi rivolta a quelli di CL: «Cari amici, in questo momento così delicato della vita del movimento, ho deciso di presentare le mie dimissioni da Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, per favorire che il cambiamento della guida a cui siamo chiamati dal Santo Padre ˗ attraverso il Decreto sull’esercizio del governo all’interno dei movimenti ˗ si svolga con la libertà che tale processo richiede».

La nuova normativa stabilisce per i presidenti delle associazioni una durata massima del mandato di cinque anni e che «la stessa persona può ricoprire un incarico nell’organo centrale di governo a livello internazionale per un periodo massimo di dieci anni».

Don Carrón, spagnolo, 71 anni, ha guidato Comunione e liberazione dal 2005, dopo la morte di don Luigi Gussani, il quale aveva fondato il movimento nel 1954. In realtà le nuove norme avrebbero permesso a Carron di lasciare l’incarico entro settembre 2023 ma, anche per il «momento così delicato della vita del movimento», come egli stesso definisce il periodo attuale, ha deciso di anticipare.

Recentemente infatti papa Bergoglio ha “commissariato” i consacrati della Fraternità, i cosiddetti Memores Domini, nominando come suo delegato speciale uno che comunque è un autorevole membro di CL, l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro.

Nel febbraio 2002 san Giovanni Paolo II aveva scritto a don Giussani, in una lettera per i vent’anni di riconoscimento pontificio, che CL «ha voluto e vuole indicare all’uomo di oggi non una strada, ma la strada, che è Cristo». Metteva così in risalto, nell’evento Cristo, vissuto quotidianamente nei vari ambiti della società, il carisma specifico dei ciellini.

Come spesso accade nelle opere di Dio, a momenti luminosi seguono periodo oscuri, che servono a provare l’autenticità del carisma dato, a consolidarlo e renderlo più fruttuoso. Dice a quelli di CL, don Carron nella sua lettera: «Vi auguro di vivere questa circostanza come occasione di crescita della vostra autocoscienza ecclesiale, per poter continuare a testimoniare la grazia del carisma donato dallo Spirito Santo a don Giussani, che rende Cristo una presenza reale, persuasiva e determinante, che ci ha investito e trascinato dentro un flusso di vita nuova, per noi e per il mondo intero».

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