Come educare?

Abbiamo 5 figlie (16, 14, 11, 9 anni e la piccola di 10 mesi), educare la loro volontà è davvero un’impresa. Inoltre io e mio marito abbiamo due modi diversi di rispondere alle loro richieste, alle loro problematiche e due modi diversi per pretendere da loro piccoli aiuti, per dialogare con loro… Come trovare un’unica strategia? È giusto essere determinati e a volte alzare la voce per pretendere un loro comportamento perfetto?. Antonella Gentile signora Antonella, innanzitutto complimenti per la sua bellissima famiglia… suo marito è un uomo beato fra le donne e lei è la regina della casa! La sua è una casa, come lei descrive nella lettera, un po’ movimentata, ove ciascuno manifesta in vario modo la propria personalità, con comportamenti spesso in conflitto fra loro e, proprio per questo, di difficile gestione, in quanto vi costringe ad assumere atteggiamenti differenti con tutte le figlie. Come educare? Mi vengono in mente le parole del grande pediatra Marcello Bernardi, quando, a proposito dell’educare, dice: L’educazione non si fa né con le buone né con le cattive, né prima di una certa età, né dopo… l’educazione si fa con la civiltà, con il riguardo per gli altri, con i propri comportamenti(1); e la civiltà implica necessariamente una visione positiva dell’altro in modo da comprenderne i suoi bisogni. Questa visione positiva determinerà in noi e in chi ci ascolta una predisposizione naturale al dialogo e alla relazione empatica. Tutto ciò aiuterà a mettersi nei panni dei figli e a scoprire come in noi ci sono mille modi di educare e di rapportarci con le persone. La grande pedagogista italiana, fondatrice della scuola moderna, Maria Montessori, affermava che ciascun bambino ha un proprio modo di fare e necessita dunque di un proprio vestito pedagogico. Con queste parole, ella ci ricorda che non bisogna avere gli stessi comportamenti perché ognuno è un mondo a sé e le differenze metodologiche, se sono frutto dell’ascolto profondo, non solo sono necessarie, ma determinano un’accoglienza profonda. Queste differenze di strategie educative naturali che talvolta entrambi i genitori utilizzano sono legate al loro modo di essere uomo e donna, madre e padre e sono importantissime perché aiutano i figli a comprendere le differenze di ciascuno. Al contempo però queste devono essere in coerenza con i valori di ogni famiglia. Allora è importante che entrambi i genitori stabiliscano alcuni valori fondamentali e si sforzino, pur con sistemi diversi, di trasmetterli ai figli. Occorrerà essere ragionevoli, eliminando possibilmente dal nostro modo di fare atteggiamenti negativi come il ricatto, le punizioni, le urla e le minacce, utilizzando invece l’ammonimento, l’ascolto, la lode, il rimprovero, il sostegno e la tolleranza. La tolleranza, rappresenta in assoluto l’atteggiamento educativo per eccellenza perché insegna, appunto, a tollerare i nostri difetti e quelli degli altri. Il modo migliore per trasmettere questo valore è il chiedere scusa ed il ricominciare sempre. Sarà importante poi trasmettere una serie di regole civili che non solo aiutano a stare insieme ma aiutano anche il bambino a controllare la sua aggressività e la sua ansia. L’importante è che le regole non vengano trasmesse ai figli con un atteggiamento duro, da padroni e da servitori. Se i figli, nonostante i nostri esempi, fanno qualcosa che non va, dobbiamo cercare di esprimere la nostra disapprovazione mediante la parola e l’esempio. Ma, carissima Antonella, mi lasci concludere questo articolo dicendo che, nonostante la fatica, il crescere i figli è una realtà straordinaria, se solo pensiamo a quante gioie nascoste, dolori condivisi, intimità vissute, abbiamo potuto sperimentare e vivere. Tutto ciò ci induce a riconoscere che la famiglia è un capolavoro e, come ha detto il grande papa Paolo VI, che la vita famigliare è dura, ma felice. Sia tanto felice! acetiezio@iol.it

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