Come è andato il viaggio?

Qualche giorno fa, a Milano, salgo sul taxi e mi viene chiesto: «Ha viaggiato bene? Da dove arriva? Come sta?».
Taxi
Qualche giorno fa, a Milano, salgo sul taxi e mi viene chiesto: «Ha viaggiato bene? Da dove arriva? Come sta?». Confesso che queste domande mi hanno sorpreso, perché non mi era mai capitato che un tassista si interessasse di me. Questo felice episodio di vita ordinaria, invece, mi ha dato modo di riflettere su due aspetti che considero di una certa importanza. Innanzitutto che la vita buona e la felicità non dipendono solo dai “grandi” e importanti rapporti della nostra esistenza (famiglia, amici, colleghi…), ma anche dai piccoli rapporti quotidiani, da quelle decine, forse centinaia di incontri veloci, spesso distratti, con il benzinaio, il cassiere, il giornalaio: se non riempiamo di significato anche questi incontri ordinari e fugaci, la giornata non si riempie di senso, di sapore, di vita. Quando abbiamo a che fare con incontri umani (ma anche con le altre specie viventi) non esiste la neutralità: o ci si prende cura dell’altro e si è attenti al suo volto, oppure produciamo sensazioni negative degli altri in noi, nei grandi o piccoli incontri della giornata.

 

Ma quel dialogo con il tassista mi ha fatto pensare a quanta poca amicizia ci sia oggi nelle nostre città. Certo, non potremo conoscere tutti i nostri concittadini, ma una città è già in profonda crisi civile quando non sento più la barista, gli impiegati pubblici o le sarte come miei alleati per costruire la città. La vita in comune, oggi, è sempre più una faccenda di contratti di mercato, ma se questi contratti non sono sostenuti da un “patto” sociale, il legame che unisce le nostre città si sfilaccia e presto si spezza. E patto significa che non si può vivere assieme una vita decente se non ci sentiamo innanzitutto parte di un destino comune, che ci porta a considerare i nostri concittadini (e via via ogni abitante del pianeta) compagni/e di viaggio, alleati per la costruzione del bene comune. Nessun contratto può reggere senza patti che gli danno senso, forza e durata. Quel tassista, allora, mi stava dicendo che dobbiamo ritrovare insieme un nuovo patto sociale, che ci porti a sentire le sorti dell’altro, di ogni altro, anche come nostre. Buone ragioni per domandare: «Come è andato il viaggio?».

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