Come cambia l’Italia a tavola

I nostri comportamenti alimentari in tempo di crisi, tra rinunce e nuove opportunità.
famiglie
Claudia è un’amica di antica data, quasi una sorella. Le voglio un sacco di bene, ma certi suoi comportamenti faccio proprio fatica a capirli. Uno di questi, ad esempio, è il fatto di avere sempre il frigo strapieno di tanta roba buona, ma anche di alimenti scaduti o deteriorati perché conservati male o dimenticati; per non parlare della dispensa… Quante volte l’ho aiutata a fare piazza pulita riempiendo, con rammarico, sacchi di spazzatura buoni per nessuno. E poi quell’abitudine a cucinare per un esercito quando invece la sua famiglia è composta da quattro persone e gli avanzi neanche il gatto e il cane riescono a finirli.

 

Da qualche tempo però, qualcosa è cambiato. Claudia è più attenta tanto nel cucinare quanto nell’accumulare scorte alimentari; inoltre, quando va a fare la spesa impiega più tempo e compra di meno. Cosa è successo è facile intuirlo: anche la mia amica fa parte di quel 57 per cento di italiani che ha ridotto gli sprechi a tavola e di quel 55 per cento che presta una maggiore attenzione rispetto al passato nel fare la spesa.

 

Sono dati emersi dalla presentazione dei risultati della prima indagine su “Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi”, realizzata da Coldiretti-Swg lo scorso ottobre e presentata nel corso del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. Tendenze derivanti dalla crisi economica in corso e quindi aventi all’origine un senso di frustrazione – perché quando si è costretti a passare per necessità da un certo livello di consumo ad uno più basso ci vuole un po’ di tempo per metabolizzare il salto –, ma che di per sé potrebbero risultare positive, come sostiene il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, alla luce del fatto che in Italia «a causa degli sprechi, dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate». Quanto appena descritto va quindi nella direzione di un recupero di sensibilità e di responsabilizzazione nei confronti del cibo e del suo valore.

 

Ma la crisi ha anche altri effetti che di positivo hanno ben poco: nel 2011 è aumentato del 25 per cento l’acquisto di prodotti alimentari a basso prezzo nei discount. Non siamo certo contro i discount né sosteniamo i prodotti di marca; fatto sta, però, che spesso i prezzi più bassi degli alimenti corrispondono a una qualità più bassa. «Risparmiare oltre un certo limite sul cibo – precisa Marini – può significare nutrirsi di alimenti che possono avere contenuto scadente con effetti negativi sul piano nutrizionale, sulla salute e sul benessere delle persone. Non è un caso che la prima mozzarella blu sia stata trovata proprio all’interno di un discount».

 

In Italia, comunque, la tavola continua ad essere una componente importante della spesa familiare, con un valore per famiglia che è stato di 467 euro al mese nel 2010, pari al 19 per cento rispetto al 19,1 per cento destinato a trasporti, combustibili ed energia. Se dunque, come sostiene il rapporto Coldiretti, il 61 per cento degli italiani confronta con più attenzione i prezzi e il 59 per cento fa attenzione alle offerte 3×2, è interessante evidenziare che il 43 per cento si accerta della qualità dei prodotti e verifica la provenienza. Insomma c’è ancora attenzione al rapporto prezzo qualità più che in altri settori di acquisto.

 

E poi l’italica propensione agli “sfizi” non è del tutto sopita, come l’olivetta condita. La regina degli aperitivi, infatti, secondo dati Nielsen, quest’anno ha registrato un + 13,2 nelle vendite; stessa sorte per il salmone affumicato (+ 9,1 per cento) e per gli analcolici (+ 6,3 per cento). Una sorta di «effetto consolazione – spiega Nicola De Carne della Nielsen –. Si risparmia mangiando meno fuori, abbassando la scala di qualità dei prodotti tradizionali, sprecando meno e sfruttando la valanga di offerte sugli scaffali. Ma poi, quando è il momento di trattarsi bene per non cadere nella depressione da crisi, non si bada al prezzo». Insomma nel carrello di alcuni italiani si trovano meno carne di vitello (- 3,7 per cento), polli (- 9 per cento), pane (- 3,3 per cento), passate di pomodoro (- 2,8 per cento) e di tanto in tanto c’è qualche sfizio in più. Forse proprio per affogare in un buon piatto le preoccupazioni (anche economiche) quotidiane.

 

C’è poi chi mette in moto un’altra delle caratteristiche nostrane: l’arte dell’arrangiarsi. Anche tra i fornelli, infatti, la fantasia è un’alleata e per il recupero dei cibi avanzati ce ne vuole. Proliferano anche sul web le ricette che suggeriscono una pizza capricciosa farcita di stuzzichini, verdurine sott’olio e salumi avanzati da un antipasto piuttosto che ottime crocchette di patate col pesce del giorno prima. In fondo le abitudini delle nostre nonne o delle nostre mamme, che a causa del consumismo e dei ritmi frenetici della vita, si erano perse per strada.

 

Box

Spesa in meno risparmio in più

 

Le scelte degli italiani secondo l’indagine Coldiretti-Swg

 

Cosa ha fatto per ridurre lo spreco?

 

·         Spesa in modo più oculato47 per cento

·         Ridotto le dosi acquistate 31 per cento

·         Utilizzato quello che avanza 24 per cento

·         Più attenzione alla data di scadenza 18 per cento

 

Per quali di queste categorie ha ridotto la spesa, rinunciato o rimandato l’acquisto?

 

Abbigliamento 51 per cento

Viaggi o vacanze 50 per cento

Tempo libero 47 per cento

Beni tecnologici 34 per cento

Attività culturali 33 per cento

Arredamento 33 per cento

Auto/moto 30 per cento

Generi alimentari 16 per cento

Spese per i figli 11 per cento

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