Comandante

Oliver Stone, convinto che il cinema sia ancora un modo per interrogarsi sulla storia e che i documentari stiano vivendo un periodo di vitalità, protetti dalla capacità aggregante della sala e liberi dalla controllata disinformazione delle news televisive, ha deciso di intervistare Fidel Castro. Ne ha tratto Comandante, una sintesi delle riprese effettuate in tre giorni, con telecamera fissa e a mano, secondo i metodi del cinema verità. Come il regista stesso ha spiegato, la sua opera vuol essere un ritratto inedito del nemico numero uno della grande potenza, che potrebbe umanizzare il leader cubano agli occhi degli americani, se fosse tolto il divieto di proiezione nella sua patria. Fidel appare una persona calda e latina, che ama il cinema di Chaplin ed è ancora capace di dire che il peggiore dei sacrilegi è il ri- stagno del pensiero; di appassionarsi nel parlare di libri, di arte, di sigari. Della sua gente. Di ricordare il dolore per la morte della madre, per quella del Che, di parlare della sua stima per Nikita Krusciov. La conversazione passa dalla Baia dei Porci alla lotta contro gli Usa per gli armamenti, dalla sua ammirazione per le attrici di un tempo a Hemingway. L’intervistato tocca alcuni principi importanti, come quando afferma di non credere alla gloria, di cercare l’autorità morale e la persuasione, anziché la repressione e gli ordini imposti. Ammette di essere un dittatore, ma di sé stesso, e si definisce schiavo del popolo e del lavoro, dicendo di privarsi delle vacanze, delle attività fisiche e di ridursi a camminare in ufficio, come in una cella. Non confida in un successore, ma nella formazione politica dei cittadini. Il momento più interessante è quando viene interrogato sulla fede religiosa: afferma di non credere, ma mostra di essere stato molto toccato dalla visita del papa, di credere che la religione possa non essere l’oppio dei popoli e riconosce che i cattolici denunciano le sofferenze del mondo. Dalle parole del Comandante capiamo che, come pensa anche Stone, a Cuba non sia stata praticata la tortura. Ma, nell’intervista, non sono approfondite altre questioni spinose come l’unicità del partito, il rapporto con le dissidenze, certi diritti umani e il culto della personalità. Il film, tuttavia, è una conversazione serena, che suscita il desiderio di conoscere meglio e fa sperare che si possa giungere a chiarimenti e al superamento dei contrasti. Regia di Oliver Stone; con Fidel Castro, Oliver Stone.

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