Cofanate di cofanetti

Lucio Dalla. Francesco De Gregori. Adriano Celentano. Gino Paoli. Renato Zero. Gianna Nannini. Niccolò Fabi. Elisa. Potremmo proseguire quasi all’infinito. Gran parte dei signorotti della musica italiana sono sui mercati con cofanetti antologici che raccolgono i loro più grandi successi, accessoriati da qualche inedito solo apparentemente legittimante. La moda del momento è il cofanetto, possibilmente triplo. E non se ne può più. Nel mondo globalizzato il morbo è ovviamente diffuso su scala planetaria e stilisticamente trasversale (giusto per fare un esempio ha contagiato gli U2, monumento della coerenza rockettara che ha avuto la faccia tosta di pubblicare l’ennesima compilation di successi a soli quattro anni dalla precedente, e per giunta avendo pubblicato nel frattempo un solo album). Cosa non si fa per sentirsi vivi. E cosa non si fa per resuscitare i morti: box quintupli per Ray Charles, Sinatra, Bob Marley, Ella Fitzgerald, triplo per il Battisti panelliano e Mia Martini (se non altro quest’ultima con un buon 50 per cento di inediti…). E sì, è soprattutto da questi particolari che ci s’accorge che un altro Natale è alle porte… Di chi sia la colpa di questo pervicace ravanare nel passato è presto detto: dei discografici che essendo senza soldi rottamano e riciclano senza sosta, e degli artisti, che essendo senza idee, anziché starsene in silenzio per maturarne di nuove, vidimano allegramente queste spremiture di rape. Oh certo, c’è anche il fatto che ultimamente nessuno è così fesso – o così onesto, o così scialacquatore… – da accattarsi roba piratabile gratuitamente; e dunque sono sempre meno quelli disposti ad scommettere che un flop annunciato possa trasformarsi in un successo sorprendente. Detta così verrebbe da risolverla con una asso- luzione generale. Uno di quei bei condoni fatti apposta per tranquillizzare le coscienze delle varie corporazioni in campo. Se non fosse così arduo concedere misericordia a chi non solo non ha alcuna intenzione di sussurrare uno straccio di mea culpa, ma ancora s’ostina a proporsi a maestro di pensiero, a tribuno, o peggio ancora ad esempio di moralità. Che si chiamino De Gregori o Bono Vox, Celentano o Vattelapesca, questi signorotti farebbero bene a tornare al loro mestiere, che non credo sia quello di rigattieri o di tracopiatori di capolavori. Sissignori, sarò pure un irriducibile romantico, magari un po’ troppo ingenuo, ma sono anche parecchio arrabbiato, come immagino buona parte dei consumatori. E lo siamo perché ciò che dovrebbe distinguere un fabbricante di canzoni da uno di saponette è che se non ha nulla di nuovo da dire o da dare, è il caso che esca umilmente dal mercato e ceda il passo alla concorrenza. E invece si sprecano pagine e tsunami d’inchiostro a ciarlare di fotocopie di fotocopie, anziché dare a spazio a decine di meravigliosi album destinati al macero senza neppure uno straccio di recensione. Ce ne occuperemo presto di questa nuova sfornata di benemeriti carneadi, ma per questa volta mi sia concesso codesto sfogo, la cui amarezza è del tutto proporzionale al talento dei succitati. CD Novità John Legend Once Again (Sony-Bmg) Gran ritorno per uno dei nomi di punta del nuovo cantautorato nero. Post-soul e pop cantautorale che attualizza le lezioni dei grandi con la freschezza della miglior blackmusic odierna. Freshlyground Nomvula (Sony-Bmg Sette sudafricani guidati dalla vocalità intensa della bravissima Volani. Tribalismo pop di gran classe, a mezza via tra le suadenze del soul e le ritmiche coloratissime della loro terra. Un disco me-ra-vi-glio-so.

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