Ciutat Nova Catalani per l’unità

Vorrei mandare un saluto speciale – in occasione della pubblicazione del nº 100 della vostra, piccola ma significativa, rivista – alla redazione, ai collaboratori, a quanti l’hanno curata e portata avanti negli anni, anche ai suoi lettori. Con queste parole comincia il saluto che Chiara Lubich ci fece nell’agosto del 2005 per la pubblicazione della nostra rivista numero 100. Un saluto che definisce molto bene il nostro essere: Piccoli ma significativi. Nell’insieme di più di 3.500 pubblicazioni periodiche in tutta la Spagna, delle quali circa 350 in lingua catalana, si può effettivamente affermare che Ciutat Nova è piccola. Certamente significativa sia per l’impegno che una rivista in catalano si suppone abbia, essendo più ridotto il numero di lettori, sia per il messaggio che vogliamo trasmettere alla società catalana. In genere, si può costatare che la rivista è cresciuta, sia nel suo formato, 36 pagine – sia nei lettori e collaboratori. Certamente lo stimolo iniziale non è stato altro che quello di portare, con gioia e impegno, la vita che nasceva dalla spiritualità dell’unità. Nei primi tempi, come sempre è accaduto, mancavano mezzi e le forze erano poche. Così racconta Jordi Marjanedas, uno dei primi direttori: Certamente il titolo di direttore non era il più preciso per definire il mio lavoro. In effetti, nei primi numeri io ero incaricato di scrivere l’editoriale e selezionare gli articoli, di correggere le bozze di stampa, della contabilità, della pubblicità, di preparare gli abbonamenti e perfino portare le riviste alla posta. Oggi abbiamo un consiglio di redazione, un’équipe di collaboratori e tanti che aiutano nelle traduzioni, correzioni, diffusione, abbonamenti, contabilità… Un aiuto disinteressato che continua mantenendo il clima pionieristico dei primi tempi. Un lavoro, il nostro, di quasi venti anni che compiremo nel 2008! Intanto, ci sentiamo impegnati ad aderire alle stesse parole di Chiara, in conclusione al suo messaggio per il nº 100: Vi auguro che Ciutat Nova possa sempre più corrispondere al disegno di Dio; che risponda alle profonde aspirazioni del cuore umano e della società di oggi; soprattutto che Gesù veda con gioia in noi persone che lavorano per lo scopo per il quale ha dato la sua vita: l’unità. Ci piace pensare che questa piccola rivista sia sopravvissuta degnamente in mezzo alle battaglie editoriali di questi anni, ma ancora più che tante donne e uomini che hanno creduto nell’unità hanno dato qualcosa della loro vita per farla vivere e crescere.

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