Cittadini, non più sudditi

A Reggio Calabria, comune commissariato per contiguità con la ‘ndrangheta, ottocento cittadini si sono riuniti per riprendere le redini e il destino della loro città
comune di reggio calabria

La prima assemblea pubblica indetta dai cittadini per partecipare attivamente alla gestione della propria città potrà segnare un punto di non ritorno. La sensazione vissuta nei giorni scorsi presso il Centro direzionale di Reggio Calabria, è quella di una nuova fase amministrativa che potrà aprirsi se anche solo il 50 per cento delle proposte concrete venute fuori dall’assemblea saranno concretizzate dai commissari prefettizi che ormai da oltre due mesi si sono insediati in città, dopo la scioglimento del comune reggino per contiguità con la ‘ndrangheta. 

Non a caso il motto che è stato coniato per risollevare le sorti della città ha origine africane: “Ubuntu – Io sono perché noi siamo insieme”. E ciò non solo perché solo una cittadinanza unita può garantire che la ‘ndrangheta non trovi lo spazio per infiltrarsi, ma anche perché ogni cittadino si possa riconoscere nella propria comunità in quanto libera da condizionamenti politico-mafiosi. Oltre 1.200 persone hanno preso parte all’assemblea, si sono registrati ben 38 interventi, tra associazioni e singoli cittadini, professionisti e giovani studenti universitari.

L’assemblea era stata richiesta un anno e mezzo fa, prima dello scioglimento del comune, dal coordinamento di associazioni  “Reggio non tace”; ma la precedente amministrazione non aveva l’intenzione di concedere questo spazio di partecipazione e così gli 800 promotori dell’assemblea erano stati costretti a richiedere al Tar l’attuazione dei loro diritti. Così è accaduto che proprio il Tribunale amministrativo regionale abbia intimato al comune la convocazione dell’incontro ma nello stesso periodo, cioè ad ottobre scorso, è intervenuto lo scioglimento dell’amministrazione comunale ed oggi è toccato ai commissari convocare la tanto sofferta assemblea.

Insomma, quella della riunione è stata una data storica per tanti aspetti, non solo per le vicende che hanno preceduto la convocazione, ma anche per il momento tragico che la città sta attraversando. Con un dissesto finanziario alle porte e le società partecipate del comune che si occupavano della raccolta dei rifiuti e della manutenzione di strade, fognature e verde pubblico, sciolte per mafia, la gestione ordinaria è divenuta quasi impossibile. La città è in totale stato di abbandono, la raccolta dei rifiuti avviene con irregolarità e attorno ai cassonetti sono sorte delle discariche a cielo aperto; il verde pubblico è completamente trascurato, le strade dissestate e i tubi rotti dell’acqua e delle fognature sono riparati dopo intere settimane, i dipendenti e le cooperative che gestiscono i servizi sociali del comune non percepiscono stipendio da quasi un anno.

In un contesto del genere si comprende come l’assemblea avrebbe potuto registrare un susseguirsi di lamenti e proteste, ma così non è stato. Tante le proposte concrete: dall’introduzione del bilancio sociale, condiviso con la cittadinanza, all’adozione di aiuole e giardini, alla richiesta dell’istituzione delle consulte di settore per partecipare come cittadini alle problematiche sociali e lavorative della città, all’istituzione del difensore civico. Poi vi sono i tanti creditori del comune, imprese e professionisti in ginocchio per i troppi pagamenti in sospeso, anche loro disposti a mettersi attorno ad un tavolo con i commissari per tentare una mediazione reciproca. Si chiede ai commissari anche di tenere conto dei nomadi presenti in città, delle persone in difficoltà che non riusciranno a pagare le bollette, in quanto in due mesi è stato deliberato l’aumento del 130 per cento delle bollette dell’acqua e del 60 per cento della tarsu.

Nell’aria si respira insomma una voglia di ricominciare, tenendo presente i bisogni e le necessità, ma con la consapevolezza di non poter rischiare più di cadere in certe trappole create dalla politica: non più sudditi ma cittadini, è stato detto, e non più soli ma insieme, a controllare e partecipare del destino della propria città. E dunque in più interventi è stato chiesto che le assemblee siano convocate dai commissari più volte l’anno, per discutere non solo del bilancio ma anche dei problemi della città in modo da risolverli sinergicamente. Allora sì che anche in una successiva amministrazione non si potrà più tornare indietro: partecipazione, legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica erano il titolo dell’assemblea, ma come qualcuno ha detto, se questa partecipazione finora era solo un sogno, la presenza di tanti cittadini forse significa che può essere un sogno premonitore per una rinascita che nessuno potrà fermare.

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