Cittadini in cattedra

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Confesso che mi piacciono sempre di più. Per uno, come me, che non è mai stato democristiano, è quasi una sorpresa. Era sempre presente, naturalmente, la consapevolezza della loro importanza storica, ma l’averne nostalgia per aspetti per così dire minori – eppure, ora so, essenziali -, questo non me lo sarei mai immaginato. E invece sì, ho nostalgia di Fanfani, che faceva quel che doveva fare in politica ma poi, la sera – o la notte – chiudeva la bottega e leggeva Teresa d’Avila, e dipingeva, e sapeva stimare la differenza tra una stanza del castello interiore e un ufficio di ministero. E mi dispiace enormemente che Andreotti non abbia più vent’anni, anche lui capace di tirare le tende sulla giornata e di chiudersi nel suo studio, a scrivere, con intatte bonomia e perfidia, su cose minute o grandi. E come ritrovare De Gasperi al quale, dopo cena, raramente i più intimi osavano telefonare a casa? E Giordani, che mi regalava brevissimi intensi e preziosi minuti dopo la messa delle quattro? Ho nostalgia di questi grandi, e li riprenderei volentieri indietro – cattiverie e porcherie comprese, e non solo i democristiani -, scambiando l’opera omnia di Pera con le buste usate, sul retro delle quali – È un peccato buttarla! C’è solo l’indirizzo! – il vecchio Nenni scriveva gli appunti dei suoi interventi. Erano – e sono – grandi per vari motivi. Non ultimo dei quali ce lo spiega Eraclito che, cinque secoli prima di Cristo, così liquidava i suoi concittadini: Preferisco giocare ai dadi con i fanciulli che occuparmi del governo della città; ma poi, al momento buono, seppe intervenire in difesa di Efeso. Il segreto di Eraclito era semplice: sapeva distinguere i valori delle cose. Sapeva stare dentro e sapeva stare fuori. Ci basta? Dico, per fare un buon politico? No. Un altro segreto ce lo rivela Platone, il quale scrisse, nella Lettera VII: Altre volte avevo desiderato entrare in politica, ma era chiaro che non avrei potuto farlo e, allo stesso tempo, mantenermi onesto. Platone sapeva valutare le situazioni. Rinunciò? No; fece più politica con la sua scuola che entrando nel governo. Saper distinguere, saper valutare. Due componenti essenziali per fare un buon politico. Intendo, prima di tutto, quel buon politico che dev’essere il cittadino. Molti cittadini, in questi giorni, hanno un forte mal di pancia. Dovuto al fatto che entrambe le proposte delle due coalizioni hanno aspetti – e persone – difficilmente digeribili. La valutazione dei pro e dei contro lascia fortemente indecisi. Il mal di pancia è dovuto, appunto, alla paralisi decisionale, alla convinzione che qualunque scelta contiene anche qualche cosa di sbagliato. E qui ci può venire in aiuto il ragionamento. Questa situazione di paralisi è ben conosciuta nella logica, si chiama dilemma: una scelta tale che ognuna delle due possibilità produce un danno per colui che deve scegliere. Più volte i farisei hanno costruito un dilemma per far cadere in trappola Gesù. E Gesù che cosa ha sempre fatto? Proprio quello che si deve fare davanti ad un dilemma: rifiutare la scelta imposta e ragionare in un altro modo. Abbandoniamo dunque il mal di pancia che ci viene provocato dalla logica dei partiti e ragioniamo in maniera pulita, come facciamo per le nostre scelte quotidiane. E parliamo chiaro. In coscienza, è lecito votare per candidati inquisiti i quali sono stati messi in lista pro- prio allo scopo di sottrarli al giudizio della magistratura? È il caso, ad esempio, dell’Udc, che ha candidato l’inquisito presidente della Regione siciliana Cuffaro, lasciando fuori l’on. Massimo Grillo, proprio uno di coloro che hanno denunciato gli inquinamenti del partito. Posso io tacere dopo che Grillo – del quale condivido la visione ideale, anche se non l’appartenenza partitica – mette a rischio la sua carriera per motivi di coscienza? Evidentemente no. Se fossi un elettore abituale dell’Udc, mi porrei il problema di coscienza: data l’attuale legge elettorale che non consente di dare la propria preferenza, ma impone di votare la lista, posso dare il mio voto al mio partito là dove esso contribuisce ad eleggere un inquisito? Non ho il diritto di sostituirmi a nessuno nel dare la risposta, ma ho il dovere di porre la domanda. E questo vale per altre situazioni simili in altri partiti, a destra come a sinistra. Informiamoci, prima di votare. È vero che finché non c’è la condanna un accusato è innocente; ma se vuoi essere un rappresentante politico, prima di tutto chiarisci la tua posizione, per tutelare il tuo partito e tutti coloro che credono in te, e solo dopo ti presenti al voto. Altra questione di coscienza. La creazione della Rosa nel pugno, alleanza tra i socialisti di Boselli e i radicali di Pannella, ha inserito i radicali nella coalizione di centrosinistra. Nello scorso anno tutti coloro che hanno difeso la legge 40 sulla procreazione artificiale hanno potuto misurare la distanza culturale, riguardante la visione centrale dell’uomo e non questioni di dettaglio, che li separa dalla cultura dei radicali italiani; da questa differenza culturale scaturiscono politiche opposte. È vero che chi vota all’interno del centro-sinistra può non votare per i socialisti-radicali, ma deve ugualmente porsi un problema di coscienza. Anche qui, c’è il dovere della domanda e non il diritto della risposta. Sono però personalmente convinto che i voti acquisiti dal centro-sinistra grazie ai radicali saranno molti meno di quelli perduti a causa loro. Questi due esempi di possibili obiezioni di coscienza da parte degli elettori, dovrebbero far capire ai politici che non possono fare tutto quello che vogliono, mettendo gli elettori in situazioni di estrema difficoltà; è moralmente lecito rinunciare ad esprimere la preferenza elettorale per il proprio partito (per esempio, annullando la scheda, o cambiando il partito), se in coscienza si ritiene che il male collegato – anche indirettamente – a questa scelta, sia inaccettabile. Mi pare già di sentire le obiezioni: Così finirà che non voti per nessuno!. Va bene, vuol dire che questa volta non voterò nessuno e mi metterò a lavorare per avere qualcuno di decente da votare la prossima volta. Si può fare, naturalmente, anche la scelta opposta. Posso decidere di confermare il mio orientamento di voto nonostante gli aspetti problematici che esso presenta. Ma prendiamo in considerazione questi problemi, teniamone conto, protestiamo con i nostri per le situazioni che si sono create, non avalliamo qualunque nefandezza pur di battere l’avversario. Sia, anche questa, una scelta di coscienza.

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