Ciro Fragante è uno di quegli uomini che non hanno mai scelto una sola strada, e tantomeno una scorciatoia. O meglio: ne ha scelta una più difficile, quella che passa attraverso molte strade per arrivare a un punto solo, essenziale: il centro della persona. Napoli è il suo punto di partenza, ma non è mai stata un confine. Oggi Ciro ha 50 anni, felice papà di Lorenzo, porta addosso una qualità rara: la capacità di tenere insieme mondi che spesso restano separati. Lo sport, l’alimentazione, il benessere psicofisico, il teatro, la musica. Non come somma di competenze — non il profilo del tuttologo — ma come visione integrata dell’essere umano, costruita nel tempo, con studio, esperienza e profondità. Il suo percorso non nasce da una moda né da un approccio motivazionale di superficie.
Ciro ha studiato ogni materia che ha incontrato perché sentiva che ognuna custodiva un pezzo di verità. Non hobby, non incursioni occasionali, ma formazione solida, lauree, pratica costante. Il corpo, prima di tutto. Il gesto. Il respiro. Il movimento. E poi la parola, la relazione, il gruppo. Lo sport è stato una scuola rigorosa: karate, atletica, pallavolo, nuoto, scherma, ginnastica. Discipline diverse attraversate con serietà, fino a una lunga esperienza nell’insegnamento delle attività motorie.
Ma per Ciro il corpo non è mai stato solo performance. È linguaggio. È memoria. È luogo di trasformazione. Da qui l’approfondimento accademico: la laurea in Scienze Motorie, poi la Dietistica, fino alla Laurea in Scienze della Nutrizione Umana. Non per “sapere di più”, ma per prendersi cura meglio. Il suo lavoro in ambito nutrizionale, clinico e preventivo, così come i progetti di wellness integrato nelle aziende, raccontano una visione chiara: il benessere non è un obiettivo da raggiungere, ma un processo da accompagnare.

Ciro Fragante Nutrizionista. Fonte: Ciro Fragante.
E poi c’è il teatro. Un passaggio decisivo. Il teatro non è stato per Ciro un’esperienza accessoria, ma una vera e propria scuola di vita. 17 anni di formazione attorale, accademie, maestri, palcoscenici, esperienze anche internazionali. Un percorso lungo e serio, che gli ha insegnato ciò che nessun manuale può trasmettere: l’empatia, la presenza, l’ascolto reale dell’altro. Stare in scena, per Ciro, è stato imparare a stare nella relazione.
Ed è qui che emerge il peso reale dello studio artistico: l’arte, quando è coltivata con rigore, porta per strade sconosciute a se stessi. Allena lo sguardo, affina la sensibilità, insegna a sentire prima di agire. Tutto questo oggi si riflette chiaramente nel suo lavoro con i gruppi — sportivi, allievi, pazienti, aziende. Ciro lavora molto bene con i gruppi perché non li “gestisce”. Li sente. Sa che ogni gruppo ha un ritmo, una fragilità, una forza da far emergere. Sa che il cambiamento non avviene mai per imposizione, ma per fiducia.
Anche le sue esperienze artistiche — dalla musica al canto, fino alla televisione e al cinema — non sono parentesi, ma tasselli coerenti di un unico disegno: abitare la complessità dell’essere umano senza semplificarla. Perché, in fondo, perché mai si dovrebbe fare un solo mestiere nella vita, se la vita stessa è plurale? L’Arte, per Ciro, è un linguaggio che unisce persone e mondi, al di là delle categorie.
E qui entra in gioco anche quella intelligenza emotiva e intuitiva che, da buon napoletano, Ciro possiede in modo naturale: una capacità di leggere l’altro, di cogliere ciò che non è detto, di sentire prima ancora di spiegare. Oggi continua a muoversi in questa zona di confine fertile, dove scienza e arte dialogano, dove il corpo non è separato dalla psiche, dove il benessere non è una promessa pubblicitaria ma un lavoro quotidiano, serio, umano.
In un tempo che divide, lui unisce. In un tempo che corre, lui rallenta. E nel farlo accompagna le persone a ritrovare qualcosa di semplice e potentissimo: il contatto con sé stesse. Forse è questo, alla fine, il suo vero talento. Non insegnare a fare di più. Ma aiutare a sentire meglio. E hai detto niente..