Cinque nepalesi in Friuli-Venezia-Giulia

Andrea Pozzer gestisce un delizioso B&B in Friuli in quel di San Dorligo della Valle-Dolina nella Riserva naturale della Val Rosandra a pochi chilometri da Trieste e al confine con la Slovenia. Un incontro singolare. Un'esperienza di Vangelo vissuto.

Cosa avrebbe fatto Gesù? È singolare che un proprietario di un Bed & Breakfast si ponga una domanda del genere. Eppure, accade ancora. Anche oggi. Anche ai tempi della pandemia di Covid. Anche in una terra di confine dove non si è estranei a passaggi di migranti. Andrea Pozzer è il protagonista di questa storia. Ha un delizioso B&B Torrente Rosandra in Friuli in quel di San Dorligo della Valle-Dolina nella Riserva naturale della Val Rosandra a pochi chilometri da Trieste e al confine con la Slovenia. Una terra di confine, nell’altopiano carsico, dove scorre il torrente Rosandra-Glinščica, da cui il nome del B&B. Un luogo fresco d’estate, attrattiva per rocciatori, speleologi, semplici escursionisti e non lontano da ambite mete come Aquileia, Caporetto, Capodistria.

Nei suoi incontri quotidiani con i suoi ospiti Andrea Pozzer cerca, semplicemente, di mettere in pratica il Vangelo e una piccola semplice esperienza lo porta a farsi una domanda: «Come avrebbe agito Gesù?». Sembra una domanda banale, ma cercare di immedesimarsi con i sentimenti di Gesù, con il suo stile, modo di agire, cambia le prospettive. Il racconto di Andrea Pozzer:

«Martedì sera con mio figlio Matteo stavamo serenamente cenando a casa e non avevo più letto i messaggi sul cellulare. Non mi ero accorto di una prenotazione giunta attraverso un’agenzia di viaggi online alle 21. Alle 22 si presentano a casa cinque nuovi ospiti. Non c’era neanche stato il tempo di preparare ogni cosa, ma in fretta, con l’aiuto di Matteo abbiamo acceso le stufe, preparato le ultime cose e ritirato i documenti. Mi trovo davanti cinque passaporti regolari nepalesi. Ammetto che non sono molto sereno e la notte non dormo bene. Siamo in un B&B in terra di confine, a meno di due chilometri dalla Slovenia e arrivano alle 22 di sera cinque stranieri…Molte domande si affollano nella mia mente. Come sono arrivati? Sono davvero in regola? Durante la notte apriranno ad altre persone? Si avvierà un processo che non voglio prenda piede? Arriverà la polizia? Ne parlo con Matteo e insieme ragioniamo serenamente:

1) sono vestiti bene,

2) non sembrano aver attraversato i boschi,

3) hanno già pagato con carta di credito,

4) hanno tutti il passaporto in regola,

5) li abbiamo registrati alla questura (procedura normale per tutti gli ospiti).

Insomma, non c’è nessuna evidenza di irregolarità per cui li debba denunciare alle forze dell’odine.

Resta sottesa solo una sensazione, una paura che si può trasformare in pregiudizio.

Per cui decidiamo di comportarci normalmente, come per tutti gli altri ospiti.

Mi è piaciuto come Matteo abbia affrontato l’argomento serenamente, valutato la situazione e dato un consiglio ragionato. L’incertezza di non avere la situazione sotto controllo crea un po’ di ansia. È… a questo punto mi sono chiesto: come si sarebbe comportato Gesù? L’accoglienza di cui tanto parliamo vale solamente per i bambini belli, ricchi, bianchi e puliti? Gesù li avrebbe accolti e amati per il fatto di essere persone e basta.

E così abbiamo cercato di fare, preparando bene le stanze, sistemando la sala per la colazione in modo perfetto, con cura, in modo che si sentissero accolti. L’indomani a colazione sono rimasti colpiti e grati dalle bandierine nepalesi appese, le Lung ta.  «Sono del nostro paese!!!». Hanno commentato felici.

Non è sorto alcun problema, sono andati via in taxi verso la stazione dei treni per raggiungere Milano e come meta finale il Portogallo dove vive loro padre (tre erano fratelli). È una piccolissima esperienza che mi ha dato modo di tarare il cuore sull’accoglienza vera, sul non giudizio, sul non fermarsi alle apparenze. È destabilizzante riconoscere come piccole cose fanno crollare delle certezze e per ritornare a “bolla” bisogna fare un passo».

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