Cinema & lirica

Don Giovanni, di W.A. Mozart. Torino, Teatro Regio. Sicilia, primi Novecento. Michele Placido, alla sua prima regia lirica, vi ambienta fra muriccioli, parchi e camere barocche – trasposizione legittima, il Mediterraneo è il mito dell’eterno viaggio – l’archetipo più che dell’erotismo tout-court, del dramma del libero arbitrio umano. Don Giovanni ha già scelto, a differenza dei personaggi di contorno: è solo sé stesso la misura del vivere. Ma che affanno, che tristezza, e che gioia insincera. Fatale il giudizio finale con il Cielo. Placido insegue questa fatalità, grazie anche alle scene di Maurizio Balò: notti affogate nel buio, interni rosso fiamma, la genialata del cimitero surreale con l’Angelo della morte al posto della statua del Commendatore, che poi trascinerà con sé il libertino, in un assoluto rispetto della musica. Il regista lascia spazio ai cantanti-attori, ai tempi scanditi di Gianandrea Noseda – un direttore che ha molto da dire -, all’orchestra in cui specie gli archi (violini primi e viole) si lanciano in impennate aguzze, ma anche in pause delicate. Certo, il duo regista-direttore preferisce una lettura drammatica più che giocosa (vedi anche le proiezioni sul fondo), come sottende Mozart stesso, dove di buffo (i recitativi incalzanti) resta ben poco: ma la musica trascende e purifica la vicenda perché arie e concertati sollevano, come sempre, verso una sfera di eternità. L’affiatamento di un cast di primo piano ha dato corpo e voce all’idea del regista e del direttore. Eerwin Schrott disegna un Don Giovanni dalla voce ricca di armonici e scenicamente ambivalente; Mariella Devia incarna con spessore altissimo, quasi lacerante, Donna Anna; Barbara Frittoli è un’accorata, lirica Donna Elvira; vivace, ma equilibrato, il Leporello di Nicola Ulivieri, mentre è fresca, sorgiva la Zerlina di Laura Cherici. Del Don Ottavio di Massimo Giordano si evidenzia la bellezza del timbro puro, dai bei filati e dalle impennate credibili che danno vita nuova ad un personaggio ritenuto slavato. Corposo e ben disegnato pure il Masetto di Fabio Maria Capitanuci. Successo incondizionato e giusto per un’interpretazione da rivedere e riascoltare. La Gioconda, di A.Ponchielli. Livorno, Teatro Goldoni. Dopo oltre sessant’anni, il drammone d’appendice in quattro atti del musicista cremonese ritorna in un teatro lucente come uno specchio, nell’allestimento di Micha van Hoecke (regia, coreografia) che filma una Venezia torbida, mentre sul palco un ponticello smontabile è l’elemento unico attorno a cui ruota la storia truculenta di amoreimpossibile- morte-vendetta (una fiction insomma, come usa oggi) cara allo stravagante librettista Boito, che ama le atmosfere decadenti, anno il 1876, di eterna lotta fra bene e male. La fortuna è che c’è la musica, verdiana sicuramente, ma anche francesizzante e perché no, provincialmente wagneriana. Ma l’orchestrazione è sicura e fine, le voci si inerpicano in passaggi già pucciniani. Insomma, Ponchielli genio non è, ma ottimo divulgatore di un clima musicale, questo certamente. Grazie alle luci sfocate di Massimo Corsi e ai costumi postmoderni di Marella Ferrera, van Hoecke ha ricreato queste passioni indomabili con intuizioni geniali, come la Danza delle Ore dove ballerini grotteschi e danzatrici dalle ali di farfalla creavano un’aria di irrealtà sospesa, sullo sfondo di proiezioni in dissolvenza di una laguna decadente. Così che il drammone si alleggeriva in una portata simbolica del fluttuare della vita umana e delle cose. Denia Mazzola Gavazzeni è stata protagonista di ampio respiro, con il Barnaba ruggente e fiero di Vittorio Vitelli, e la trasparente Laura Brioli. Spiccava il tetro Alvise, cui Marco Spotti ha donato scena e voce, dardeggiando con lo sguardo ed una vocalità dal registro esteso, possente, tutta verdiana. Spigliata e attenta la direzione di Lukas Karytinos alla guida della buona Orchestra Città Lirica, assai impegnata in ogni sezione, in gran forma il coro guidato da Marco Bargagna. Successo notevole nella sala strapiena. Al Teatro Comunale di Modena il 19-20/3.

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