Ciclismo pazienza e perseveranza

Disputati la scorsa settimana negli Stati Uniti, i mondiali hanno visto salire sul podio anche campioni che hanno saputo attendere con calma il loro momento
Peter Sagan

Pazienza e perseveranza sono qualità certamente utili nella vita di tutti i giorni, ma possono anche rivelarsi un valore aggiunto, spesso decisivo, per chi fa dello sport. Molte volte, infatti, proprio quando un atleta riesce a fare di queste caratteristiche il proprio “marchio di fabbrica”, possono arrivare quei risultati che in precedenza sembravano tanto difficili da raggiungere. Pazienza e perseveranza, non a caso, sono anche le doti messe in mostra da alcuni ciclisti su strada che, dal 20 al 27 settembre, sono saliti sul podio a Richmond, in Virginia, città statunitense che ha ospitato i campionati del mondo 2015 di questo sport. Campioni come ad esempio Linda Villumsen, Adriano Malori e Peter Sagan.

 

“A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” amava dire Jim Morrison, carismatico cantautore (e poeta) statunitense, una frase che sembra calzare a pennello per Linda Villumsen, trentenne ciclista neozelandese di origini danesi. Eh già, perché ci sono sportivi davvero bravi, tra i migliori al mondo nella disciplina da loro praticata, ma cui qualcosa, nell’appuntamento più importante della stagione, sembra andare sempre per il verso storto. Sono costantemente lì, ad un passo dalla vittoria, ma questa per qualche ragione sfugge sempre, come in passato era accaduto a questa ragazza, specialista delle prove a cronometro ma molto competitiva anche nelle prove in linea, che inseguiva ormai da dieci anni una vittoria importante. E alla fine, mostrando una notevole tenacia, questa vittoria è finalmente arrivata.

 

Nelle due Olimpiadi sin qui disputate, Linda aveva ottenuto un quinto posto nella prova in linea a Pechino 2008, e un quarto nella prova a cronometro a Londra 2012, a meno di due secondi dalla medaglia di bronzo. Era andata certamente meglio ai mondiali, dove dal 2009 al 2013, pur non vincendo, era comunque riuscita sempre a salire sul podio della prova contro il tempo (per lei due argenti e tre bronzi). Lo scorso anno, invece, fu “solo” nona, ed erano davvero in pochi a credere che questa ragazza avrebbe avuto ancora la chance di aggiudicarsi la tanto agognata medaglia d’oro iridata. Invece lei non si è arresa, quest’anno ci ha provato ancora, e al termine di una gara combattutissima, con le prime quattro atlete racchiuse al traguardo nello spazio di appena nove secondi, è riuscita finalmente a conquistare quel successo inseguito per tutta la carriera.

 

Adriano Malori, ventisettenne ciclista azzurro, è balzato agli onori delle cronache giovanissimo. Era il 2008, si correva proprio in Italia, a Varese, per l’ottantunesima edizione dei campionati del mondo. Adriano, appena ventenne, in quell’occasione vinse il titolo iridato a cronometro tra gli Under 23. Il suo talento, la sua precoce attitudine per le prove a cronometro, ha fatto si che da quel giorno le attese dell’ambiente delle due ruote su questo ragazzo siano sempre state altissime, ma un conto è vincere da giovani, un altro è confermarsi tra i professionisti. Per questo atleta, si potrebbe parafrasare la famosa frase tratta dalla parabola dei lavoratori della vigna (“gli ultimi saranno i primi”), frase che, in chiave sportiva, è spesso usata per indicare la pazienza che occorre avere prima di raggiungere un risultato importante, ma che nel suo caso specifico sembra davvero fatta su misura per lui. Nel 2010, infatti, Malori disputò per la prima volta il Tour de France, la corsa ciclistica più importante del panorama mondiale, e giunse centosettantesimo … cioè ultimo!

 

Vittima di una brutta caduta nella terza tappa, l’azzurro strinse però i denti per terminare quel giro (mancavano ancora diciotto tappe), mettendo quindi in cascina un’importante esperienza che avrebbe potuto fare molto comodo in seguito. Ultimamente, non a caso, Adriano ha ricordato quanto quella corsa, nonostante quel non certo lusinghiero piazzamento, sia stata fondamentale per la sua carriera, e così oggi per lui si può veramente dire che gli ultimi saranno (tra) i primi. Dopo alcuni anni di gavetta, infatti, tra il 2014 e il 2015 Malori ha cominciato a battere via via tutti i più forti cronomen del panorama internazionale, dal campione olimpico e mondiale in carica della specialità, Sir Bradley Wiggins, ad atleti del calibro di Fabian Cancellara e Tony Martin. Così, come logica conseguenza di un continuo crescendo di risultati, il ciclista italiano a Richmond ha conquistato una splendida medaglia d’argento nella prova a cronometro, superato solo, e per appena nove secondi, dal bielorusso Kiryienka. Un successo che tra l’altro rilancia finalmente una specialità che in Italia, da troppi anni, non ci vedeva più protagonisti.

 

Che Peter Sagan, venticinquenne ciclista slovacco, avesse le stimmate del fuoriclasse, nel mondo del ciclismo lo sapevano tutti. Corridore davvero completo, capace di vincere sia in volata sia con azioni solitarie, questo ragazzo è considerato da anni uno dei talenti più puri del ciclismo mondiale. Professionista dal 2010, Sagan ha già ottenuto alcuni successi importanti, tra cui quattro tappe e quattro classifiche a punti al Tour de France, e quattro tappe alla Vuelta. Il suo palmares, che comprende tante altre vittorie di prestigio come la Gand-Wevelgem 2013, fino a domenica non poteva però contare su una affermazione nelle grandi classiche di un giorno. Prendete la Milano-Sanremo, ad esempio, corsa in cui il ciclista slovacco è arrivato quarto nel 2012, secondo nel 2013, decimo nel 2014 e ancora quarto nella scorsa primavera.

 

E che dire del Giro delle Fiandre? Dopo il ritiro nel 2011, Sagan ha poi inanellato un quinto posto nel 2012, un secondo nel 2013, un sedicesimo nel 2014 e un quarto quest’anno. Tutti ottimi risultati, non c’è che dire, ma è sempre mancata la zampata finale che lo portasse alla vittoria, anche perché, è giusto ricordarlo, negli ultimi anni è stato spesso “vittima” di un marcamento strettissimo da parte dei suoi più temibili avversari. Domenica, nell’atto conclusivo dei mondiali, ha corso da vero campione, nascosto per quasi tutta la gara, scattando solo sull’ultima ascesa posta a pochi chilometri dal traguardo, aumentando poi il distacco in discesa, e conquistando così in solitaria, da vero e proprio trionfatore, il titolo iridato dei professionisti. Anche lui, grazie a pazienza e perseveranza, alla fine è arrivato dove voleva arrivare.

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