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In profondità > Focolari

Ciao Bruno

di Franz Coriasco

- Fonte: Città Nuova


Ci sono persone che più di altre ti segnano la vita, spesso più dei genitori. Bruno l’ha fatto con la mia. È stato un amico, un padre e un fratello, una guida, un maestro.

Bruno Venturini

Se n’è appena andato, a modo suo: senza far rumore. Ansioso d’incontrare quel Dio misterioso al quale aveva consacrato l’esistenza. Bruno c’era sempre, per quanto lontani fossimo. Per me e un’infinità di altre persone.

 

M’ha visto crescere, ha seguito i miei garbugli senza mai giudicarli (da chi cercare consigli se non da lui?), ha celebrato il mio matrimonio, ha rasserenato il mio divorzio, ha condiviso con me i momenti più belli e i più dolorosi, e anche questo l’ha fatto a modo suo: con quella sua levità silenziosa e umilissima che pure era all’opposto dell’introversione o della ritrosia.

 

Una volta, durante un pranzo fra amici, gli chiesi come, e per cosa, avrebbe voluto essere ricordato dopo la morte. Mi disse che avrebbe voluto semplicemente venir dimenticato. Mi spiace, Bruno, ma non sarà proprio possibile.

 

In questi ultimi giorni ci siamo visti parecchio, anche quando, ormai stremato dalla malattia, faceva fatica a parlare. Non faceva che stringerti forte la mano fra le sue, e sorridere: «Andiamo avanti insieme», ripeteva in continuazione: come se la morte, acquattata dietro l’angolo, non esistesse; o meglio, non riuscisse a ingombrarne i pensieri.

 

Una sola cosa gli rimprovero: aver così raramente condiviso le sue oscurità: non per riserbo, ma perché le riteneva regolarmente irrilevanti rispetto a chi aveva davanti in quell’eterno presente nel quale viveva e che l’ha accompagnato fino all’ultimo respiro.

 

Ma uno così non poteva che percorrere gli ultimi tornanti sentendosi inadeguato e difettoso; uno così non poteva che implorare misericordia (guarda caso, da sempre la più tipica delle sue esclamazioni) nell’oscurità assoluta di chi si sente irrimediabilmente fallito: è l’immancabile strettoia dei più Grandi, il privilegio dei più santi che, mi si dice, lo sono anche e soprattutto in quel loro sincero e straziante sentirsi miserrimi.

 

Bruno, il meno prete dei preti che ho conosciuto, la più solida delle mie rocce, il più delicato dei fiori del mio sentiero; l’ostetrica della mia parte migliore, la coperta delle mie magagne, la tisana delle mie angosce. Un ultimo abbraccio Bruno, stracolmo di gratitudine.

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