Ci stiamo!

Sono d’accordo Ce l’eravamo sentito nostro quando ci aveva detto che la vera libertà nasce dalla fratellanza, quando nei suoi discorsi dimostrava una coerenza estrema in difesa della vita, quando gridando ovunque la parola pace cercava la convivenza dei popoli, la tolleranza e la riconciliazione; quando venerdì primo aprile, venuto a conoscenza dei canti, delle preghiere e dei cori dei giovani che partivano da sotto la sua finestra, ha detto: Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio. Parole forti, grandi, preziose, che hanno immediatamente fatto breccia nel nostro cuore, scavando nelle coscienze! Nei giorni seguenti in classe non si parlava che del papa. Purtroppo però non come avrei voluto. Una prof raccontava di come la risposta della gente alla morte del papa le sembrasse un modo per stare al centro delle telecamere, dicendo che in fondo se si crede davvero in qualcosa basta anche solo rimanere a pregare nella propria cameretta e soprattutto riducendo la sua grandezza alla forza dei mass-media che durante il suo pontificato hanno raggiunto i massimi livelli. Non riusciva a spiegarsi (e se lo faceva, lo faceva male!) perché fossero arrivati da tutto il mondo, con il proprio bagaglio culturale, con la propria religione… quando in fondo lui è esclusivamente cristiano. Per gli atei poi, le denunce si sprecavano: Con che coraggio arrivano qui? Loro che non l’hanno mai seguito. Non ha un senso logico. È segno di ipocrisia, un modo per far parte dell’evento!. Solo alla fine del suo discorso però ho capito da cosa derivasse tutta questa ostilità: il papa era per il rispetto indiscusso della persona, qualunque fosse la sua origine e condizione, e questo a partire dal concepimento, perché dal concepimento inizia la vita. Pertanto era contro l’aborto e contro l’uso del profilattico. Questo lei non lo condivide e non capisce come la gente possa nonostante tutto accettarlo. Un mio compagno, un po’ per lecchinaggio, un po’ per paura di contrariarla, le dava ragione su tutti i fronti. Mi sembrava fossi la sola a pensarla differentemente e dicevo tra me e me: Stare in silenzio e rimanere nel contesto indifferente o dirle qualcosa?. Alla fine ho preso coraggio e le ho risposto. Le ho detto che, secondo me, era fondamentale pregare per lui, e che andare a piazza San Pietro era un modo per farlo insieme, per dare visibilità al nostro affetto con rosari, canzoni, cori… per dirgli che ci siamo e ci stiamo a seguirlo. Inoltre, ho continuato, lui non è solo il papa dei cristiani, ma di tutti! Perché ora dovrebbe scartare proprio gli atei? È stato un momento forte per la mia classe, perché appena ho finito di parlare un mio amico le ha detto: Io, prof, sono ateo e la penso come lei. Quel sabato sera con i suoi amici stavano andando a ballare ma per strada hanno sentito vociferare sull’aggravarsi delle condizioni del papa. Non ci sembrava opportuno andare in un locale proprio quella sera. Con le macchine si sono organizzati per andare a piazza San Pietro. Ci ha raccontato che appena è arrivato lì si è commosso nel veder pregare migliaia di giovani in un silenzio surreale. Ecco prof – ha continuato -, sono ateo e forse le mie preghiere non varranno poi molto, ma in quel momento era quello che mi diceva l’anima. Avrà pur un senso…. Un’altra ha raccontato di essere rimasta colpita da uno striscione dove Carol era la sigla di Con Amore Rompi Ogni Limite; così, dopo un lungo tempo di silenzio si è riaffacciata nella sua parrocchia e ha addirittura partecipato ad una veglia di preghiera. Pian, piano si è allargato il cerchio… Sono state tante piccole esperienze che hanno lasciato la prof stupe- fatta, tanto da farle dire alla fine: Sono troppo integralista a volte. Credevo di conoscervi, ma non è così. Sarebbe bello ‘vedere’ con i vostri occhi. Alla fine della lezione i miei compagni mi hanno ringraziato perché da soli non si sarebbero aperti con gli altri, perché per quanto l’argomento fosse attualissimo, parlare della propria personale esperienza è un’altra cosa. Daniela Cipriani Le sfide Checco, il papa è morto; non dobbiamo essere tristi perché arrivare a lui è la meta della vita: così recitavano gli sms dei giovanissimi della mia diocesi che mi hanno raggiunto negli Stati Uniti (dove mi trovo in questo periodo) alla notizia della morte del papa. Ho avuto la grazia di incontrare Giovanni Paolo II in diverse occasioni, dalle Gmg alle udienze in occasione delle assemblee nazionali dell’Azione cattolica fino al pellegrinaggio a Loreto del settembre scorso. Ogni incontro è stato un’occasione di crescita spirituale e umana, una tappa significativa del mio cammino di fede: serbo nel cuore la testimonianza di una fede umile che illumina la vita, il coraggio di vivere il vangelo senza compromessi accettando con gioia di portare la croce del Signore non nonostante, ma attraverso le fatiche di ogni giorno. Ha incarnato il volto dell’umanità, dell’uomo cristiano in cammino. Giovanni Paolo II ha da sempre cercato e amato i giovani che hanno trovato in lui un papà, un nonno, un amico: da guida saggia, con parole forti e decise, ma nello stesso tempo vivibili, li ha incoraggiati a seguire Cristo senza mezze misure, a non avere paura di essere i santi del nuovo millennio! Credo che l’invito a giocare la propria vita puntando alla meta della santità sia il modo più bello di spendere la giovinezza attraverso il dono di sé: essere testimoni autentici, pellegrini sulle strade di un mondo lacerato da guerre, ingiustizie, povertà, in cui continuare ad essere sentinelle del mattino e costruttori della civiltà dell’amore e della pace! A Loreto, il papa ha lasciato all’Ac, ma con essa a tutto il laicato, tre consegne per camminare nel terzo millennio. Contemplazione: camminare sulla strada della santità, con lo sguardo fisso su Gesù; comunione: essere promotori dell’unità all’interno della chiesa e fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà; infine missione: portare da laici il fermento del vangelo nei luoghi del quotidiano, per raccontare con la propria vita che esso è parola di speranza e di salvezza per il mondo. Camminare ogni giorno con lo sguardo alto all’altezza dei sogni, per arrivare fino in cima. Con la certezza che anche lui cammina con noi e ci guida. Ora da lassù. Francesco Biguzzi Al Circo massimo Come molti della mia generazione, appartengo al gruppo dei cosiddetti Papa boys. Ho trascorso tutta la mia vita sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e seguito tutti i pellegrinaggi dal 1995 in poi: Loreto, Parigi, Terra Santa, Roma nell’anno del grande Giubileo. Oggi posso dire che gran parte della mia adolescenza e giovinezza l’ho trascorsa di Gmg in Gmg, e tutto ciò non ha fatto altro che rafforzare la mia fede ed una chiamata personale alla sequela di Cristo. Provengo da una famiglia cattolica praticante e dall’adolescenza sono entrata a far parte di una comunità neocatecumenale. Il pomeriggio di sabato 2 aprile eravamo in piazza San Pietro con lo sguardo rivolto alla finestra degli ap- partamenti papali mentre cominciavamo, tutti insieme la recita dei Vespri. Accanto a noi alcuni ragazzi cantavano, altri sgranavano il rosario, ed ognuno pregava alla sua maniera. Il clima vissuto era quello delle solite Gmg, in cui si passa la notte all’aperto aspettando la parola del papa. Questa volta la sua parola non è stata orale, ma fatta di vita vissuta nella sua sofferenza e nella croce. È stata la sua agonia la parola più chiara ed evidente. Mentre nei giorni successivi provavo a fare la fila per rendergli omaggio, ripensavo a molte sue parole: Non abbiate paura; Spalancate le porte a Cristo ed infine il suo discorso di Tor Vergata, al quale non posso pensare senza commuovermi. Ho poi seguito i funerali al Circo massimo: ognuno di noi era commosso ma non triste. In tutti c’era la fiducia che il Santo Padre ci guida, sorregge ed incoraggia come ha sempre fatto. Il vangelo posto sulla bara, le cui pagine sfogliate dal vento si sono infine richiuse, sembravano voler ricordare tutta la vita di quest’uomo che lo ha vissuto fino in fondo, accettando tutto quanto era nelle sue possibilità. Con la sua vita e la sua morte abbiamo capito che è possibile vivere il vangelo se diciamo a Dio il nostro si. Infine quando la bara è stata trasportata in basilica, volgendosi verso i fedeli per l’ultima volta mi è sembrato che il papa ci stesse salutando, così come era solito fare alla fine di ogni pellegrinaggio dicendoci sempre: Cari giovani, vi aspetto a…. Ora lui è nella casa del Padre e sicuramente sta pregando per ciascuno di noi, giovani e meno giovani affinché si compia in ognuno di noi la volontà di Dio. Barbara Panariello Da Mosca L’anno scorso mi trovavo in Italia quando un gruppo di capi religiosi dell’Azerbajgian venuto a Roma è stato ricevuto dal papa. Parlavano il russo, e mi è stato chiesto di fare da traduttrice. Siamo stati da Giovanni Paolo II un’ora e 15 minuti. Così anch’io ho potuto salutarlo personalmente, e per me è stato un grande dono. Quando mi sono avvicinata ho sentito il suo sguardo d’amore sia personale che per i nostri paesi. Sono ortodossa, e lui per me è una personalità grande che ha fatto tanto per il mondo, e mi fa impressione come abbia vissuto per il dialogo con le altre chiese, come lo abbia sempre cercato. La sua partenza per il Cielo sicuramente è stata una grande perdita, ma allo stesso tempo ha rafforzato la speranza per l’ecumenismo. Se lui in vita ha voluto così tanto l’unità tra le chiese, quanto più potrà fare dal paradiso. Quando sono tornata in Russia, avevo con me le bellissime foto dell’incontro con lui; ma non le ho tirate fuori subito perché non ero sicura che in famiglia o tra gli amici sarebbero stati interessati. È stata però la mamma stessa a chiedermi come mai non avessi una foto con il papa, e così gliel’ho mostrata. Ho visto con mia grande sorpresa la stima e l’amore con cui tutti hanno reagito. La mamma l’ha portata a scuola ed anche il papà l’ha mostrata ai suoi colleghi. Raccontavano a tutti di questo momento. Questa per me è stata una scoperta. Nei giorni in cui il papa è morto, anche in Russia tutti ne parlavano, soprattutto quelli di altre convinzioni, e i giornali hanno seguito molto da vicino le varie notizie. La sua morte è stata seguita con dolore da tanti

I più letti della settimana

Lorenzo è volato in cielo

Casamicciola

Casamicciola: si poteva evitare

Simple Share Buttons