Chiudiamo o apriamo?

In Italia c’è un ritorno della paura per vari motivi, dal terrorismo alla crisi economica, ma soprattutto per via degli immigrati. Sembra quasi che ci si debba preoccupare più della sicurezza delle nostre frontiere, delle nostre città e della nostra gente che dell’accoglienza e dell’integrazione

In Italia c’è un ritorno della paura per vari motivi, dal terrorismo alla crisi economica, ma soprattutto per via degli immigrati. Sembra quasi che ci si debba preoccupare più della sicurezza delle nostre frontiere, delle nostre città e della nostra gente che dell’accoglienza e dell’integrazione. Un fenomeno che diventerebbe inquietante se dilagasse, a livello delle istituzioni come fra i semplici cittadini, per molti dei quali, per fortuna, i migranti hanno volti e nomi ben precisi. L’approccio ondivago del nostro Paese alla questione, con le sue molte sfaccettature, dai modelli di accoglienza ai “patti” per la sicurezza stipulati a livello internazionale, ci ha fatto pensare all’atteggiamento che abbiamo con chi non è nato in casa nostra, con chi arriva da fuori, arriva dopo, e chiede di far parte, in qualche modo, della nostra vita. E non necessariamente ha una nazionalità diversa dalla nostra: semplicemente, a un certo punto, incrocia il nostro cammino… Quando questo ci succede, come reagiamo? Chiudiamo le frontiere o apriamo le porte? La maggioranza degli italiani le apre, per fortuna.

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