Chiara: “Spagna!”

1968, anno della "contestazione". Un religioso spagnolo ad Avila conosce il carisma dell'unità. E si accende una fiamma che tutto travolge. La collaborazione con Chiara nello sviluppo del Movimento dei religiosi.
Manolo Morales
Agosto 1968. Nello splendore di una Mariapoli indimenticabile ad Avila, terra di santa Teresa, ero “caduto dal cavallo” (o, per essere più esatti, “dall’asino”). Mi si erano aperti gli occhi: era arrivata nella Chiesa una nuova presenza di Dio! Dio nei volti, nelle relazioni, nella gioia e nella trasparenza soprannaturale, nel clima di unità che si respirava tra le persone. 
 

E la fonte di quella vita era Chiara. E Chiara era a Roma, a Rocca di Papa. Dunque era a Roma che dovevo andare! Nell’aprile dell’anno seguente ho fatto la prima “scappata” in un viaggio avventuroso che fu una vera esperienza della Provvidenza divina. Si trattava di un incontro di sacerdoti e religiosi. Chiara però, in quei giorni, stava tornando da Istanbul. Erano i tempi degli incontri con il Patriarca Atenagoras. Approfittai di quella occasione per conoscere Loppiano e lì respirare e comprovare nuovamente la verità del “fatto di Avila”.

 

In prima fila

 

Arrivò il mese di settembre del 1969. Chiara, stavolta sì, era proprio davanti a me. Ed io ero in prima fila, per non perdere nemmeno una parola, un gesto. Eravamo circa una ventina di religiosi e altrettanti sacerdoti. I religiosi erano tutti “veterani” dell’Ideale, dei “primi tempi”. Chi scrive, invece, era a contatto con l’Ideale solo da un anno. Tuttavia in quel momento – questo lo avevo già capito – rappresentavo tutti i religiosi della Spagna.

 

E Chiara venne, e vinse. Vinse con un vulcano di sapienza. Tutti i suoi appunti si riducevano a un foglietto di pochi centimetri. E dal quel cuore e da quella mente di fuoco sgorgò una visione dei carismi della Chiesa del XX secolo tanto nuova, tanto attuale, tanto luminosa, che mi risolse per sempre ogni problema di identità.

 

Agostiniano, certamente! Più figlio di Agostino che mai! Però adesso in quel “nuovo cielo” di unità con tutto questo “corpo”, con il francescano, il sacramentino, il domenicano, il claretiano, il gesuita, il salesiano, ecc…

 

Agostino, Francesco, Giuliano Eymard, Domenico, Antonio Maria Claret, Ignazio, Don Bosco… La bellezza della Chiesa! I santi nuovamente vivi! La comunione e l’amicizia che vivono i nostri fondatori “come in cielo così in terra” (Mt 6, 10).

 

Terminato l’incontro, tutti ci acquietammo. Chiara uscì accompagnata da Pasquale Foresi e altri suoi primi collaboratori. Non erano previsti dei saluti personali a Chiara. Perché no? Passeggiavamo, durante l’intervallo, nel giardino del Centro Mariapoli. Ebbi l’intuito di andare verso il luogo in cui Chiara stava uscendo con la macchina. Attraversai velocemente il giardino e mi piazzai di fianco alla macchina. Chiara abbassò il finestrino con il sorriso di un amore condiscendente, e così, stringendole la mano, le dico: “Spagna!”.

 

Chiara tornò il giorno seguente. Seconda sessione di “aggiornamento”. Notizie di attualità di un’Opera di Dio che si “palpava” con i fatti. E questa volta sì, questa volta uscimmo tutti insieme con lei. Al fondo del corridoio, Chiara si gira e saluta uno per uno. Quando giunge il mio turno, mi guarda, espressiva e simpatica come era lei, e con la grazia di chi già lo ricordava, dice “Spagna!”.

 

Così “entrammo” in quel “cuore universale” per non uscirne più. Erano i piani di Dio. In Spagna, come in tanti altri luoghi, già formavamo con alcuni religiosi delle “segreterie” per animare i religiosi dell’Opera di Maria. Molti religiosi conoscevano l’Ideale nelle Mariapoli e desideravano per questo incontrarsi con noi per approfondire la spiritualità dell’unità.

 

Questi incontri erano la grazia che si incarnava nella nostra vita religiosa. Andavamo a Roma, questo sì, non appena potevamo, per mantenere viva la “fiamma”, in occasione degli incontri internazionali. Chiara ci conquistava e ci trasformava.

 

Nella casa di Chiara

 

In uno di questi viaggi a Rocca di Papa, a causa del funerale di Igino Giordani, Andrea Balbo ofm, Padre Novo, allora responsabile dei religiosi del Movimento dei Focolari, mi propose di andare al Centro dei religiosi, la Segreteria internazionale che coordina la vita e le attività dei religiosi dell’Opera di Maria. Mi sembrava impossibile. Anche se già stavo cominciando a capire che “le cose possibili” le fanno gli uomini, mentre di quelle “impossibili” si “incarica” Dio direttamente.

 

In effetti l’8 gennaio 1981 andai di nuovo a Rocca di Papa in compagnia di Vale, una delle prime compagne di Chiara, che tornava a Roma da Madrid. Già sull’aereo seppi che Chiara si sarebbe riunita con il Centro dei religiosi pochi giorni dopo. E così avvenne. Fu il mio primo ingresso nella casa di Chiara.

 

Lei aveva appena ricevuto la notizia della morte di Piero Pasolini, uno dei primi focolarini, avvenuta in Africa in quello stesso mattino. Celebrammo insieme la santa Messa nella cappella privata e, di lì, passammo alla riunione. In quel piccolo salone ebbi finalmente la possibilità di comprendere quello che dice il Vangelo circa l’ammirazione di coloro che vedevano in Gesù… il figlio del falegname. Ho sentito Chiara dire che la semplicità è la caratteristica del Movimento dei Focolari. È vero. Fu quella la mia prima impressione nell’incontrare Chiara così da vicino: la semplicità, la naturalezza, la normalità.

 

Molte altre volte, vivendo al Centro dei religiosi per tredici anni, ho potuto sperimentare come le parole di Chiara acquistavano per me il loro vero valore e mostravano la loro enorme profondità solo dopo che ritornavo ad ascoltarle o a leggerle con più calma. Come se la semplicità e l’“umanità” del contatto diretto e immediato avessero occultato, in quel momento, l’importanza del “divino” che stava dietro.

 

Ancora adesso, a distanza di tanti anni, faccio la stessa esperienza, leggendo i suoi scritti o assistendo alla proiezione di un suo video. Uno si può fissare anche solo in Chiara, tuttavia Chiara significa un carisma, e il carisma è molto di più. Non si finisce mai di abbeverarsi da esso.

 

Nell’ottobre di quell’anno ’81, durante l’incontro dei responsabili di tutte le zone del mondo, Chiara ci diede i famosi temi relativi all’unità. Temi di fuoco! Parlò di alcuni fatti dei primi tempi del Movimento come di “segni profetici”: i piccoli incontri nel Parlamento italiano, p. e., erano stati il “segno profetico” di Umanità Nuova e del Movimento della politica; gli incontri con il Patriarca Atenagoras avevano rappresentato il “segno” di un grande movimento ecumenico, ecc.

 

Nell’uscire da quella sala mi avvicinai a lei per salutarla a nome di tutti i religiosi. Lei si fermò e mi disse: “Lei, Padre, deve dire ai religiosi che anche quelle volte che noi andavamo nei Collegi Internazionali di Roma, anche quello era un segno profetico. Quindi, anche lì arriveremo. E tutto si farà”.

 

Chiara e le prime focolarine, in effetti, su richiesta e con il permesso dei loro superiori, negli anni ‘50 si erano incontrate con i giovani religiosi che studiavano nei Collegi Internazionali di Roma: un “segno profetico” del successivo Movimento dei religiosi. Questa fede e questa “passione” me le impresse Chiara, indelebili, nel cuore e nella mente: sostenere, animare, offrire ampiezza di orizzonti alla nostra vita religiosa!

 

Quando, nell’estate del 2001, inviato dai miei superiori in Brasile, lasciai il Centro dei religiosi, Chiara, in un incontro indimenticabile in Svizzera, con la sua abituale spontaneità e simpatia, mi lanciò una domanda che è tutta una sfida e una chiamata: “Adesso non perdiamo Padre Manolo, vero?”.

 

Questo è quasi un suo testamento, personale, di una Chiara che mi accompagna sempre.

 

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