Cervelli in fuga, in gabbia. . . in libertà

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“L’Italia deve decidere il ruolo che vorrà ricoprire tra dieci o venti anni”. “Tanti telefonini, ma poca innovazione”. “Rischiamo di precipitare nelle retrovie del mondo industrializzato”. “Chi non ha avuto paura di investire oggi è all’avanguardia”. “Le imprese sviluppano poca attività ad alto contenuto tecnologico”. “Le lobbies di potere (politico, economico, sindacale, accademico) bloccano ogni via di cambiamento”. “Mi aspettavo collaborazione… ma in Italia ognuno coltiva il suo orticello””. Questi e altri titoli apparsi di recente sui mass media stigmatizzano la difficoltà di fare ricerca oggi in Italia. Quando è il periodo delle vacche grasse in qualche modo si coprono problemi, ma quando di soldi ce ne sono pochi per tutti, allora i nodi vengono al pettine. È la sfida dell’innovazione, della ricerca scientifica e soprattutto dello sviluppo delle risorse umane: nel mondo di oggi chi perde questa sfida è condannato al declino. La richiesta di tutti è per maggiori investimenti pubblici, ed è giusto. Un gran numero di scoperte e innovazioni tecnologiche vengono dalla ricerca di base, che però produce risultati in tempi e in settori non rigidamente prevedibili a priori e ha quindi bisogno del finanziamento pubblico. Nell’erogarlo vanno tenuti presenti alcuni aspetti critici: creatività e capacità di ottenere risultati scientifici decrescono man mano che si va avanti nell’età, quindi è essenziale investire con continuità nei giovani, con fiducia e senza tante pastoie burocratiche. Per quanto riguarda invece l’organizzazione del lavoro, i ricercatori devono avere tempo e budget adeguati a disposizione, senza l’assillo del risultato immediato. La ricerca di base si fa così, investendo a lungo termine. Per fortuna non ci sono più da tempo i finanziamenti a pioggia, la selezione avviene a priori tramite commissioni di esperti e di solito va avanti chi ha idee buone. Certo, l’inefficienza, così come la disonestà ci saranno sempre, e vanno combattuti con decisione, ma questo non deve far diminuire l’impegno pubblico in questo campo. Ne va del futuro del nostro paese. Testimonianze Una “critica profonda e argomentata al sistema università e ricerca italiano, sostenuta con discrezione dalla generazione più giovane dei ricercatori ” è contenuta nel libro Cervelli in fuga (1), che raccoglie le esperienze di ricercatori italiani emigrati verso paesi esteri “in grado di offrire migliori condizioni e prospettive di lavoro, e dove l’efficienza e il merito sono valori acquisiti e riconosciuti”. Presto uscirà un nuovo libro, Cervelli in gabbia, complementare al primo, con “le storie dei tanti, tantissimi cervelli italiani che, dopo una formazione di altissimo livello, tipicamente un dottorato, per svariati motivi si trovano “in stallo”, “a bagnomaria”, “in stasi”, “insabbiati”, appunto “in gabbia”, cioè in condizioni di lavoro tali da impedire la piena realizzazione della loro creatività e potenzialità scientifica”. Il problema non è tanto il fatto che i giovani partano per fare esperienze all’estero: nel mondo di oggi questo è indispensabile, sia durante la propria vita professionale, sia ancor prima durante l’università, se possibile. Andare all’estero per imparare o approfondire lingue, approcci organizzativi, metodi di ricerca, competenze, idee nuove e promettenti in uno scambio proficuo di stimoli ed esperienze è indispensabile per crescere, specializzarsi e diventare sempre più “cittadini del mondo”. Questo vale per qualsiasi mestiere, ma soprattutto nel mondo scientifico e tecnologico. Il problema è che da un lato il numero di cervelli che lasciano il nostro paese per fare esperienza all’estero è fin troppo limitato, dall’altro, quanti rientrano sono magari quelli di bassa qualità che non hanno trovato collocazione e valorizzazione stabile altrove. Mancano centri di eccellenza capaci di attirare i migliori, manca un reale apprezzamento delle competenze, e la flessibilità amministrativa necessaria. Al posto di tante costose e interminabili gare e concorsi di dubbia equità, a chi deve mettere su un gruppo di ricerca si potrebbe dare per esempio la possibilità di assumere i ricercatori che vuole, quelli giusti per il progetto, sotto la sua responsabilità. E poi a posteriori, per le successive assegnazioni di fondi e progetti, valutare risultati, trasparenza ed efficacia nei criteri di selezione. Europa Ci darà una mano forse l’Europa, che sta provando a cambiare metodo per recuperare il ritardo nei confronti di Stati Uniti e Giappone. Nel sesto Programma quadro di ricerca e sviluppo che sta partendo in questi mesi, l’obiettivo non è solo quello di erogare contributi per la ricerca alle aziende grandi e piccole; c’è l’ambizione di integrare e strutturare le attività dei diversi stati, realizzando finalmente un unico Spazio europeo di ricerca e innovazione tecnologica. Si cercherà in particolare di rafforzare l’eccellenza in alcuni settori (vedi riquadro), attraverso il superamento della frammentazione delle attività e integrando le competenze necessarie al fine di creare una leadership europea. Importanti sono soprattutto le iniziative per favorire l’instaurarsi di un dialogo tra comunità scientifica e società civile, in particolare attraverso piani per l’utilizzo responsabile delle innovazioni da parte delle autorità competenti. Questo sforzo dell’Europa è molto importante e speriamo che siano sempre di più le aziende italiane che si fanno avanti con idee e progetti degni di ricevere un finanziamento europeo. Anche qui però non mancano i problemi: chi ha partecipato a questi programmi di ricerca, accanto alla straordinaria opportunità di migliorare le proprie competenze lavorando in un ambiente competitivo e stimolante, sperimenta a volte burocrazia e interessi particolari, insieme alla difficoltà di valorizzare le idee realmente innovative. Proposta Viene da concludere che forse, oltre a un problema di soldi e di organizzazione, è soprattutto una questione di serietà, di onestà, di coraggio di interessarsi al bene comune, cominciando da quello delle persone che abbiamo a fianco, mettendosi in discussione personalmente. Potrebbe essere utile allora proporre anche un cambiamento culturale, per sconfiggere il “tanto non c’è niente da fare “, così come l’interesse di chi vede solo il proprio vantaggio personale. Questo cambiamento culturale dovrebbe influenzare il modo in cui si definiscono programmi e progetti fin dal momento dell’impostazione iniziale. Per esempio, come aiutare il ricercatore ad essere cosciente del preciso ruolo che ha nella società, conoscitivo, perché quello che fa oggi, domani verrà applicato e cambierà la vita della gente, e formativo, perché magari ha dei giovani accanto a sé? O come radicare nei responsabili di progetto l’importanza di uscire dai particolarismi dei gruppi che fanno ricerca nello stesso settore, per aprirsi ad una collaborazione reale in cui la ricerca dell’altro è importante e mi interessa come la mia? O ancora, a livello internazionale, come sostenere la proposta di istituire una Banca delle tecnologie pulite che si interessi del trasferimento di questo tipo di tecnologie ai paesi in via di sviluppo ? Sono solo piccoli esempi, ma – pensiamo – nella direzione giusta. Si tratta cioè di aggiungere alla richiesta di maggiori fondi e nuova organizzazione, un nuovo modo di “pensare” il perché e il come della ricerca. 1) Cervelli in fuga, a cura dell’Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani, Avverbi Edizioni. IL SESTO PROGRAMMA QUADRO EUROPEO DI RICERCA E SVILUPPO Aree tematiche prioritarie di ricerca: • Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute • Tecnologie per la società dell’informazione • Nanotecnologie e nanoscienze • Aeronautica e spazio • Sicurezza e qualità dei prodotti alimentari • Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi • Cittadini e governance nella società della conoscenza Per orientare ed integrare la ricerca: • Sostegno alle politiche e anticipazione delle esigenze scientifiche e tecnologiche • Attività orizzontali di ricerca concernenti le PMI • Misure specifiche a favore della cooperazione internazionale Per strutturare lo spazio europeo della ricerca: • Ricerca ed innovazione • Risorse umane e mobilità • Infrastrutture di ricerca • Scienza e società Per rafforzare le basi dello Spazio europeo della ricerca: • Supporto al coordinamento delle attività • Sostegno allo sviluppo coerente delle politiche LA RICERCA IN ITALIA alcuni degli enti principali • Asi – Agenzia spaziale italiana • Cira – Centro italiano ricerca aerospaziale • Cnr – Consiglio nazionale delle ricerche • Enea – Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente • Infm – Istituto di fisica della materia • Inaf – Istituto nazionale di astrofisica • Infn – Istituto nazionale di fisica nucleare • Ingv – Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

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