C’è anche prostituzione maschile

Grande piaga, quella della schiavitù sessuale di uomini, balzata alla ribalda dopo la recente uccisione di Lunlabelle, una “presentatrice” thailandese per mano di un suo coetaneo maschile, anche lui un “pretty”, cioè un fittizio giovane “presentatore” di prodotti

La nuova tratta degli schiavi non colpisce e coinvolge, spesso con forza e violenza, solo delle donne, delle giovani mamme e delle giovanissime adolescenti: anche gli uomini, soprattutto ragazzi, sono purtroppo coinvolti in questo losco business che infesta molte metropoli asiatiche. È una piaga che si ritrova a Bangkok, Phnom Phen, Saigon, Yangon solo per citarne alcune. A Chiang Mai, città ai piedi delle montagne che separano la Thailandia dal Myanmar, Laos e Cina, nel nord del Paese, le scene che si possono vedere la sera sono davvero pietose. La notte, ma non solo, in alcune strade e locali della città è possibile avvicinare facilmente dei ragazzi, alcuni dei quali arrivano dalle montagne di Mae Hong Son, proprio a ridosso del confine. Anche gli adolescenti della città, magari di qualche famiglia disagiata, dopo le ore scolastiche si cambiano di abito e vanno verso i luoghi di appuntamento: case di massaggio, bar predisposti a locali d’incontro, incroci.

Purtroppo la domanda di questo tipo di servizi da parte di uomini è molto alta da parte sia di locali che di stranieri. Ci sono giovani che intraprendono (o sono forzati a farlo) questa strada, ma appena ci riescono, cercano di cambiare vita, e a iniziare, magari con l’aiuto dei proventi guadagnati, a intraprendere un’altra vita, come racconta ad esempio un giovane di nome Krit. Dalla strada, dopo essere stato infettato dall’Aids, è riuscito a comprarsi un tuk-tuk, e a iniziare una nuova vita, trasportando, su questo piccolo taxi locale, i turisti, stavolta non in oscuri luoghi ma verso i templi e le montagne di Chiang Mai. Ci sono anche alcune storie di “auto-redenzione”, ma poche in verità.

Molti altri rimangono segnati a vita da un’esperienza di prostituzione che porta all’economia thailandese qualcosa come 6,4 miliardi di dollari all’anno, e lascia dietro di sé centinaia di migliaia di “scarti umani”, maschili e femminili.

Le tre piaghe delle zone di frontiera sono: la corruzione, la droga e il traffico di essere umani. Sono tre modi molto rischiosi per arricchirsi in modo veloce, per chiunque. E ora si aggiunge anche il traffico di animali esotici e proibiti, vicini all’estinzione, come pantere nere, tigri, cobra, lucertole giganti rare: tutti animali ricercatissimi per i presunti poteri afrodisiaci ricercati da ricchi cinesi, di solito.

La giornalista Rina Chandran, di Reuters, si è occupata recentemente del caso: ha mostrato che per un giovane ragazzo delle montagne, 60 euro per un’ora, oppure 200 euro per una notte, sono un’attrazione troppo forte, quasi impossibile da rifiutare, perché così può guadagnare in un paio di giorni l’ammontare delle vendita del riso di un anno intero della famiglia. Molti pensano che le uniche ad essere sfruttate siano le donne e le giovanissime, e che gli uomini e i ragazzi caduti vittima nello stesso ambiente possano cavarsela più facilmente: niente di più errato. Per Alezandra Russell, fondatrice dell’organizzazione no profit Urban Light (luce urbana), non può esserci nulla di più inesatto, perché i giovani ragazzi sono vulnerabili esattamente come le ragazze, e non riescono facilmente ad uscire dal giro proprio come le controparti femminili. Solo che il mondo mediatico si focalizza principalmente sulle giovani e sulle donne, senza porre troppo interesse al lato maschile del fenomeno.

La Thailandia, soprattutto verso le zone di frontiera, con i tanti locali a luci rosse, è la meta di giovani vittime provenienti dalla Cina, dal Vietnam, dal Laos, dalla Cambogia, dal Myanmar ed ora anche dal Bangladesh, dal Pakistan e dalla Corea del Nord: un vero e proprio crocevia di gente sfruttata dalla mano di ricchi carnefici locali e stranieri, che cercano nelle zone di confine l’anonimato, dove nessuno li conosce e dove possono restare, spesso, per sempre impuniti. La corruzione troppo facile e a buon prezzo di uomini delle forze dell’ordine, li aiuta a farla franca.

Pensare che da sole tali forze siano in grado di arginare la situazione è irrealistico: è necessario coscientizzare i giovani stessi dei rischi che corrono, soprattutto riguardo alle malattie, ai traumi psicologici e a quelli fisici. Ed è necessario informare le comunità locali di provenienza per indurle ad affrontare anche il livello morale della questione, portando la discussione sul valore della vita e dell’integrità umana a livello nazionale. Un compito necessario e urgente, dove la Chiesa può e sta facendo tanto.

 

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