Casino Royal

È il ventunesimo dei film girati, nel corso di 45 anni, sulle imprese dello 007 James Bond contro i cattivissimi della Terra. L’ambientazione è stata spostata dalla guerrafredda alla lotta contro il terrorismo dei nostri giorni. E per il ruolo del famoso britannico è stato scelto Daniel Craig, che ha un fisico tutto muscoli e atteggiamenti da duro. I produttori affermano che egli è adatto a rappresentare il migliore 007 pensabile per il XXI secolo. Un agente segreto che non fa più sfoggio delle tecnologie artificiose e dei modi snob, è meno ricco del british humor e finisce per essere spietato quanto i nemici. Oltre alla spregiudicatezza del carattere, si è puntato, anche, all’approfondimento di certe qualità più umane. Si scopre, così, che l’eroe nutre il desiderio di una vita normale e di legarsi all’amore di una donna. Vesper (Eva Green), la bella del film, è una figura diversa dalle ragazze delle pellicole precedenti, perché è una donna caparbia e intelligente, desiderosa di indagare sotto la scorza individualista del ruvido compagno. Alla fine di questo episodio, che, a quanto sembra, introduce ad una nuova serie incentrata su Cinema Craig, Bond, deluso e sconfitto dalla furbizia degli avidi nemici, entra completamente nel ruolo freddo e distaccato che gli è destinato, pronto a nuove interminabili lotte. Come ben si sa, siamo lontani dai thriller a sfondo sociale, capaci di denunciare situazioni politiche difficili. Il maggior realismo esibito da Casino Royale non riesce ad andare sotto la superficie e sostenere l’ingenuo assunto che un uomo da solo, per di più cinico, possa ottenere qualcosa di buono. Tuttavia, gli spettatori meno esigenti apprezzeranno il ritmo incalzante, la tensione del gioco d’azzardo e l’incanto delle località scelte, tra le più belle del mondo. Regia di Martin Campbell; con Daniel Craig, Eva Green, Giancarlo Giannini, Caterina Murino, Judi Dench.

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