Casini: I piani segreti per far venire Wojtyla in Parlamento

Il presidente del Senato, Marcello Pera, non era d’accordo. Le trattative furono condotte in segreto e non mancarono intoppi, risolti dal capo dello Stato Ciampi. La visita del papa fu fatta il 14 novembre. Una data da ricordare, insieme a quella del 20 novembre 1918, quando cento anni fa fu inaugurata l’attuale aula di Montecitorio.

Era il 14 novembre del 2002 quando Giovanni Paolo II mise piede a Montecitorio, nel corso di una storica visita al Parlamento italiano. Un avvenimento riuscito dopo elaborati accordi segreti, portati avanti dall’allora presidente della Camera dei deputati, Pierferdinando Casini.

Un percorso irto di ostacoli e non privo di possibili incidenti istituzionali, innanzitutto col Quirinale. È lo stesso Casini a ricordare la vicenda, contenuta anche in Oltretevere, il libro di Alessandro Acciavatti che ricostruisce i rapporti tra i pontefici e i presidenti della Repubblica italiana dal 1946 ad oggi. Un testo che contiene, tra gli altri, contenuti inediti di papa Francesco e di Benedetto XVI, presentato nei giorni scorsi a Roma nella splendida sede di Palazzo Borromeo, dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale, Gianni Letta, Antonio Zanardi Landi, ambasciatore del sovrano militare Ordine di Malta presso la Santa Sede, e dalla giornalista Rai Simona Sala.

Tornando alla visita di Wojtyla a Montecitorio, Casini spiega che già i presidenti Mancino e Violante avevano provato ad organizzarla. Ecco perché, l’attuale presidente dell’Unione interparlamentare decise di presentare la sua iniziativa come “una continuazione” di quelle dei colleghi. «Probabilmente, nel clima incandescente degli anni 2001-2006, caratterizzati da aspre polemiche della sinistra verso il governo Berlusconi, una modalità differente avrebbe causato ogni tipo di gelosie e difficilmente sarebbe andata in porto», commenta Casini.

«Poiché ho scoperto dalla lettura del libro di Acciavatti che Pera non è mai stato favorevole ad invitare Giovanni Paolo II in Parlamento, vi devo confessare che lo avevo sospettato». Proprio per questo motivo, ha rivelato Casini, «avevo accuratamente provveduto a far capire a Pera che non si sarebbe mai verificato l’evento». Una visita costruita «con la collaborazione di Gianni Letta, del cardinale Ruini, del nostro cappellano, monsignor Fisichella e del cardinale Re».

Una volta elaborato il progetto, bisognava rivolgere l’invito al papa. Nel corso di una visita in Vaticano, ricorda Casini, monsignor Stanislao Dziwisz, segretario particolare di Wojtyla, «mi disse: “Lei osi. Parli col papa, non si preoccupi”». Quando ci fu l’incontro con Giovanni Paolo II, l’allora presidente della Camera lo invitò in Parlamento. «Il papa mi disse: Sì! La sua risposta mi prese un po’ alla sprovvista. Gli chiesi: “Come, santità?”, e lui ribadi: “Vengo”».

Ciampi
Ciampi

Ricevuta la disponibilità del pontefice, Casini proseguì in segreto i preparativi, informando il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ma presto si presentò un intoppo. «Quando stavamo per dare l’annuncio pubblico, dal Quirinale venne un’obiezione da parte di un collaboratore del presidente della Repubblica», in quanto non c’era stata ancora la visita ufficiale del papa al Quirinale, che avrebbe dovuto avere la preminenza. Ma, prosegue Casini, «io avevo avvertito preventivamente Ciampi, chiedendogli di tenere per sé la notizia. L’intervento del collaboratore era stato in buona fede, in quanto non sapeva degli accordi intervenuti col presidente. Per cui chiamai Ciampi e gli dissi che la visita non si poteva più fare perché, spiegai, “il Quirinale si oppone”. Lui rispose: “Ma il Quirinale sono io!”. E gli risposi: “Appunto, c’è qualche problema”». Il presidente si arrabbiò tantissimo e personalmente telefonò a Dziwisz per dirgli che, assolutamente, non c’erano problemi. Ciampi – sottolinea Casini – colse immediatamente il valore simbolico di quella visita che, ricordo, ebbe l’unanimità di tutti i membri della Camera e del Senato».

Il 14 novembre, dunque, Giovanni Paolo II visitò il Parlamento, e nel suo discorso ricordò il profondo «legame esistente fra la Santa Sede e l’Italia», chiese al Paese di «incrementare la sua solidarietà e coesione interna», e sottolineò come «le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico esigono da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’opzione politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione del bene comune della Nazione». Vista la la «situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento», il papa chiese inoltre un «segno di clemenza» verso di loro, «mediante una riduzione della pena… che non mancherebbe di stimolarne l’impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società». Quattro anni dopo, il 29 luglio 2006, pur non senza polemiche, il Parlamento approvò l’indulto.

da-sinistra-giorgio-napolitano-il-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-il-presidente-della-camera-roberto-fico-e-il-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte-foto-ansaUn’altra data importante per il Parlamento e per il nostro Paese ricorre il 20 novembre. Cento anni fa, nel 1918, la Prima guerra mondiale era terminata da pochi giorni col suo strascico di morti e distruzioni, quando nella nuova aula di Montecitorio, realizzata dall’architetto Ernesto Basile, si svolse la prima seduta post bellica. E così ieri, il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte, ha sottolineato l’importanza della democrazia nel corso di una movimentata commemorazione. Mentre la cerimonia era ancora in corso, infatti, i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno lasciato l’aula per protestare contro le ricostruzioni fatte dagli storici Alessandro Barbero e Simona Colarizi.

L’aula di Montecitorio (che accoglie anche il Parlamento in seduta comune), ha affermato ieri Fico, «è il luogo in cui trova espressione la sovranità popolare, il luogo in cui attraverso il confronto si assumono decisioni destinate a incidere sulla vita della comunità. Il luogo dove costruire il futuro».

Queste celebrazioni, ha poi aggiunto il presidente della Camera al termine della cerimonia, «servono a non dimenticare… La democrazia non è scontata, non è scontata la pace, non è scontato il nostro sistema di valori, il nostro tenore di vita. Tutti insieme ogni giorno dobbiamo lottare per cercare di mantenere forte e salda la democrazia».

 

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