Carmen sotto le stelle

Capolavoro dal 1875, storia della zingara che seduce l’ingenuo don José tra le montagne andaluse. Ma ora la regista argentina Valentina Carrasco trasporta la vicenda al confine tra Messico e States

Miracolo. I gabbiani non stridono alle Terme di Caracalla a Roma nella notte serena in cui si dà Carmen, di Georges Bizet. Capolavoro dal 1875, storia della zingara che seduce l’ingenuo don José tra le montagne andaluse. Ma ora la regista argentina Valentina Carrasco trasporta la vicenda al confine tra Messico e States, i contrabbandieri trafficano con la droga, c’è un miscuglio di corruzione e confusione nell’andirivieni di una umanità attuale sul palco. L’ombra della morte è onnipresente, anche nella vitalità sfrenata di Carmen che balla, canta, seduce, lotta e si azzuffa. Belva ferina passionale, tutto istinto. La musica è languida, brillante, malinconica – le notti sui monti –, selvaggia e trionfatrice.

La frase del destino – un gruppo di 5 note già nel primo preludio – fa capire che amore e morte sono legati. Una regia disinvolta non affatica Carmen/Veronica Simeoni, né José/Roberto Aronica (che canta la Romanza del fiore a mezza voce, benissimo), né la lirica Micaela/Rosa Feola. Un cast di rispetto. La bacchetta esperta di Jesús López-Cobos dirige senza traumi una partitura coloratissima, facendo “sentire” la bellezza, ad esempio, dei pizzicati negli archi gravi, sonori nel cavo delle antiche rovine.

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