Caribe unidad

La comunità locale dei Focolari con Maria Voce. Il coraggio di scelte inculturate e vitali.
Maria Voce Emmaus

Nella geografia mentale di noi italiani i Caraibi si nutrono di stereotipi: vacanze in spiagge bianchissime; regimi dittatoriali e paradisi fiscali; turismo a sfondo sessuale; Colombo e il colonialismo… C’è del vero in queste idee, ma bisognerebbe inframmezzare a questi cliché qualche sprazzo di realtà. Prendiamo la Repubblica Dominicana, cioè un po’ più della metà dell’isola di Hispaniola, occupata ad Occidente da quell’entrata all’inferno che oggi è Haiti (vedi il reportage a pag. 46), un altro mondo, anche per gli stessi dominicani, per i quali quello sconosciuto Paese è solo serbatoio per la manodopera dedita ai lavori più duri, nell’edilizia, nei porti, nelle enormi piantagioni di banane, le più vaste al mondo con carattere “biologico”.

 

Di ricchezza qui ce n’è non poca, rispetto ad altre isole e ad altri Paesi caraibici, ma una ricchezza detenuta al 70 per cento dal 10 per cento della popolazione, mentre chi sfonda in basso la soglia di povertà è il 44 per cento. Il resto è costituito da una classe media che non riesce ancora ad esprimersi compiutamente, perché gli eredi del dittatore Trujillo, tanti “piccoli Trujillo”, stanno nei fatti ancora governando il Paese, con un mix di clientelismo, corruzione e violenze sotterranee. Ma ciò non impedisce certo al carattere naturalmente gioioso e ottimista del dominicano di emergere e di esprimersi. Un carattere che lo porta ad “inventare” soluzioni inattese per i problemi più gravi, a guardare alle cose, anche alle più difficili, con speranza. La speranza è in effetti la virtù dei dominicani.

 

È nella Repubblica Dominicana che Maria Voce e Giancarlo Faletti – presidente e co-presidente dei Focolari –, dopo le visite in Canada (cf. Città Nuova n° 7/2011) e Stati Uniti (n° 9/2011) hanno incontrato la comunità del movimento dei Paesi caraibici. 700 persone che hanno sin dal 1967 incontrato il carisma di Chiara Lubich, trovando in esso lo spirito giusto per i “loro” Caraibi: “assumere” la piccola storia dei Focolari nella Grande Storia dei Caraibi, quella della “indianità” originaria, della presunta “conquista” coloniale, della liberazione degli schiavi, delle distinzioni politiche.

 

La lettura che si fa di questa piccola-grande storia è sì basata sulla fraternità universale, ma anche sulla fraternità dominicana (e portoricana e haitiana e cubana…). Nel racconto i primi testimoni s’affiancano ai 140 giovani dominicani che incontrano Maria Voce in un testa a testa appassionante. E poi le esperienze della disoccupazione, della promozione umana, del dolore che irrompe improvviso in una vita. La presidente valorizza ogni sforzo, ogni generosità, ogni nuova responsabilità che ha ascoltato.

Al termine del suo lungo viaggio, Maria Voce trova delle parole di sintesi: «Qual è la risposta che noi possiamo dare alle sfide immense della società d’oggi? Ho costatato la potenza della presenza di Gesù in mezzo ai suoi, in ogni Paese e in ogni ambiente, grazie al reciproco amore che “attira” Gesù». E ciò è più forte di tutto: delle distanze, delle energie umane disponibili per il bene, delle ingiustizie, delle stesse difficoltà politiche. «I miracoli non li fa nessuno di noi, li fa Gesù», conclude. «Dobbiamo allargare il nostro cuore alla misure del suo cuore», conclude Giancarlo Faletti.

 

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Discrezione e profondità

 

Il card. Nicolas de Jesús Lopez Rodriguez, arcivescovo di Santo Domingo, in un’intervista con Città Nuova ricorda la «grande figura che fu Chiara Lubich, una donna che parlava con autorità, con una spiritualità convincente. I Focolari sono un’esperienza che considero una autentica benedizione di Dio, una grande avventura della Storia della Chiesa, caratterizzata da discrezione e profondità di pensiero e di vita».

 

Qual è la situazione sociale?

«Abbiamo una realtà molto difficile. Dividiamo l’isola di Hispaniola con Haiti, che ha subìto il dramma del sisma: siamo intervenuti subito e il nostro aiuto continua tuttora. Ma ci sono tanti problemi anche qui da noi; fortunatamente ci sono anche tanti uomini e donne impegnati a risolverli: nelle borgate i cattolici sono impegnati anche nell’educazione, nella sanità e in altri campi».

 

Ha un sogno per queste terre?

«Che tutti accogliamo Gesù Cristo, che gli apriamo il nostro cuore. È questa la nuova evangelizzazione. Se riuscissimo a portare nel nostro cuore il messaggio del Vangelo, penso che le cose andrebbero molto diversamente».

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