Cara mamma

“Cara mamma, sono Andrea, Giovanni, Annalisa, Letizia, Michele, Francesco…. Sono tuo figlio, mi son deciso finalmente! Tante volte ho pensato di scriverti una lettera d’amore, ora ho trovato il coraggio. Volevo dirti tutto ciò che non ho potuto rivelarti, dato che non sono nato, ma tu resti sempre la mia mamma”. È una delle pagine più struggenti del libro di Concita Occhipinti Fra i rami spezzati (ed. Moderna, Modica). Un misto di prosa e poesia sul tema dell’aborto scritto da una mamma che per un “incidente” ha perso un figlio che avrebbe voluto e che segnata da quel dolore provato invita altre donne a non soffocare la vita nascente. Immagina l’autrice quello che tanti bambini non nati potrebbero dire alle loro mamme. “Comincio col dirti che ti voglio bene – continua la lettera -, per quanto non abbia mai conosciuto questa parola da vicino, e ricordarti pure che quando hai preso quella decisione io non potevo spiegarti che sarei stato contrario, ma tu lo facesti comunque… Non è certo un rimprovero, desideravo solo dirti che ti amo malgrado non ci siamo conosciuti, e che anche se sono un piccolo feto, ho un cuore grande, tanto grande da non invidiare nessuno. Il mondo visto da quassù è meraviglioso, sicuramente anche quei bimbi che vedo giocare ogni giorno vicino a casa tua! Ce ne è uno poi che lo rivedo sempre nei miei sogni, mi piace da impazzire, è quello che ti chiama “mamma”, molto più fortunato di me. Ti abbiamo in comune solo che lui non è rimasto nascosto… pazienza, vorrà dire che rimarrò a gustarmi i suoi giochi da qui, sperando che un giorno gli parlerai di me. A proposito, perché non l’hai fatto? Forse ti vergogni un pochino? Mamma, fa uno strano effetto chiamarti così (…)”. Ma forse una poesia sintetizza più di tutte l’angoscia di un gesto che non ha via di ritorno. S’intitola “Quel che si perde”. Dice così: “Ho chiesto al mio cuore di fermarsi, di non pensare. Ho pregato la mente di lasciarmi in pace, di non torturarmi. Ho chiamato l’anima supplicandola di venirmi in aiuto, non ha avuto pietà ricordandomi cos’ho perduto!” Tutto questo senza dimenticare le sofferenze ed i drammi che vivono le mamme.

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