Cara Italia, ce la faremo?

La domanda del titolo è quella che si pongono tutti coloro che hanno la testa sulle spalle. Per fortuna non poca gente, si direbbe.
Giovani
La domanda del titolo è quella che si pongono tutti coloro che hanno la testa sulle spalle. Per fortuna non poca gente, si direbbe. Al momento in cui scriviamo il tentativo di Mario Monti di formare un nuovo governo non è ancora arrivato a buon fine. Abbiamo vissuto e viviamo ancora in questi giorni dei momenti talvolta surreali, in cui vediamo meschini interessi di parte diventare, nelle parole di chi li difende, degli imperativi categorici per l’intera umanità. Non tracciamo la lista di questi interessi di parte, che lasciamo redigere ai lettori: inutile sollecitare suscettibilità esasperate proprio su queste colonne che hanno la pretesa di lavorare per l’unità e non per la divisione.

 

Quanto abbiamo sotto gli occhi è una lampante dimostrazione che la crisi che attraversa l’Italia non è solo e non è tanto politica. La crisi che attraversiamo è innanzitutto umana: s’è cioè smarrito per strada il senso della persona umana. Raccogliamo oggi quanto è stato seminato negli ultimi decenni da una cultura della morte, che non ha rispettato la vita in tutte le sue sfaccettature, e da una cultura del denaro e del successo facile che non ha dato il giusto valore alla fatica della conquista, e anche della sconfitta, dimenticando spesso per strada i princìpi di giustizia.

 

Ce la faremo, quindi, a uscire dalla crisi finanziaria ed economica? Sì, il popolo italiano s’è risollevato altre volte da situazioni ben più gravi di quella attuale. Ma ce la faremo solo se sapremo rimediare a questi danni umani, etici. Come? Innanzitutto cavando fuori dalle riserve del popolo italiano un nuovo senso della persona umana, rispettando la vita dalla a alla zeta. Che vuol dire rispettare l’altro, ridare la speranza di un alloggio e di un lavoro, ai giovani in particolare, consentire alle famiglie di tirar su i figli senza troppi patemi d’animo, permettere di studiare sapendo che in qualche modo il futuro è dalla mia parte, evitare a tutti i costi privilegi intollerabili.

 

In secondo luogo dovremo rimboccarci le maniche sul serio: nulla ci è infatti dovuto e tutto va conquistato con la fatica, con il sudore della fronte e dell’anima. Sobrietà e dignità debbono diventare le nostre parole d’ordine. Non vanno così più rifiutati i lavori che consideriamo poco congeniali, dovremo cambiare auto e prenderne una meno potente e costosa, le vacanze dovremo limitarle. Soprattutto dovremo dar fondo a tutta la nostra creatività. Anche noi qui a Città Nuova vogliamo dare ulteriore spazio a tutto quanto va in questa direzione. Su questo numero, ad esempio, parliamo di legge elettorale da cambiare, con una proposta di Movimento politico per l’unità e Umanità Nuova (pp. 4-8). E daremo un nuovo spazio, chiamato appunto “Idee per l’Italia” (pp. 20-21), a quanto abbiamo cominciato a realizzare con LoppianoLab, un laboratorio per l’Italia, appunto. Ma non restiamo sui massimi sistemi: in tutta la rivista troverete testimonianze concrete, da chi svolge volontariato nelle carceri (p. 22) a chi prepara salse dagli scarti della cucina (p. 23), da chi resiste alle pressioni libidinose dei capi (p. 34) a chi fa della cultura una via di promozione umana (pp. 46-50).

Coraggio Italia, ce la faremo!

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