Caporalato e corruzione, casi in Basilicata, Calabria e Trentino

In tre distinte operazioni delle forze dell'ordine sono state scoperte organizzazioni dedite allo sfruttamento dei lavoratori, a pratiche corruttive e alla concessione di favori in cambio di posti di lavoro.
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Questa mattina la Guardia di Finanza di Cosenza ha arrestato 52 persone: tra queste 14 sono in carcere, le altre ai domiciliari. Il reato contestato è quello di “caporalato”. Dodici aziende sono state poste sotto sequestro: la maggior parte delle quali (12) si trova in Basilicata, le altre nel cosentino.

L’accusa, per tutti, è di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il “caporalato” è uno dei reati più odiosi: le persone coinvolte sono spesso ridotte in schiavitù, sfruttate senza alcun rispetto della loro dignità umana e dei diritti del lavoro. La legge sul caporalato è entrata in vigore quasi quattro anni fa, nell’ottobre 2016. Essa ha permesso, nel corso di questi anni, di contrastare diverse situazioni in cui imperava l’illecito.

La Calabria è stata coinvolta anche in altre operazioni delle forze dell’ordine. A Bolzano, dove operava un gruppo criminale collegato alle ‘ndrine di Platì e di altre zone della provincia di Reggio Calabria, 20 persone sono state arrestate. Le cosche calabresi fornivano con costanza dei quantitativi di droga nella zona di Bolzano, dove agiva una “locale” (la diramazione territoriale) della ‘ndrangheta, collegata alle cosche Italiano-Platania. Ogni mese arrivavano in Trentino Alto Adige almeno 4-5 chili di droga.

Sfiora i quartieri alti della politica, invece, l’operazione denominata “Helios”. Gli inquirenti hanno appurato alcuni fenomeni di infiltrazione mafiosa che coinvolgerebbero anche l’assessora regionale Domenica Catalfamo, esponente della giunta di centrodestra guidata dalla presidente Iole Santelli, eletta appena qualche mese fa. Catalfamo però è indagata per fatti accaduti qualche mese fa, prima del suo insediamento nel governo della Regione, quando era dirigente al Comune di Reggio Calabria.

Coinvolti nell’inchiesta anche diversi esponenti della giunta di centrosinistra di Reggio Calabria, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà (che non è indagato). Indagati invece l’ex consigliere regionale e provinciale Giovanni Nucera, il vicesindaco di Reggio Calabria Armando Neri, l’assessore comunale all’Ambiente Giovanni Muraca, i consiglieri comunali Antonino Castorina, Rocco Albanese, Filippo Quartuccio e l’ex sindaco di Taurianova Fabio Scionti.

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, coadiuvati dal Reparto operativo Carabinieri per la Tutela Ambientale di Roma, hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini. È stata disposta l’amministrazione giudiziaria per le società coinvolte, la Avr e la Ase, con sede a Roma ed il controllo giudiziario per la Hidro Geologic Line di Reggio.

Il leitmotiv è lo stesso: l’accusa riguarda presunti favori in cambio di assunzioni. Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali emerge un quadro di collusioni e di favori, di promozioni barattate e rivendicate. Un alto tasso di corruzione quello che attraversa la politica e l’amministrazione in Italia e che non risparmia nessuno: in questo caso sono coinvolte sia giunte di centrodestra che di centrosinistra.

La notizia della nuova inchiesta ha scosso gli ambienti della politica regionale. La Calabria è andata al voto qualche mese fa, premiando, con un consenso plebiscitario, la presidente Jole Santelli, esponente di Forza Italia. Ora si attende il voto nell’ex capoluogo Reggio Calabria.

La senatrice M5S Bianca Laura Granato, segretaria della commissione Istruzione pubblica e Beni culturali ha chiesto le dimissioni dell’assessora Domenica Catalfamo. «Catalfamo avrebbe già dovuto subito fare un passo indietro – spiega – per dedicarsi con serenità a confutare le ipotesi accusatorie a suo carico»

Helios è solo l’ultimo atto: i fatti di corruzione in Italia sono ormai tantissimi. Non sono più una piaga, una pustula virulenta: sembrano aver condizionato e infettato l’intero sistema Paese. Quasi la normalità. Una normalità che non può essere tale. Le piaghe emergono e con esse gli episodi di corruttela. Ma il «sistema paese» può trovare gli anticorpi per contrastarle?

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