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Italia > Politica

Capitale della cultura 2019?

di Franco Lombardo

- Fonte: Città Nuova


In piazza per discutere delle ultime vicende politiche e delle offese alla Kyenge. «Chi è intelligente non insulta mai nessuno». Lo sfaldamento del partito…

Bergamo

Si è candidata a Capitale Europea della Cultura per il 2019. La città è “semplicemente” splendida, nelle sue architetture. Gioielli d’arte che la fanno bella, sia nella parte bassa che nella parte alta. Due città sovrastanti che in realtà sono una sola. Piazza Vecchia, Piazza Duomo, Porta San Giacomo, la principale delle quattro porte che danno accesso a Bergem de hura.

E’ sabato pomeriggio e si passeggia volentieri, mischiati tra turisti e bergamaschi puro sangue. Gli uni ad apprezzare gli angoli della città e curiosare tra le vetrine con i saldi. Gli altri indaffarati a fare spese nei supermercati alimentari. Nei bar si cerca l’aperitivo fresco, il caffè scekerato, il gelato alla frutta.

Proviamo a fermare i passanti, quelli che ci paiono del posto, e domandare cosa pensano dell’uscita infelice fatta da quel dentista di qui, parlamentare che ha un ruolo importanteal Senato, contro ilministro per l'integrazione. Fraseche ha scatenato reazioni in tutto il mondo. «Sono di Bergam come lui, mi vergogno di essere di questa città – dice Anna, universitaria ventiduenne, così come la sua amica Alessandra -: che figura, che bassezza culturale. E proprio da questa città che si è candidata ad essere capitale della cultura. Questi sono i nostri uomini di stato. C’è solo da vergognarci e basta!»

Ma qui il partito che insulta la bellezza delle razze, che è contro le diversità, che si chiude alla ricchezza dei popoli per difendere la propria, aveva il suo feudo. I consensi fioccavano, erano tutti leghisti, preti e suore comprese. «Grazie a Dio il partito è allo sfaldamento – dice Remo che di mestiere fa l’idraulico -. Tutti i loro stupidi slogan si sono sgonfiati appena sono andati al potere. Ha visto che gente, rimborsi elettorali, tangenti. Spese pazze rubando allo stato. Ecco chi sono i leghisti».

A Bergamo alta non si trova di meglio. Al tabaccaio c’è la coda per i gratta e vinci e le sigarette. «Anche lei, la stessa domanda! Ci lasci stare: ci vergognamo per le uscite di quell’uomo. Sapesse le stupidaggini che dice, è un modo per farsi notare. E far passare per deficienti noi bergamaschi. Ma sappia, non siamo così. Noi una educazione l’abbiamo ricevuta, e siamo fieri di non essere di quella sua razza».

«Guardi, chi è intelligente non insulta mai nessuno».Un altro: «La raffinata cultura di alcuni nostri politici spazia in innumerevoli campi». Giuseppe, impiegato, spiega così: «Sa passare con indifferenza dall’alta finanza alla “sistemazione” della magistratura, alla zoologia. Quest’ultima va di moda negli ultimi giorni, nei quali al fine di uniformarsi al periodo dei saldi, hanno messo in saldo il buon senso con auto sconto del 99,9 per cento».

La frase offensiva nei confronti del ministroCecile Kyengeè «assolutamente scioccante». La condanna arriva anche da Ginevra, daRupert Colvilleportavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani.Inoltre il vicepresidente leghista del Senato è indagato proprio qui, nella sua città, per diffamazione, con l’aggravante della discriminazione razziale. La notizia è confermata dal procuratore bergamasco Francesco Dettori, che ha deciso di procedere sulla base dell’esposto presentato dal Codacons ai tribunali di Roma e di Bergamo, poi integrato dal materiale documentario raccolto in questi giorni.

Il Codacons infatti aveva chiesto di «accertare se nelle dichiarazioni nei confronti del ministro Kyenge»fossero «ravvisabili lesioni dell’ordine pubblico e della dignità umana». E, ancora, «responsabilità e fattispecie penalmente rilevanti quali istigazione all’odio razziale ed ingiuria a un organo costituzionale». Parole che secondo gli inquirenti non solo sarebbero diffamanti nei confronti del ministro, ma rientrerebbero nei casi previsti dall’aggravante della discriminazione etnica e razziale. Reato questo, per cui è possibile procedere d'ufficio.

«Lo scriva – mi ammonisce un parroco in città -: a vergognarsi per quelle frasi è l’intera città di Bergamo, noi non siamo volgari, ignoranti, né tanto meno stupidi. Siamo fieri della nostra dignità, della nostra storia. Sappiamo che l’incontro con altre culture e altre civiltà significa ricchezza, benessere, apertura culturale. Ben vengano da ogni parte del mondo a scipparci questi modi razziali e gretti che ancora qualcuno difende in nome di grandi valori. Questi non sono valori, sono meschinità e chiusura di menti malate e già defunte».

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