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Cultura > Arte e Spettacolo

Cantica II

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Emiliano Pellissari propone, attraverso la danza, un viaggio fantastico nella Divina Commedia

cantica

Un medioevo fantastico, rappresentato attraverso immagini allegoriche di grande suggestione. ConCantica II – Divina Commedia, Emiliano Pellissari firma il secondo episodio tratto dalla trilogia sulla Commedia dantesca. «Se nell’Inferno i corpi creavano l’architettura dello spazio ultraterreno – racconta il poliedrico artista – i protagonisti della Seconda Cantica sono costumi, tessuti e oggetti. I performer agiscono nello spazio per mezzo di attrezzi di scena costruendo uno spazio barocco fatto di macchinerie e costumi, scale di Esher appaiono dal soffitto, palloni galleggiano nell’aria, creando un mondo sofisticato e elegante, atmosfere immaginifiche. La Seconda Cantica rappresenta un passo evolutivo dell’ascesa spirituale dell’uomo religioso medievale che è accompagnato nel suo percorso dalla musica e dalle voci dei cori. L’uso del repertorio classico offre una carrellata straordinaria delle arie e dei brani più celebri: dal Flauto magico di Mozart al Gymnopédie n. 1 di Satie, dalla Sagra della Primavera di Stravinskij alla Passione secondo Matteo di Bach».

 

Questa volta, dunque, Pellisari fa muovere sul palcoscenico, intravedendoli, corpi tra le maglie di grandi stoffe semitrasparenti, che si librano nell’aria magicamente creando l’architettura di uno spazio ultraterrestre, quello del Purgatorio. Lo stile di Pellisari prende vita da profondi studi sul teatro ellenistico e sul teatro fantastico rinascimentale così come da approfondite ricerche riguardanti le invenzioni scenotecniche del Seicento.

 

Doppiamente figlio d’arte – il padre naturale fece parte del Gruppo ’63, quello adottivo era intellettuale e giornalista – Emiliano, dopo aver interrotto gli studi in filosofia, ha svolto mille mestieri. La sua carriera artistica è estremamente eclettica: è stato autore teatrale, scrittore (Dalla coppola al colbacco, Castelvecchi, 1998), ha fatto esperienza nel cinema come organizzatore, regista e sceneggiatore, è stato organizzatore teatrale e produttore esecutivo di eventi dal vivo, scenografo, costumista, illusionista, regista teatrale, coreografo sui generis e, infine, produttore di se stesso. I suoi spettacoli prendono vita nel suo studio, uno spazio teatrale/atelier dove vengono sviluppate le macchine teatrali e, di concerto, le tecniche coreografiche, e nascono dagli studi sulle macchinerie sceniche antiche e le ricerche tecnologiche dei giorni nostri. Nei suoi lavori, il rapporto uomo-macchina trasforma lo spazio sensoriale, imponendo nuove tecniche coreografiche, sviluppate negli anni e che rappresentano, oggi, il segno distintivo artistico della Compagnia.

 

Al teatro Olimpico di Roma, Accademia Filarmonica Romana, per il Festival Internazionale della danza. Fino al 10 aprile.

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