Cantare al femminile

Cristina Donà parla della sua ultima raccolta “Tregua 1997 – Stelle Buone 2017”, alcuni suoi successi riarrangiati da giovani emergenti

Per festeggiare i suoi 20 anni di carriera e i 50 di vita, la cantautrice lombarda Cristina Donà è tornata sui mercati con una raccolta che ripercorre, in compagnia di alcuni giovanissimi colleghi emergenti, alcuni dei suoi primi successi, rivisitati per l’occasione. Questo Tregua 1997 – Stelle Buone 2017 suggella di fatto una carriera in costante ascesa e uno stile personale che l’ha resa un punto di riferimento ormai imprescindibile del fronte cantautorale femminile nostrano. È una a cui piace uscire dagli schemi, Cristina: «Sì, mi piaceva l’idea di festeggiare senza autocelebrarmi, così è nato questo progetto: affidare le mie prime canzoni ad alcuni artisti quasi sconosciuti. Loro le hanno riarrangiate, ognuno secondo il suo stile e la sua personalità; io mi sono limitata a reinterpretarle. Ne è venuto fuori un album completamente nuovo, molto vario stilisticamente, e sorprendente – in senso positivo – anche per me».

Del resto alla Donà le collaborazioni sono sempre piaciute. Nel corso della sua carriera – sempre portata avanti coi suoi tempi e tenendosi ben lontana dalle isterie del music- business –, ai dischi e ai tour di routine ha alternato spettacoli teatrali, tournée all’estero e collaborazioni autorali di grande livello con artisti del calibro dei La Crus, Afterhours, Stefano Bollani, Irene Grandi, Pacifico, Arisa. «In questo caso mi è piaciuto dare un po’ di visibilità a dei giovani meritevoli di uscire dalle nicchie. Ma alla fine mi sono resa conto che questo scambio artistico mi ha dato molto più di quel che m’immaginavo: ho imparato molto, anche perché ho avuto l’opportunità di confrontarmi con mondi creativi molto diversi dal mio, poiché ho scelto i vari artisti più che per affinità elettive, per un sentire empatico, a prescindere da quanto lontani fossero dal mio stile. Adesso mi piacerebbe far aprire ogni data del mio prossimo tour da uno di loro».

Diplomata in scenografia all’Accademia di Brera, cresciuta ascoltando i Beatles e Springsteen, Joni Mitchell e Battisti, Cristina maturò ben presto uno stile essenziale, fino a sfiorare il minimalismo; un intrigante mix di pop d’autore e rock addolcito dalle vibrazioni delle chitarre acustiche, a sorreggere testi antiretorici e tracimanti di guizzi poetici. I critici la coccolarono fin dal debutto, la produzione di Manuel Agnelli aggiunse credibilità e autorevolezza a Tregua, che le valse la Targa Tenco come miglior debutto dell’anno; e da quel ’97 Cristina non si fermò più, pur prendendosi tempo tra un disco e l’altro. Arrivarono così Nido (pubblicato due anni dopo, con Robert Wyatt e Morgan tra gli ospiti), Dove sei tu (2003, uscito anche in versione inglese aprendole le porte dei mercati inglesi ed europei); nel 2007 fu il turno de La quinta stagione, nel 2011 di Torno a casa a piedi, e tre anni dopo, ecco Così vicini.

L’infinità di premi in bacheca non l’hanno certo convinta a cullarsi sugli allori: «Bauman diceva che per avere un buon presente bisogna saper collegare il passato al futuro: credo che il senso di questo progetto sia proprio questo. Ma adesso ho una gran voglia di tornare a mostrare quel che sono oggi attraverso le mie canzoni: dopo il tour comincerò a lavorare a un nuovo album di inediti che spero di far uscire entro la fine del prossimo anno».

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