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Mondo > Esteri

Cambogia e Myanmar: esistono ancora gli “scam center”?

di George Ritinsky

- Fonte: Città Nuova

“Scam center”, centri della truffa. In 10 anni erano addirittura sorte delle “scam city”, città della truffa, dove migliaia di immigrati vivevano in condizioni di semi-schiavitù, sfruttate per compiere online frodi internazionali. Sembrava che i grossi centri sorti in Myanmar e al confine fra Thailandia e Cambogia fossero stati chiusi: in realtà stanno rapidamente migrando in campagne e foreste di paesi vicini

Attrezzature visibili presso un centro chiuso nella provincia di Kandal, in Cambogia, il 22 settembre 2026, in seguito a un blitz delle autorità locali volto a smantellare presunte attività illecite di truffe online e frodi informatiche. L’operazione giunge alla vigilia della Conferenza internazionale sulla lotta alle truffe online (ICCOS-2026), ospitata in Cambogia dal 23 al 24 settembre, mentre i governi della regione inaspriscono le misure contro le reti di criminalità informatica transnazionale. EPA/KITH SEREY

Come una peste bubbonica, che si estende, prolifera e non riesci a fermarla, così i grandi centri per investimenti-truffa telefonici e online si erano sviluppati in questi ultimi 10 anni, fino a creare delle vere cittadelle del male, in molte parti del Sud est asiatico, con Myanmar e Cambogia come maggiori protagonisti. Un settore del crimine collegato anche a gravi violazioni dei diritti umani e alla tratta di esseri umani: un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nell’agosto 2023 stimava che circa 100 mila persone lavorassero all’interno di scam center situati in Cambogia: la realtà si è poi rivelata almeno 5 volte più estesa!

Sebbene le autorità cambogiane e birmane abbiano sempre respinto queste accuse, sono state sottoposte a crescenti pressioni internazionali fino a mettere in luce la collusione di alte autorità statali con i professionisti delle truffe online (mentre i poveri cambogiani erano ancora una volta vittime del potere corrotto del loro Paese). Nel giugno 2025, Amnesty International ha pubblicato un’indagine che ha individuato 53 complessi industriali operanti in 16 città della Cambogia dedicati alle truffe. Il rapporto ha documentato inoltre anche abusi orribili, quali la tratta di esseri umani, la tortura sistematica dei lavoratori, il lavoro forzato e minorile, la detenzione illegale e la schiavitù moderna che si verificavano all’interno dei complessi, con pratiche che arrivavano fino alla mutilazione e alla morte.

Nell’ottobre 2025, Washington e Londra, stanche delle frodi che infestavano anche i loro cittadini, hanno imposto pesanti sanzioni congiunte a Chen Zhi (un giovane mafioso cinese che si era comprato la nazionalità cambogiana), presidente del cambogiano Prince Group, insieme a 146 soggetti a lui collegati, accusando la rete di Chen Zhi di gestire operazioni transnazionali di frode informatica che hanno sottratto miliardi di dollari alle vittime in tutto il mondo. Tre mesi dopo l’accusa, Chen Zhi, ex consigliere personale del presidente del Senato cambogiano Hun Sen (ex khmer rosso e da 40 anni al potere) e di suo figlio, il primo ministro Hun Manet, è stato arrestato e rapidamente estradato in Cina. Era il 6 gennaio 2026. Sotto la crescente pressione del governo cinese, il governo cambogiano ha allora lanciato la più severa operazione di repressione mai vista contro il settore delle truffe online, effettuando retate contro le operazioni fraudolente in tutto il Paese, mentre i dipendenti fuggivano in massa dai complessi chiusi.

Chhay Sinarith, capo del Segretariato della Commissione per la lotta alle truffe online (Ccos), afferma che tra gennaio e l’inizio di febbraio 2026 sono stati espulsi dal Paese 110.095 stranieri di sei nazionalità diverse. Secondo il governo cambogiano, la campagna ha inoltre indotto 210 mila stranieri a lasciare volontariamente la Cambogia. Il governo sostiene anche di aver chiuso quasi 200 complessi dedicati alle truffe e di aver arrestato e condannato un totale di 172 capi e complici a partire da giugno scorso. Un numero molto basso rispetto alle dimensioni del fenomeno!

La Global Anti-Scam Alliance (Gasa) ha stimato che solo nel 2024 il fatturato del settore ha superato i mille miliardi di dollari a livello globale. Nello stesso anno, secondo il governo statunitense, i soli americani hanno perso oltre 10 miliardi di dollari a causa di truffe provenienti dal Sud-est asiatico. Analogamente, secondo lo United States Institute of Peace (Usip), le truffe informatiche in Cambogia hanno prodotto oltre 12,5 miliardi di dollari all’anno, pari a circa la metà del Pil ufficiale del Paese. In una recente intervista con l’agenzia Afp, Hun Manet ha respinto le accuse secondo cui la Cambogia dipenderebbe da questo settore.

Sta di fatto che secondo il Global Organized Crime Index 2025, la Cambogia si colloca al 17° posto su 193 Paesi per quanto riguarda la criminalità organizzata, seconda solo al Myanmar nel Sud-est asiatico.

In questi ultimi mesi del 2026, c’è stato un fuggi fuggi generale dalla Cambogia, con molti arresti in Thailandia sull’autostrada meridionale, via di fuga dei truffatori verso la Malaysia. Infatti, Malaysia e Sri Lanka stanno emergendo come le prossime destinazioni di trasferimento per i lavoratori coinvolti nelle truffe degli scam center, che vengono trasferiti da Cambogia e Myanmar.

Le forze dell’ordine in Thailandia stanno contrastando con successo gli scam center situati nel Paese, o almeno questa è l’impressione che si ricava dal numero di arresti e dalla quantità di beni confiscati che appaiono ogni giorno sui giornali.

In Thailandia dobbiamo stare comunque tutti molto attenti, porre molta attenzione quando rispondiamo alle chiamate oppure alle email: la truffa può sempre essere in agguato. E bisogna aiutare le persone più fragili, soprattutto anziani, a non cadere nel tranello. Dobbiamo aiutarci e aiutare a vivere in modo più semplice, non andando dietro a impossibili promesse di investimento e facili guadagni: il gatto e la volpe, caro Pinocchio, sono anche oggi in agguato!

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