Cabaret metafisico

Affascinato da tempo dalla contaminazione fra teatro e arte circense, Giorgio Barberio Corsetti immette ora la forma del cabaret nel suo percorso creativo che, di volta in volta, ingloba generi e linguaggi diversi. Ne nasce uno spettacolo, Cabaret Metafisico, ricco di idee (anche troppe), di comicità immediata e malinconia leggera, che coinvolge gli spettatori. Mescolati fra questi, i componenti della compagnia Fattore K, già entrando, servono da bere, si fingono uscieri e buttafuori, girano un reality-show dalla sala, proiettato in diretta su grande schermo, improvvisano giochi e acrobazie buttandosi dalla balconata, o lanciandosi con una corda sul palco. Si spazia dalla sceneggiata all’intrattenimento colto come nella migliore tradizione espressionista – lo stesso Corsetti sbuca dall’ibernazione di un frigorifero declamando versi -, fino alla satira popolare, strizzando l’occhio a Petrolini. Non mancano i classici numeri di illusionismo – la ragazza tagliata in due – , le canzoni con due musicisti dal vivo, i monologhi stralunati e i duetti (falsamente) improvvisati come quello della ragazza timida presa dal pubblico e beffeggiata per la sua statura, quale si trasforma, con movenze da consumata cantante, in una copia di Mina cantando in playback. In ultimo, due personaggi poetici, da quadro di Magritte, simili ad angeli con ali, salgono su una scala. Uno di loro vorrebbe spiccare il volo (ma solo nel video) per elevarsi dalle bassezze del mondo, dalla volgarità e dalla pesantezza che lo ammorba. Tutto lo spettacolo (con qualche caduta di gusto) ruota attorno a Filippo Timi, trasformista e mattatore dalle mille capacità di caratterista, dalla travolgente comicità: sia che alluda all’imbonitore televisivo, sia che diventi straziato narratore di storie intime.

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